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Documenti per tutte e tutti! Sanatoria subito!

Piemonte

Oggi, lunedì 12 Aprile, siamo scesi in piazza. Ci siamo trovati al n.4 di C.so Verona, di fronte all’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino, dove alle 9 e mezza erano oltre 300 le persone immigrate in fila per i documenti: da ore in attesa di poter accedere agli uffici, da mesi in attesa di una risposta.

Presto, a loro ci siamo aggiunti noi: lavoratori, operai, braccianti, badanti e assistenti alla persona, mercatari del Balon, disoccupati e solidali. Non per ”aspettare” il permesso, ma per lottare. Oggi, come a Torino, la lotta per i documenti era in tutta Italia: a Milano, a Bergamo, a Modena, a Viterbo, a Roma, a Napoli, a Taranto. La lotta per il permesso di soggiorno, per la necessità di ciascuno di lavorare, abitare, muoversi: vivere.

Per circa un’ora e mezza le lavoratrici ed i lavoratori immigrati hanno continuato un presidio numeroso e rumoroso. Al microfono hanno spiegato le ragioni della loro protesta e della loro rabbia. Contro un sistema di governo delle immigrazioni sfruttatore, razzista e coloniale, contro il ricatto del permesso di soggiorno, contro la paura della solitudine e della marginalità.

Piattaforma 12 aprile – TORINO

Abbiamo deciso di sottolineare, tra le varie ragioni che ci hanno portato in piazza, 4 punti.

  1. Contrariamente a quanto stabilito dal Testo Unico sull’immigrazione, che fissa il limite per i tempi di attesa del rinnovo a 20 giorni, i tempi di attesa delle questure si dilatano in maniera arbitraria, di mesi se non anni, lasciando centinaia di persone in uno stato di sospensione e di precarietà sociale, in attesa di un esito, non sempre sicuro, e vincolate al territorio della propria questura di riferimento. Chiediamo la RIDUZIONE IMMEDIATA DEI TEMPI DI RINNOVO!
  2. Lo stesso discorso vale per tutti quanti i lavoratori e le lavoratrici che hanno fatto domanda di Sanatoria ormai un anno fa. A quasi dieci mesi di distanza dall’ultima, nonostante le politiche sempre più stringenti in materia di rilascio dei permessi, e nonostante le lotte organizzate dagli stessi lavoratori e lavoratrici immigrate, il governo ha deciso di emanare una sanatoria incapace di far fronte alla domanda reale di tutte quelle persone attualmente illegali sul territorio.

La domanda di la sanatoria è stata effettuata da 200mila lavoratori e lavoratrici: al 31 dicembre 2020 erano stati rilasciati solamente 1.480 permessi di soggiorno, lo 0,71% del totale. Il livello di follia burocratica è tale che ad oggi i richiedenti sono costretti a rinnovare i permessi temporanei da 6 ottenuti in attesa dell’esito della sanatoria. A fronte di questi paradossi, le prefetture non hanno assunto alcuna misura. Chiediamo la RISPOSTA IMMEDIATA ALLE DOMANDE DI SANATORIA!

  1. Le proroghe dei permessi il cui rinnovo è reso impossibile dalla chiusa degli uffici della questura, prolungatasi per tutta la durata della zona rossa, minaccia gravemente il diritto alla salute, un diritto di tutti e tutte la cui negazione risulta ancora più assurda e crudele durante l’attuale situazione pandemica. Abbiamo infatti denunciato che in questi mesi molte persone dotate di permessi prorogati sono stati di fatto respinti dalle ASL, ed in particolare da quella in Lungo Dora Savona, dove i dirigenti a loro dire “Non erano stati informate dalle questure rispetto alle proroghe ai permessi.” Nella pratica, si negano i più elementari servizi: il rinnovo della tessera sanitaria, la prenotazione delle visite specialistiche, il cambiamento del medico di base. Chiediamo IL RISPETTO DEL DIRITTO ALLA SALUTE DI TUTTE E TUTTI!
  2. Il presidio di oggi era stato lanciato con l’intenzione di portare alle istituzioni le problematiche e le proposte raccolte nel corso di questi mesi dall’Assemblea lavoratori precari e disoccupati, per la convocazione di un tavolo permanente sul permesso di soggiorno, e richiedere il rinnovo dei permessi e la delle pratiche di sanatoria. Nonostante le centinaia di persone, anche oggi, in fila in attesa di essere ricevute, e nonostante molte di queste voci proletarie si siano alzate spontaneamente partecipando al presidio per raccontare la propria condizione e dare la disponibilità a contribuire alla lotta, Questura e Prefettura hanno ritenuto le nostre istanze insufficienti per l’immediata apertura di un tavolo, rifiutando oggi di discutere della piattaforma ma comunicandoci che entro la settimana individueranno una data in cui tenere un incontro ufficiale.

Questo rifiuto immediato ed il prevedibile rimpallo da parte delle istituzioni non ci stupisce. Sapevamo che la lotta per i documenti non sarebbe stata facile. Non c’è nessun politico o partito, giornale o gruppo editoriale, associazione umanitaria o sindacato confederale a sostenere questa lotta. Per ottenere una soluzione ai nostri problemi, serve la lotta auto-organizzata delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati. E questa lotta continuerà.

Per questo è importante esserci tutte e tutti alla prossima riunione dell’Assemblea dei lavoratori disoccupati e precari, sabato 17 aprile alle ore 10.30, presso la sede del Si Cobas in Corso Palermo 60, per decidere come continuare questo percorso: fino alla vittoria.

DOCUMENTI PER TUTTI, REPRESSIONE PER NESSUNO!

Dobbiamo Vivere – Lavoratori Disoccupati e Precari

Coordinamento Documenti per Tutti

Patto d’Azione Anticapitalista.


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