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Cresce la minaccia di recessione globale. L’allarme della Banca Mondiale

Economia & Finanza

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Secondo l’istituto di Washington l’economia mondiale sta subendo il rallentamento più marcato dalla ripresa post recessione del 1970 e la fiducia dei consumatori è già scesa più di quanto non sia mai accaduto in precedenza in situazioni simili.

di Gianluca Maurizi

© DANIEL SLIM / AFP – La sede della Banca Mondiale a Washington

 

AGI – L’economia mondiale rischia di sprofondare in recessione, con l’inflazione al top da decenni e la stretta monetaria avviata dalle banche centrali che potrebbe rivelarsi insufficiente per contenerla. L’allarme è della Banca Mondiale, secondo cui l’economia globale sta subendo il rallentamento più marcato dalla ripresa post recessione del 1970 e la fiducia dei consumatori è già scesa più di quanto non sia mai accaduto in precedenza in situazioni simili.

Nello scenario peggiore disegnato dall’istituto di Washington il tasso d’inflazione di base globale, escludendo l’energia, potrebbe attestarsi intorno al 5% nel 2023, quasi il doppio della media quinquennale prima della pandemia.

Per raffreddare il costo della vita, le banche centrali potrebbero dover alzare i tassi di interesse di altri 2 punti percentuali, oltre all’aumento di 2 punti percentuali già registrato rispetto alla media del 2021. Ma un incremento di queste dimensioni, insieme alle tensioni sui mercati finanziari, rallenterebbe la crescita del prodotto interno lordo globale allo 0,5% nel 2023, equivalente a una contrazione dello 0,4% in termini pro-capite, il che soddisferebbe la definizione tecnica di recessione globale.

“La crescita mondiale sta rallentando bruscamente e un ulteriore rallentamento è probabile man mano che un numero maggiore di Paesi sta cadendo in recessione”, ha dichiarato il presidente della Banca Mondiale, David Malpass.

“La mia preoccupazione”, ha aggiunto, è che queste tendenze persistano, con conseguenze durevoli che potrebbero rivelarsi devastanti per i mercati emergenti e in via di sviluppo”. Per questo, ha concluso, le autorità politiche “dovrebbero spostare la propria attenzione dalla riduzione dei consumi all’aumento della produzione”.

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