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Diritto al lavoro e disagio occupazionale imperante

Attualità & Cronaca

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L’art. 1 della nostra Costituzione recita in modo inequivocabile che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e sono certa che qualsiasi lettore ora starà pensando “sì, ma in Italia non c’è lavoro”. Purtroppo sappiamo tutti che è così. Stiamo vivendo un ossimoro: un Paese che all’art. 4 della sua principale fonte del diritto sancisce il riconoscimento da parte della Repubblica italiana del diritto al lavoro a tutti i cittadini e all’art. 36 il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Eppure è lampante che tali diritti siano stati in pratica dimenticati.

Gli ultimi dati Istat, infatti, rivelano che quest’anno 1milione di persone in più è caduto in condizione di povertà assoluta (dove per povertà assoluta s’intende la condizione in cui non ci si può permettere neanche le spese minime per condurre una vita accettabile) e – a detta di Linda Laura Sabbadini, Coordinatrice del rapporto annuale Istat – se non ci fosse stato il Reddito di cittadinanza e quello di emergenza ne avremmo avuto un milione in più. Questa è la conseguenza di tasse spaventosamente alte, inflazione che continua a salire riducendo di un altro 3% il potere d’acquisto e i salari che, invece, diminuiscono. Negli ultimi trent’anni il salario annuo medio è aumentato in tutti i Paesi dell’UE, fatta eccezione per l’Italia in cui si guadagna addirittura meno che nel 1990. Forse la causa è proprio la mancanza di un salario minimo, cioè il più basso consentito dalla legge sotto cui non si può scendere?

Quel che è certo è che il costo della vita sta aumentando, per le disastrose conseguenze dovute alla crisi pandemica e a quelle ineludibili di un conflitto non solo geopolitico ma anche – e soprattutto per noi – energetico, facendo sì che la maggior parte dei lavoratori italiani non abbia le risorse per sopravvivere dignitosamente, cosa che invece la nostra Costituzione sulla carta ci garantisce.

Ciò che è peggio, l’Italia ha il costo del lavoro tra i più alti d’Europa e inevitabilmente questo frena le assunzioni, in quanto i contributi posti a carico del datore di lavoro rappresentano il 25% del costo totale. Le conseguenze maggiori ricadono su giovani under 30, per i quali risulta quindi difficilissimo trovare lavoro. Il motivo? Costituiscono un rischio che in pochissimi vogliono e possono assumersi poiché privi di competenze specifiche e senza anni di esperienze lavorative degne di nota sulle proprie spalle (post diploma o da neolaureati).

E anche se nel 2021 il tasso di occupazione dei giovani tra i 25 e i 29 anni è cresciuto, l’Eurostat ha evidenziato con i suoi dati che l’80% delle assunzioni è avvenuto con contratti a tempo determinato e, di questi, 360 mila guadagnano attualmente meno di 876€ al mese. In Europa solo la Romania offre buste paga più basse delle nostre. Tutto ciò comporta un precariato sempre più imperante, un futuro instabile e vuol dire giovani a rischio povertà, che al disagio economico-occupazionale vi aggiungono anche quello psicologico.

La tematica del Lavoro dimostra la sua rilevanza proprio per la trasversalità con cui necessariamente tocca ed influisce sugli innumerevoli danni collaterali del nostro sistema. Siamo cresciuti con l’ideologia darwiniana secondo la quale “Il lavoro nobilita l’uomo” e, quindi, credendo che solo lavorando si può raggiungere l’alto rango, il potere e la soddisfazione personale, ma a lungo andare questa – da proverbio che era – è diventata una tortura, una persecuzione e per molti una vera malattia.

Una società prosperosa e florida dal punto di vista economico è certamente una società in cui tutti lavorano e in cui chi ha terminato di lavorare per anzianità ha il diritto di godere dei frutti dei propri sacrifici, ed è questo l’obiettivo a cui l’Italia deve puntare; tuttavia, occorre anche ricordare che un uomo che non lavora è comunque cuore pulsante, sangue che scorre, sinapsi elettriche e anima, e perciò degno di rispetto e considerazione sociale.

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