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Delmastro (FdI): “Noi in trincea per l’Occidente”

Politica

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alle ore: 04:24

Andrea Delmastro Delle Vedove, capogruppo FdI in commissione Esteri alla Camera, intervistato dall’AGI, non accetta la piega che negli ultimi giorni ha preso il dibattito circa la dubbia lealtà del suo partito all’alleanza euroatlantica e all’Ue.

di Mauro Bazzucchi

 

© Maria Laura Antonelli / Agf
– Andrea Delmastro Delle Vedove

AGI – “C’è una polemica immorale immonda, da parte del Pd che tentava di fare il campo largo con un partito che non voleva mandare le armi all’Ucraina, e oggi che ha il ‘Campo Santo’ cerca di gettare addosso a noi il fango”.
Andrea Delmastro, capogruppo FdI in commissione Esteri alla Camera, intervistato dall’AGI, non accetta la piega che negli ultimi giorni ha preso il dibattito circa la dubbia lealtà del suo partito all’alleanza euroatlantica e all’Ue.

“FdI – osserva – dall’opposizione ha votato convintamente l’invio di armi. L’aggressione di Putin è in totale spregio al diritto internazionale e mi ricorda quella dell’Ungheria del 1956, quando l’Occidente si voltò dall’altra parte”.

“Abbiamo criticato – prosegue – la via della Seta, ovvero della sottomissione al dragone cinese. Per noi non si discute più: la Destra non diserta la trincea della sua civiltà che è quella euroatlantica. Abbiamo tenuto acceso il lumicino di Pratica di Mare. È finita l’epoca del filosofare, si scende in trincea, sappiamo con chi stare e non abbiamo dubbi”.

Quanto alle polemiche che hanno investito sullo stesso tema e sui presunti rapporti privilegiati con la Russia Matteo Salvini, che si presenterà in coalizione col partito di Giorgia Meloni, Delmastro sottolinea che “se Salvini ha dimostrato la lealtà euroatlantica con Draghi non eletto dal popolo, la dimostrerà a maggior ragione con un premier eletto dal popolo, e poi gli atti contano. Lui ha votato l’invio delle armi, e non si processano i retropensieri”.

Infine, sempre per quanto riguarda le dinamiche interne al centrodestra, Delmastro insiste sulla questione della definizione della leadership, aggiungendo un altro elemento per il dopo-elezioni: “Penso che ci siano due regole, una non scritta ma vigente e una purtroppo non sottoscritta: la prima è che il partito che prende più voti esprime il premier. Non c’è tempo per cambiarla e non si capisce come cambiarla.

L’altra è il patto antinciucio. Meloni pretende queste due regole chiare, basiche. Se sei di centrodestra – conclude – non governi né con Pd né con M5s”.

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