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Come fare tesoro del passato. Intervista ad Elisa Trodella

Arte, Cultura & Società

A cura di Mariangela Cutrone

Ci sono incontri che sono dettati dal Destino e che spesso ci fanno rivivere il passato al quale non si può assolutamente sfuggire perché altrimenti continua a rincorrerci nel presente. Ce lo conferma la scrittrice Elisa Trodella con il suo nuovo romanzo “Non baciare sua maestà il ranocchio”, Newton Compton Editori.

La protagonista di questa storia che contribuirà a farvi ricredere sul potere dell’amore è Madeleine, una giovane trentenne che dopo aver ricevuto una grande delusione d’amore non si fida più degli uomini e dell’amore. È una donna cinica che si diverte a “lasciare in bianco” gli uomini che incontra, animata dalla sete di vendetta nei confronti del genere maschile al quale vuole infliggere una punizione.

Improvvisamente però nella sua vita fa capolino una simpatica vecchietta di nome Mary con la quale si ritrova a stipulare un accordo abbastanza singolare, ossia quello di far innamorare suo nipote e poi lasciarlo così come fa con le sue “vittime”. Ma questo fantomatico nipote non è una persona qualunque ma Philip Shell, un cardiologo di successo che le ha salvato la vita durante una rapita in metro e nei confronti del quale Madeleine prova curiosità e interesse.

Tra sorprese, colpi di scena e tante risate il lettore sarà catapultato in una commedia romantica che non si può fare a meno di apprezzare. A renderla ancora più entusiasmante è il senso dell’humour genuino ed esilarante che contraddistingue lo stile narrativo di Elisa Trodella. “Non baciare sua maestà il ranocchio” diverte e scalda il cuore di chi è cinico e disilluso nei confronti delle storie d’amore cariche di emozioni pure. È un invito a riacquisire fiducia nei propri e altrui sentimenti non lasciandosi influenzare troppo dal passato cercando di non smettere mai di rimettersi in gioco.

Del personaggio divertente di Madeleine e del ruolo del destino nelle relazioni sentimentali conversiamo piacevolmente con Elisa Trodella in questa intervista.

Com’è nata l’idea di creare il personaggio di Madeleine che “lascia in bianco” le sue “vittime”?Ero alla ricerca di una protagonista in cui tutte le donne potessero immedesimarsi e, a tal proposito, quale donna non ha subito la delusione/umiliazione di non essere richiamata dopo la prima (seconda? terza?) notte d’amore? Poche. Forse nessuna. E Madeleine, donna forte e volitiva, dopo l’ennesima delusione, ha deciso di ripagare con la stessa moneta quelli che lei chiama “manipolatori sentimentali”, scaricandoli sul più bello con una delle frasi più gettonate dal cosiddetto genere maschile: «Ti chiamo io uno di questi giorni!», per poi sparire e non richiamarli “Mai più!”.

L’incontro tra Madeleine e Philip è combinato dal destino. Tu credi che ci siano persone predestinate?

Assolutamente sì, credo nel destino e nei segnali che invia. La parte difficile, però, spetta sempre a noi. È quella di attestarne l’esistenza e decifrarne il senso. Solo una volta che Madeleine e Philip prenderanno in mano le redini della propria vita, inizieranno a condurre il gioco, riconoscendo il fato come loro complice e alleato.

Per via dell’accordo stipulato con Mary, ad un certo punto della storia, Madeleine si ritrova a dover fingere. Ti è mai capitato di dover recitare nella realtà un ruolo che non ti appartiene?

Talvolta ho mentito nel mostrarmi piccola e insicura per dare agli altri la possibilità di sentirsi più grandi e importanti di me. Talvolta, al contrario, mi sono mostrata più forte e arrogante di quello che sono per non sentirmi da meno in situazioni difficili. Ma quello che dovrà fare Madeleine… è di gran lunga più impegnativo e complicato. E anche un po’ folle, in verità!

Il passato ha contribuito a rendere sia Madeleine che Philip delle persone ciniche nei confronti dell’amore. Che ruolo ha il passato nella vita sentimentale di una persona secondo te?

Il passato è il terreno su cui poggiamo i nostri piedi e, se non ce ne liberiamo, a volte rischiamo di camminare nello stesso punto senza procedere mai di un passo, come fossimo in palestra sopra un personalissimo Tapis Roulant. L’ideale, secondo me, sarebbe vivere il presente facendo tesoro del passato, con uno sguardo rivolto al futuro.

I tuoi romanzi parlano di amore romantico. Per te cos’è l’amore?

Per me l’amore è volersi bene. Intendo dire davvero bene. Il resto è innamoramento, con tutti i pro e i contro del caso. È difficile raggiungerlo, ma una volta trovato lo si riconosce subito. E a quel punto è per sempre.   

Ciò che colpisce della tua scrittura è il tuo senso dell’humour. Quanto è importante l’ironia nella quotidianità?

L’ironia e il senso dell’humour a mio parere sono tutto nella vita. Nella mia famiglia siamo tutti molto allegri, per nulla permalosi e intelligenti quanto basta da saper ironizzare anche e soprattutto su noi stessi. Io poi… supero ogni limite.  A volte, davanti a un complimento, anziché dire “grazie”, inizio a screditarmi inventando storie assurde pur di strappare una risata. Sono fatta così e credo che non cambierò mai!

Quanto è cresciuta artisticamente Elisa Trodella da “Bel casino l’amore a “Non baciare sua maestà il ranocchio”?

In realtà la mia vera crescita artistica inizia da Scusa ma ti amo troppo, il mio primo romanzo. Nel corso del tempo ho affinato la scrittura, affrontato tanti tipi di amore – perché ne esistono tanti e sono tutti importanti e degni della giusta attenzione, secondo me – e compreso meglio cosa ama “vivere” il lettore. Tifo molto per la gavetta che sto facendo, la riconosco e credo sia fondamentale in qualsiasi lavoro, nel mio soprattutto. Spero di crescere sempre e ancora, nutrendomi dei successi e anche degli errori.

A chi consigli la lettura del tuo romanzo?

Lo consiglio agli amanti dell’amore, a chi sogna ancora a occhi aperti, a chi ha voglia di ridere in un momento così difficile, a chi sa leggere tra le righe e non si ferma all’apparenza. Ma sarebbe troppo facile così. E allora lo consiglio a chi non ha il dono della fantasia ma vorrebbe imparare a inventare il racconto della sua vita, a chi è infelice per fargli capire che si prova la felicità anche solo nel rincorrerla, a chi non ha senso dell’umorismo perché sarebbe un successo riuscire a renderlo spiritoso, a chi ride troppo sempre e di tutto, affinché versi qualche lacrima di commozione, a chi non crede nell’Amore affinché possa ricredersi.

 


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