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Consumi saliti del 5,1% nel 2021, ma sono andati ko hotel e ristoranti

Economia e Finanza

Consumi saliti del 5,1% nel 2021, ma sono andati ko hotel e ristoranti

Il Centro studi di Confcommercio stima nel 2023 il ritorno ai livelli pre-pandemia. Ma turismo, cultura e tempo libero restano fuori dalla ripresa

di Giorgia Ariosto

Consumi saliti del 5,1% nel 2021, ma sono andati ko hotel e ristoranti

Carlo Sangalli Confcommercio (imago)

AGI – Il 2021 chiuderà con una crescita del Pil del 6,2% e dei consumi del 5,1% ma è allarme per i settori del turismo e della ristorazione.

Emerge dal consuntivo 2021 elaborato dall’Ufficio Studi di Confcommercio che stima che per i consumi, in calo del 7,3% rispetto al 2019, il completo ritorno ai livelli pre-pandemici non avverrà prima del 2023.

Risultati che, sottolinea l’associazione guidata da Carlo Sangalli, “nonostante siano in larga parte ‘rimbalzi statistici’, testimoniano comunque una grande vitalità del tessuto produttivo del Paese le cui performance non erano affatto scontate”.

Tuttavia, quello che, invece, “ora preoccupa maggiormente è che ci sono alcuni settori, a cominciare dalla filiera turistica e dall’area della cultura e del tempo libero, che non hanno mai partecipato pienamente a questa ripresa e che sono ancora molto distanti dai livelli del 2019: ristorazione e alberghi, infatti, registrano una perdita di consumi, rispettivamente, del 27,3% e di quasi il 35%, i servizi culturali e ricreativi del 21,5%; e ci sono anche altri comparti con cali a doppia cifra, come i trasporti (-16%) e l’abbigliamento e le calzature (-10,5%)”.

Per Confcommercio, è quindi “evidente che il recupero prosegue più lentamente del previsto e per i consumi, in calo del 7,3% rispetto al 2019, il completo ritorno ai livelli pre-pandemici non avverrà prima del 2023”.

Secondo Confcommercio, “per una ripresa più robusta bisognerà, dunque, attendere condizioni macroeconomiche più favorevoli, anche perché la nuova ondata pandemica, con le conseguenti restrizioni e, soprattutto, l’accelerazione inflazionistica innescata dai prezzi delle materie prime, rischiano di bloccare l’ampio potenziale di consumo delle famiglie italiane: l’eccesso di risparmio forzoso e precauzionale accumulato negli ultimi due anni difficilmente troverà sbocchi favorevoli in condizioni di nuova incertezza pandemica e inflazionistica”.

In questo contesto, sottolinea ancora l’associazione, “è indispensabile sostenere in particolare le componenti della filiera turistica e le sue estensioni alla convivialità e alla cultura adottando misure sugli ammortizzatori sociali, senza aggravi di costo per le imprese, e sull’accesso al credito, ma anche interventi fiscali e contributi a fondo perduto parametrati alle perdite subite!”.


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