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Cultura e soft power: negli Emirati apre una nuova scuola italiana

Mondo

Sarà la ventiduesima scuola italiana della regione Mena (Medio Oriente e Nord Africa). L’ambasciatore Nicola Lener: l’idea è quella di ampliare la ricchissima offerta emiratina anche con con scuola italiana che, in virtù della doppia uscita potrà interessare anche famiglie e studenti di nazionalità diversa, che magari abbiano con il nostro Paese forme diverse di familiarità”

AGI – Sarà la ventiduesima scuola italiana della regione Mena (Medio Oriente e Nord Africa) e la prima a doppia uscita, vale a dire con diploma italiano e International Baccalaureate (IB) dopo quella che già esiste a San Francisco, negli Usa. È da anni che negli Emirati Arabi se ne parla e finalmente ad Abu Dhabi il cantiere è aperto, tra le innumerevoli gru che spuntano ovunque su suolo emiratino, in un fermento edilizio, se possibile, galvanizzato da Expo 2020 Dubai.

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Certo è che negli Emirati Arabi anche l’educazione rappresenta una grande fonte di business. Secondo un recente studio di ISC Research (centro di ricerca nel settore delle scuole internazionali che ha sede a pochi chilometri  da Oxford), con 725 scuole internazionali, 333 delle quali a Dubai, il Paese è leader mondiale del settore, con un volume d’affari passato da circa 10 a oltre 13 miliardi di dollari in soli sei anni. È notizia di questi giorni, inoltre, che Mubadala Capital, sussidiaria di Mubadala, uno dei  fondi sovrani di Abu Dhabi, ha acquistato una quota di maggioranza in Witherslack, uno dei principali gruppi del Regno Unito specializzato in scuole per bambini con “bisogni speciali”, per aprire strutture in Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. L’offerta è rivolta a una clientela internazionale sempre più esigente. 

La concorrenza, dunque, è senza dubbio elevata. Perché non costruite la scuola a Dubai, dove vive la maggior parte dei connazionali?
“Perché crediamo che la scuola internazionale italiana di Abu Dhabi non sarà l’unica, una seconda scuola potrebbe sorgere in futuro a Dubai. Dopo quella d’Israele, gli Emirati ospitano la più grande comunità italiana del mondo arabo: 15 mila espatriati, circa 12 mila dei quali vivono in effetti a Dubai. Abu Dhabi ha però una grande vocazione culturale, ospita la Sorbonne, la New York University, il museo del Louvre, il Guggenheim è in costruzione. L’idea, inoltre, è quella di ampliare la ricchissima offerta emiratina anche con con scuola italiana che, in virtù della doppia uscita potrà interessare anche famiglie e studenti di nazionalità diversa, che magari abbiano con il nostro Paese forme diverse di familiarità. I presupposti ci sono. Sarà una scuola italiana privata, parificata, con una forte vocazione internazionale, con alcune materie curricolari insegnate in lingua inglese e alcune ore di studio dell’arabo, come previsto dalle leggi nazionali”.

Ce la descriva, come sarà? A chi sarà intitolata?
“Stiamo ancora decidendo, ma ci sarà senza dubbio un chiaro rapporto con la storia del nostro Paese. Sarà una grande scuola, capace di accogliere fino a 1600 studenti, dall’infanzia al ciclo secondario di secondo grado e sorgerà su un’area di circa 14mila metri quadri. L’edificio avrà uno stile classico, con un lungo colonnato che unisce i tre corpi dedicati ai diversi cicli scolastici. Sarà un campus ricco di spazi con finalità d’uso diverso, una piscina, campi di calcio, di tennis, un teatro, avrà anche spazi polivalenti per attrarre chi, tramite la scuola, vorrà entrare in contatto con l’Italia. Ci saranno forme di collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, il primo nella Penisola arabica, che ha sede sempre qui ad Abu Dhabi. Pensiamo ad una scuola di cucina, ad accordi con una scuola di musica, con un’accademia di calcio. Ma pensiamo soprattutto ad una didattica di grande qualità. Per l’approccio pedagogico, in particolare per le classi materne ed elementari, abbiamo facilitato i contatti con la Fondazione Reggio Children, il cui metodo è apprezzato e riconosciuto a livello mondiale. Per gli studenti più grandi pensiamo invece a collaborazioni con primarie realtà formative italiane collegate al mondo dell’innovazione tecnologica, per proiettare da subito i nostri giovani verso il mercato del lavoro”.

Quale il punto di caduta della diplomazia parallela? Gli Emirati hanno addirittura codificato una strategia nazionale del soft power (la Soft Power Strategy), lanciata dalla Federazione dei setti Emirati nel 2017 nelle più svariate direzioni, dal settore umanitario e sanitario a quello culturale.
“Questo è un hub internazionale tra i principali al mondo. Gli scambi, la connettività fanno parte del DNA locale. Un paese giovane, con valori identitari molto solidi, ma che ha fatto un mantra dell’apertura e della tolleranza. Gli Emirati Arabi investono nei più svariati settori, seguendo già da anni il paradigma della diversificazione economica, a partire dall’energia green, il settore medico e sanitario, l’aerospazio, le grandi infrastrutture. Ospitano spin off delle più prestigiose Università al mondo e di musei tra i più famosi. L’offerta scolastica è parte integrante di questo progetto. Gli espatriati italiani, dal canto loro, sono spesso molto qualificati e apprezzati, sono presenti in tutti principali settori professionali, dall’insegnamento universitario, agli studi legali, all’energia, alle infrastrutture, fino alla ristorazione e al made in Italy con prodotti molto amati dalla clientela mediorientale. Ci sono tanti progetti ambiziosi che legano i nostri Paesi. Qui sono presenti circa 600 aziende italiane. Nel 2020, per quanto riguarda il valore dell’interscambio, con 8,4 miliardi l’Italia è ottavo partner commerciale in assoluto degli EAU ed il primo tra gli Stati membri dell’UE. Certamente gli Emirati e l’area del Golfo sono strategici per l’Italia, ma vale anche il contrario. La connettività, costruita attorno all’essere umano, è la parola d’ordine di Expo 2020 Dubai (Connecting minds, creating the future, recita il claim). La nuova Scuola Internazionale Italiana è certamente destinato a diventare un nodo in più tra i nostri due Paesi”.


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