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COP 26: ll tempo sta finendo, non sprechiamo questa occasione !

Ambiente & Salute

di Dario Patruno

Questa frase detta dal Papa rappresenta il leit motiv della Conferenza sul clima che per due settimane ha impegnato la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici finalizzata ad assumere impegni stringenti a ridurre emissioni globali di CO2 del 45% al 2030.

 Già dal 1 novembre il presidente del Consiglio Draghi con il Ministro della Transizione ecologica Cingolani nella conferenza stampa congiunta hanno rimarcato la difficoltà perché non abbiamo gli strumenti ma dobbiamo fare presto. Afferma il Ministro della Transizione ecologica “come popolazione del Pianeta, in base alle circostanze locali, contribuire rapidamente a decarbonizzare.” Come?

Si decarbonizza in tre modi: il primo è quello diretto.

Viene chiamato il low-hanging fruit, le cose più semplici, immediate da porre in essere. “Quello che produce il grosso dell’anidrite carbonica è il meccanismo di produzione dell’energia, la produzione primaria. Noi estraiamo carburanti fossili dal sottosuolo, e poi li bruciamo per alimentare motore combustione interna, oppure per far bollire dell’acqua che crea gas e a sua volta con la turbina crea l’elettricità.

Questa operazione è durata decenni però ha il problema di essere una delle sorgenti primarie di anidride carbonica.”

Oggi bisogna cambiare, innanzitutto come noi produciamo l’energia che utilizziamo e in particolare muoversi verso l’elettrificazione; quindi vuol dire poi alimentare un’ulteriore catena di trasformazione che quella della mobilità e della manifattura. Quindi i forni, invece che bruciare con il carbone, bruceranno con delle resistenze elettriche alimentate dà energia elettrica. Le auto andranno a batteria e dovranno essere alimentate, queste batterie, da corrente elettrica che però dovrà essere verde. Quindi il nostro primo obiettivo è cambiare la produzione di energia primaria ed elettrificare tutti i comparti che oggi producono CO2.  Circa un terzo viene dalla manifattura, circa un quarto della mobilità, e un altro 20/22% viene dalla nostra vita: le case, il riscaldamento eccetera.

La tassonomia europea cioè la classificazione delle attività economiche che possono essere definite, appunto, “sostenibili” diventa la bussola e dirà cosa può essere definito realmente verde in termini di impatto climalterante. La Commissione Europea si è pronunciata molto bene: ha detto che si lascerà libertà agli Stati di fare delle scelte, purché ci sia una neutralità tecnologica nelle scelte, purché si riesca a ridurre prima possibile il rilascio della CO2 che viene immessa in atmosfera.  E’ una scelta rivoluzionaria epocale perché costituisce una sfida dal punto di vista tecnologico e di funzionamento del nostro sistema di produzione manifatturiera di trasporti su come viviamo nelle nostre case, epocale.

È chiaro c’è la filiera dell’idrogeno verde, la filiera delle batterie che dovrà evolvere, c’è la filiera dell’elettrificazione dell’intelligenza artificiale applicata alle reti, perché le reti non sono abituate a gestire un “energy mix” così discontinuo come quello delle rinnovabili. Dobbiamo capire, nel breve termine la strada è questa, non c’è discussione al 2030. Bisogna capire se fra il 2030 e il 2050 e dopo il 2050 intanto la tecnologia non evolva e non ci dia qualche buona sorpresa. Quindi la ricerca diventa fondamentale.

Il secondo metodo che ne abbiamo per ridurre l’anidride carbonica, è indiretto.

Quella che noi chiamiamo economia circolare. Consiste nel riutilizzare, riciclare e dare una seconda, una terza, una quarta vita a materiali e dispositivi che noi abbiamo già prodotto producendo anidride carbonica. Qui, per essere molto chiaro, sostituisco il fertilizzante con un compost, cioè con il prodotto di una reazione chimica che mi ha in qualche maniera modificato un residuo organico. Oppure trasformo un residuo, che può essere plastica piuttosto che un residuo organico, in energia. 

Questa forma di circolarità è tutta basata su approcci di chimica dei materiali, che oggi non sono sviluppati come potrebbero. Perché noi sulla circolarità, così come sulla transizione energetica, abbiamo iniziato a pensare da poco. E qui c’è bisogno di fare investimenti enormi. La terza e ultima strada che abbiamo, è quella della passiva riduzione dell’anidride carbonica. Quella che noi chiamiamo la “carbon capture”. Oggi noi fra i pochi modi che utilizziamo c’è quello di prendere l’anidride carbonica e metterla sotto terra. In alcuni casi questa viene utilizzata per mettere in sovrapressione i giacimenti e tirare fuori altro combustibile. Ed è il motivo per cui viene spesso contestata. Però capite bene che i migliori sistemi di intrappolamento dell’anidride carbonica sono il mare, la terra e le piante. Quindi abbiamo un discorso, una prospettiva di rinaturazione dei territori che è immensa. Occorre la programmazione e pianificazione di investimento, ma anche tante altre tecnologie non ancora studiate a fondo, che casomai adesso non sono particolarmente efficienti, ma che lo potrebbero diventare. Non a caso vi ho fatto l’esempio di estrarre l’anidrite carbonica dall’aria e trasformarla in carbonato di calcio. Reazione inversa: invece di erodere montagne, riformare le montagne.

È chiaro che adesso l’efficienza di questi processi e bassissima, ma funzionano.

Terzo, c’è lo sviluppo di tecnologie per l’adattamento alla mitigazione.

Se ci dobbiamo adattare, cosa vuol dire la cosiddetta “crop genomics”, la genetica della pianta che può essere sviluppata per creare piante che si adattano a temperature molto elevate o che vivono in ambienti con grande scarsità di acqua.

Entra in scena il ciclo di purificazione dell’acqua.

Noi già abbiamo una riserva idrica globale che si sta assottigliando per via soprattutto dello scioglimento dei poli. Ma anche le falde sotterranee si stanno degenerando, stanno diventando poche, i fondi sono sporchi. E qui dunque c’è tutto un problema di recupero delle acque, di purificazione delle acque. Noi tutta la tecnologia dell’acqua non l’abbiamo sviluppata a dovere sinora perché tutto sommato ci sembrava un elemento sufficientemente abbondante. Il Ministro Cingolani ha concluso: “Ora io penso che, il messaggio che diceva il presidente del Consiglio, la dimensione, la portata di questa trasformazione è storica. Non c’è stato niente di così grande nel passato dell’umanità, e non ce la fanno gli Stati da soli. Non è un caso che si parli di mille miliardi di investimenti, su base annuale. Quindi, con questi numeri in mente, tutto quello che vi diceva il Presidente del Consiglio si chiarisca automaticamente. Questa roba qui è epocale, gli stati da soli non ce la faranno mai, devono lavorarci tutti, e gli investimenti sono a dodici zeri, ma non per un anno, per una decade e vediamo cosa uscirà fuori.”

Quindi il 2030, cioè tra nove anni, dovremo avere i primi risultati e l’accordo tra USA e Cina diventa cruciale ma senza una data per ridurre le emissioni è una semplice petizione di principio. Per raggiungere risultati tangibili e che Dio ce la mandi buona ma aiutati che Dio ti aiuta.  

E se volete qualcosa di laico su cui riflettere ascoltate l’ultima di Caparezza El sendero con Mishel Domenssain che nel ritornello dallo spagnolo dice questo: Cammina guerriero, cammina, per il sentiero del dolore e dell’allegria. Un sentiero che si dipana tra momenti belli e momenti difficili e ci rende tutti guerrieri.


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