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Come il Covid-19 ha cambiato anche la scienza

Scienza&Tecnologia

Da oltre un anno il Covid-19 ha stravolto le abitudini di milioni di persone in tutto il mondo, ma ha contribuito a modificare anche la scienza.

di Claudio Gentile

Quali conseguenze ha provocato il Covid-19 sulla scienza? Sono sempre più numerosi gli studi che vengono pubblicati sulle riviste scientifiche ed i convegni dedicati a questo tema. Se è vero che la pandemia in corso ha modificato la vita di miliardi di esseri umani in tutto il mondo, anche la scienza, o meglio gli scienziati, ne ha subito le conseguenze ed ha dovuto fare i conti con questa nuova malattia.

Era il gennaio del 2020 e dalla Cina giungeva la notizia di un nuovo agente virale che si stava diffondendo causando decine di vittime. Il virus si è poi velocemente diffuso in tutto mondo e da allora, tra lockdown e divieti, milioni di persone hanno stravolto le proprie abitudini: distanziamento fisico, niente più viaggi, cinema e teatri, didattica a distanza, smart working, diffusione del cibo da asporto, riunioni e conferenze online. Insieme al resto della popolazione anche gli scienziati hanno dovuto cambiare non solo le loro vite come il resto della popolazione, ma anche i loro programmi di studio e di ricerca. In tutto il mondo migliaia di scienziati hanno infatti abbandonato le loro ricerche e hanno iniziato a studiare il Sars-Cov2, questo nuovo coronavirus a RNA così chiamato per la sua particolare forma, che si trasmette con le goccioline del respiro e colpisce soprattutto le vie respiratorie. Se gli studi e le sperimentazioni sulle cure vanno più a rilento, lo sforzo degli scienziati ha già prodotto in meno di un anno test diagnostici dedicati e quattro vaccini autorizzati dalle autorità regolatorie europee e statunitensi e diversi altri in arrivo.  Ciò è stato possibile grazie ad una serie concomitante di fattori che hanno velocizzato le ricerche: l’alto numero di ricercatori e laboratori in tutto il mondo dedicato a questi studi, gli ingenti finanziamenti da parte dei vari governi, la diffusione del virus ad ogni latitudine e l’altissimo numero di volontari che hanno aderito alle sperimentazioni, la semplificazione burocratica, i pregressi studi sulla SARS e sulle tecniche di vaccinazione con l’RNA messaggero e con gli adenovirus.

I nuovi vaccini contro il Covid sono la conseguenza più evidente di questa pandemia sulla scienza, ma ve ne sono molte altre più nascoste. La prima delle quali è l’aver “sdoganato” definitivamente la tecnica dell’RNA messaggero, che sembra ben promettere anche per altre malattie virali ed è più facile da calibrare in caso di varianti e mutazioni.

Non solo, ma le conseguenze a lungo termine del Covid, quali la stanchezza, l’assenza di gusto e olfatto ed altri più specifici sui diversi organi, così come sulle modalità di trasmissione, hanno aperto la strada ad una serie di studi, che saranno utilizzati anche per altre patologie, finora a lungo trascurate dalla medicina perché più rare o con pochi finanziamenti dedicati. Inoltre si sono moltiplicate le ricerche sulla risposta del sistema immunitario e di come i virus attaccano i vari organi, nonché quelli sugli effetti dei vaccini sulla coagulazione del sangue. Queste ed altre ricerche hanno permesso di sviluppare approcci multidisciplinari finora mai visti. Inoltre, per velocizzare la diffusione delle ricerche è stata semplificata la procedura di pubblicazione sulle riviste scientifiche, permettendo la lettura a tutti degli studi in modalità pre-print, prima riservati ai soli “revisori”.

Se questo è il lato buono della medaglia, quello negativo è il blocco di numerose ricerche in corso su tante altre malattie, causato dalla “distrazione” dei fondi, dei laboratori e dei ricercatori sul Covid. L’immediata ripercussione è l’allontanamento delle cure per numerose patologie. C’è di più: mentre tante ricerche sono state semplicemente sospese e riprenderanno appena possibile, altre devono ricominciare da zero perché ci saranno veri e propri “buchi” sui dati e sulle osservazioni che sono irrecuperabili.  

Contraccolpi non si sono avuti solo sulle ricerche strettamente mediche, ma anche per gli studi di altre discipline. Si pensi solo alle ricerche in campo storico che sono state a lungo bloccate per la chiusura di archivi e biblioteche.

Un aspetto evidenziato da alcuni scienziati è inoltre che in questo periodo pandemico sono state finanziate e pubblicate anche ricerche poco rigorose e con risultati discutibili, che hanno confuso cittadini e governi.

Nessuna malattia è stata mai studiata in modo così approfondito, da così tanti cervelli contemporaneamente ed in così breve tempo come il Covid. Questi studi permetteranno di sconfiggere prima o poi questa malattia, ma anche di approfondire il comportamento di altri agenti patogeni e le loro conseguenze. Una conseguenza non meno importante, però, sono le discussioni che gli scienziati riserveranno sui tanti limiti che la pandemia in corso ha fatto emergere (incentivi sbagliati, eccessi burocratici, disuguaglianze e pregiudizi) e sulle soluzioni che dovranno essere prese. E ciò servirà per tutti i tipi di ricerche.


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