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Di Stefano: “Serve la politica con la “P” maiuscola”

Economia & Finanza

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Il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria: “C’è bisogno di un governo non solo stabile, ma in grado di convincere gli investitori internazionali e le agenzie di Rating della sua effettiva stabilita. Per essere competitivi dobbiamo blindare e tutelare i settori trainanti, se serve anche con i Golden power”

© confindustria.it – Riccardo Di Stefano

 

AGI – Un appello forte a rafforzare l’Europa che deve essere “grande” e una richiesta ben chiara al governo: basta con i balletti, dia risposte nette e chiare perchè serve una politica con la “P” maiuscola, la politica “vera”. Sono questi i punti cardine dell’intervento del presidente dei Giovani Imprenditori Confindustria, Riccardo Di Stefano, al 51esimo convegno nazionale a Rapallo. L’incontro quest’anno torna a Rapallo, in presenza, una sorta di “ritorno alla normalità”, anche se, sottolinea Di Stefano, “non è così. Non ancora, non del tutto. Il lungo corso della pandemia, l’irrompere della guerra e della crisi energetica continuano a tenerci in una situazione di emergenza.

E sappiamo bene che, nelle situazioni di emergenza, è difficile guardare le cose con chiarezza e lucidità”. Per questo servono azioni decise e rapide a partire dall’attuazione del Pnrr, altrimenti sarà a rischio il futuro dei giovani: “Il punto cruciale è implementare e potenziare gli effetti del Pnrr e le modalità del suo utilizzo.

Inutile soffermarsi su cosa comporterebbe un inefficace utilizzo di queste risorse: il nostro tasso di crescita del Pil rimarrebbe allo zero virgola, rendendo di fatto insostenibile il sistema pensionistico e spingendo ancora più in alto i rendimenti sui titoli di Stato. La competitività del Paese, così, risulterebbe compromessa, rovesciando su conti pubblici e welfare l’ipoteca di tagli pesanti. Pesantissimi. E a pagarne il conto sarebbero sempre i giovani”, spiega.

Dunque in questo contesto è cruciale l’azione di governo: “C’è bisogno – afferma Di Stefano – di un governo non solo stabile, ma in grado di convincere gli investitori internazionali e le agenzie di Rating della sua effettiva stabilità. Un governo che – fino al giorno delle elezioni – sia capace di garantire l’assenza di balletti, di do ut des e di concessioni strategiche a questo o a quel partito. Perchè in un contesto critico servono risposte nette e puntuali”.

“Per crescere e diventare migliori, pero’, noi e l’Italia, non possiamo fare da soli. C’è bisogno della Politica, quella con la P maiuscola. C’è bisogno della sua visione, della sua incidenza, della sua mediazione, della sua lungimiranza”, dice ancora Di Stefano. In ultima analisi, “siamo pronti a dare fiducia a chi è disposto a risolvere i problemi. Ovvero a fare politica. Nel senso nobile e autentico del termine.

E non altro. Perchè, lo ripetiamo, siamo stufi tanto dei populismi quanto delle burocrazie. A noi manca la politica vera, quella che, attraverso il dialogo parlamentare, individui degli obiettivi condivisi e li realizzi con l’azione di governo”.

Poi un auspicio: “all’interno dell’uragano globale che stiamo vivendo” diventa “urgente e non derogabile proseguire nell’impegno di rafforzare l’Europa. L’Europa politica. L’Europa diplomatica. L’Europa industriale. L’Europa tecnologica. L’Europa energetica”. Inoltre la crisi energetica richiede “nuove e più forti alleanze: perchè le nostre economie, quelle dei paesi democratici, devono continuare a essere allineate e in accordo”.

Ma il leader dei Giovani Imprenditori Confindustria, nel corso della sua relazione, illustra anche alcune “proposte” che abbiano come obiettivo primario la crescita. A partire da un taglio strutturale del cuneo fiscale-contributivo da 16 miliardi di euro, che “ridurrebbe i costi delle imprese aumentando il reddito dei lavoratori e il loro potere d’acquisto” e continua a essere “la strada maestra”. Poi il capitolo del reddito di cittadinanza che andrebbe “modificato e riformato”.

In altri termini: “riconosciamo che il reddito di cittadinanza, nelle fasi più critiche della pandemia, abbia svolto una funzione di argine, ma crediamo che adesso debba diventare uno strumento a sostegno di chi non puo’ lavorare e non un riparo per chi non vuole lavorare”.

Ancora sul salario minimo: “i nostri contratti fissano una retribuzione di base già superiore ai 9 euro previsti ed è quindi evidente che la misura non toccherebbe i settori rappresentati da Confindustria. Si deve pero’ agire con attenzione per evitare il rischio che una misura pensata per sostenere la contrattazione collettiva finisca, invece, per scardinarla”. Infine, per essere competitivi “dobbiamo blindare e tutelare i settori trainanti. Se serve anche con i Golden power che, passata l’emergenza, dovranno essere ripensati in una chiave di maggiore proporzionalità”.

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