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Crisi ucraina e geopolitica: alcune considerazioni di metodo, ma non solo.

Mondo

Pubblicato da:

alle ore: 16:33

Recentemente, in televisione, ma a dire il vero quasi ovunque, le discussioni inerenti la pandemia sono state pressoché sostituite da quelle riguardanti la situazione geopolitica e militare in Ucraina.  Siccome spesso non sono gli esperti a prendere la parola, alcuni aspetti di metodo, ma non solo, sono a mio avviso da tenere in debita considerazione.

Li riassumo:

1.  I ​​teorici delle relazioni internazionali distinguono tra tre approcci all’analisi delle relazioni all’interno degli stati: storico, funzionalista e sociologico. Le teorie storiche si concentrano principalmente sul potere e sugli interessi; i funzionalisti enfatizzano i processi (fenomeni di varia natura politica, economica, ecc. nei termini delle funzioni che essi svolgono) piuttosto che le strutture (modelli organizzativi, amministrativi e gerarchici di stati, entità nazionali o sovranazionali, ecc…). Le prospettive sociologiche si concentrano sulle pratiche sociali. La prospettiva funzionalista è di solito la più efficace nell’affrontare problemi di geopolitica, la disciplina che studia le relazioni tra la geografia fisica, la geografia umana e l’azione politica. Ancorché si tratti di una disciplina piuttosto popolare, manca ancora di una definizione univoca e condivisa.

2. Qualora si debba analizzare il caso di in un intervento militare, l’analisi dovrebbe essere basata su un approccio politico, non sociologico, con un focus particolare sulle ragioni economiche.

3. Molti paesi scelgono non intervenire direttamente nei conflitti esteri per ragioni diverse; tuttavia, gli Stati Uniti intervengono attivamente oltre confine ogni volta che è necessario per proteggere i propri interessi nazionali. Questo, perché secondo il concetto capitalistico, lo sviluppo economico non è sostenibile in assenza instabilità nelle regioni di influenza (cioè implicate in un disegno globalista). Tuttavia, è stata col tempo maturata dagli USA l’idea che ipotesi di diretto intervento, specie in caso di occupazione militare, producano controindicazioni. Da qui nasce una tipica strategia geopolitica degli USA: la logica della destabilizzazione delle aree, che spesso gli USA applicano ritenendola meno impegnativa, nonostante non escluda ripercussioni negative per le popolazioni coinvolte. L’attuale guerra per procura in Ucraina ne è diretta conseguenza.

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