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Condannata in Appello l’insegnante di Prato che ebbe un figlio da un allievo minorenne

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Assolto, invece, il marito della donna che era stato condannato in primo grado a un anno e otto mesi per aver riconosciuto come suo il figlio nato dalla relazione

© Aleandro Biagianti / AGF
– Insegnate di Prato

AGI – È stata ribadita dalla corte d’appello di Firenze la condanna nei confronti della donna di Prato, oggi trentacinquenne, che ebbe un figlio dalla relazione con un ragazzo a cui impartiva ripetizioni di inglese.

Sei anni cinque mesi, e quindici giorni la condanna, quindici giorni in meno del primo grado di giudizio.

La relazione, secondo l’accusa, era iniziata quando il giovane non aveva ancora compiuto 14 anni ed era culminata, mesi dopo, nell’estate 2018, nella gravidanza.

La procura generale aveva chiesto la condanna a complessivi sei anni e nove mesi includendo anche per un capo d’imputazione, sempre per violenza sensuale per il quale, in primo grado, la trentacinquenne era stata assolta.

L’indagine nacque da una denuncia dei genitori del ragazzo che appresero, dopo che egli si era sfogato con un allenatore, dell’esistenza della relazione tra il figlio e l’insegnante.

La prova del DNA ha attribuito all’adolescente la paternità del figlio avuto dalla donna che dopo l’esplosione dell’indagine venne posta anche agli arresti domiciliari.

Il marito della donna di Prato è stato, invece, assolto.

In primo grado era stato condannato a un anno e otto mesi perché accusato di alterazione di stato, ossia di aver riconosciuto come suo il figlio nato nella relazione benché consapevole, sempre secondo l’accusa, che non lo fosse.

Marito e moglie erano presenti in aula. I loro difensori, Mattia Alfano e Massimo Nistri, avevano chiesto l’assoluzione di entrambi.

L’indagine è nata da una denuncia dei genitori del ragazzo che appresero, dopo che egli si era sfogato con un allenatore, dell’esistenza della relazione tra il figlio e l’insegnante.

La prova del DNA ha attribuito all’adolescente la paternità del figlio avuto dalla donna che dopo l’esplosione dell’indagine venne posta anche agli arresti domiciliari.

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