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Dal voto nei Comuni, una prima lezione ai partiti

Politica

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alle ore: 06:41

Il centrodestra unito vince, anche al primo turno, se si presenta diviso, perde, anche in piazze che sono storiche roccaforti. Ma nel centrodestra c’è una competizione interna che può giocare brutti scherzi. Il Pd si trova forse a un bivio.

di Serenella

© Alessandro Serranò/AGF – Tajani, Meloni e Salvini

 

AGI – Lo scrutinio delle schede è ancora in corso ma già in diverse città chiamate alle urne si delineano vincitori e vinti. E, soprattutto, i partiti iniziano a tirare le somme di quello che viene letto come un test degli equilibri e delle future alleanze in vista delle elezioni politiche del 2023.

Per il centrodestra il dato principale è che la coalizione se si presenta unita vince, mentre se va al voto divisa perde. Sul punto concordano FdI, Lega e Forza Italia. Più articolata la disamina nel centrosinistra. Nel Pd si ritiene che le urne indichino che la linea del ‘campo largo’, voluta dal segretario Enrico Letta, ne esca rafforzata.

“Le due città principali al voto, Palermo e Genova, sono vinte dal centrodestra col contributo determinante della Lega e questo ci fa dire, nell’equilibrio centrodestra-centrosinistra, che almeno a questo primo turno la bilancia propende verso il centrodestra. Il centrodestra unito vince, a Verona, Parma o Catanzaro potrebbe vincere ma non vince e se la gioca al ballottaggio”, commenta il leader leghista Matteo Salvini.

Il centrodestra unito vince

Insomma, l’ex titolare del Viminale non ha alcuna incertezza: “Il centrodestra vince solo unito alle prossime politiche, chi fa calcoli con altri schemi non fa i conti con gli elettori”. Gli alleati concordano con il leader della Lega: solo uniti si vince. “Dove il centrodestra si presenta unito i risultati sono evidenti, penso ad esempio a Palermo”, commenta a caldo la vicepresidente dei senatori di FdI, Isabella Rauti.

Quanto a Verona, dove il centrodestra si è presentato diviso, è “la conferma che dove il centrodestra non va insieme paga uno scotto”. Per questo “dobbiamo puntare ad arrivare al traguardo delle elezioni politiche con una coalizione unita attorno a un programma e idee condivise. Dobbiamo ricostruire e ricompattare l’unita’ della coalizione in vista delle politiche”.

Dello stesso avviso Forza Italia: “Per il centrodestra il primo dato lampante è che quando siamo uniti vinciamo, e bene”, osserva Alessandro Cattaneo, responsabile dei dipartimenti del movimento azzurro. “Quando il centrodestra si divide quantomeno è più faticoso. Questo deve essere chiaro a tutti gli alleati”, aggiunge.

Eppure la competizione interna tra Lega e FdI rischia di diventare un dato per nulla secondario. Secondo la prima proeizione sui voti di lista alle elezioni comunali, realizzata dal consorzio Opinio Italia per la Rai, Fratelli d’Italia ha superato la Lega a Genova (10,1% contro il 6,7%), a L’Aquila (18,8% contro 12,5%), Verona (10,2% contro 6,5) e a Parma (6,9% per FdI, 4,6 per la Lega).

A Palermo Fratelli d’Italia si attesta all’8,4%, Prima l’Italia (la lista voluta da Salvini) al 4,7. E potrebbe non essere un caso che sia la Lega che soprattutto FdI tengano a ribadire la ‘regola base’ per le politiche e la scelta della premiership: “Noi rispettiamo sempre le regole: chi prende un voto in più esprime il premier”, scandisce Rauti.

La competizione Lega-Fdl è un problema?

“La regola vale ancora. Vedremo, quando ci saranno le elezioni politiche, chi vorrà stare nel centrodestra. FdI è nel centrodestra”, aggiunge il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli. Una regola che anche Salvini non disconosce, anzi: “Il leader del centrodestra lo decideranno gli italiani alla prossime elezioni politiche. Io lavoro perché ci sia un centrodestra unito. È ovvio che chi prende un voto in più vince”.

Anche nel fronte opposto del centrosinistra si analizzano i primi risultati, seppur ancora parziali. E nel Pd si mostra un cauto ottimismo. “I primi dati sono incoraggianti. Dove si sono unite le forze progressiste, i risultati sono arrivati”, spiega il tesoriere dem Walter Verini, che evidenzia in particolare “i risultati di Verona, Lodi, Parma e Piacenza che colpiscono. Nel Nord che sembrava inespugnabile le forze di centrosinistra hanno ottenuto risultati soddisfacenti”. Quindi avverte: “Nel caso in cui il Pd si confermasse primo partito, significherebbe che da qui alle politiche può esserci un lavoro interessante da fare. Noi non vogliamo escludere nessuno. Le alleanze devono essere più larghe possibili e si assume una grande responsabilità chi nel campo del centrosinistra pone dei veti”, conclude Verini.

Nel centrosinistra letture diverse

Il senatore dem Andrea Marcucci però incalza: “I risultati parziali delle amministrative ci danno una prima indicazione chiara: il Pd per competere deve avviare un dialogo con Azione, Italia Viva ed i civici”. Per Matteo Renzi “queste elezioni segnano al primo turno una vittoria sostanziale del centrodestra (da Palermo, dove la sinistra doveva aprirsi anche al centro, anziché rinchiudersi nell’asse coi grillini, fino all’Aquila), ma dipingono soprattutto un quadro nel quale il grillismo è finito, con le liste di Conte che fanno il 5% a Genova, il 4% a Taranto oppure l’1% a Padova. Se fossi ancora un dirigente del Pd, mi porrei il tema di fare un’alleanza col centro riformista (che fa buoni risultati sia coi nostri candidati che con quelli di Piu’Europa/Azione) anziché coi grillini. Staremo a vedere”. Per Carlo Calenda la “vera novità è l’area riformista in crescita”, spiega il leader di Azione.

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