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Dopo la pandemia: il posto dell’Italia nel mondo

Attualità & Cronaca

di Daniela Piesco

La pandemia da COVID-19 ha scosso il mondo in un modo che non ha precedenti nella storia recente.

L’Italia è stata uno dei primi Paesi occidentali ad esserne colpito, sebbene la situazione sia sempre più sotto controllo grazie a vaccini e politiche specifiche.

Ora che un mondo post-pandemico inizia ad emergere, è dunque tempo di guardare al futuro e ripensare al posto che il Paese occupa nel suo interno.

Un Paese come un brand

Come misurare la percezione dell’Italia e nel made in Italy nel mondo? Ebbene bisogna considerare ogni Paese come un brand.

Un brand che rappresenta tutto ciò che è associabile al suo modo di vivere, alla sua storia, alle sue radici culturali. Insieme a tante altre variabili, rientrano anche la percezione politica, i più forti brand nazionali, la cucina, la moda, i paesaggi e i beni architettonici.

L’Italia non fa eccezione.

La sua vocazione manifatturiera è talmente apprezzata al mondo, da far considerare il Made in Italy uno dei brand più importanti a livello globale.

Per quanto possa sembrare riduttivo, pensare al proprio Paese come ad un brand, è un esercizio estremamente utile.

Basti pensare che tre persone su quattro preferiscono acquistare prodotti quando conoscono in quale Paese sono stati creati (c.d. effetto country of origin).

Vedere un Paese come un brand riflette la crescente competitività di un mercato sempre più globalizzato. Pone inoltre l’accento sull’importanza di creare ottimi prodotti e servizi, ma anche di mantenere una percezione positiva del settore privato e pubblico all’esterno.

La percezione di un Paese all’estero diventa peraltro un fattore essenziale per un’economia votata all’export come quella italiana.

L’Istituto Italiano di Cultura di Sydney ha invitato Gabriele Abbondanza della University of Sydney

Per analizzare una tematica così attuale e scottante, l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney ha invitato Gabriele Abbondanza della University of Sydney ad un incontro durante il quale discuterà le qualità più note dell’Italia , storia, cultura, ed attrazioni turistiche ,ma anche quelle meno conosciute, quali la sua influenza economica, scientifica, politica e strategica a livello globale.

Grazie ad una rinnovata attenzione verso aspetti poco noti del ruolo dell’Italia nel mondo, Abbondanza ritiene che si possa ottenere una maggiore conoscenza del Paese nel suo complesso.

L’incontro si terrà il 22 luglio presso l’IIC, ma si potrà seguire anche in diretta streaming sulla piattaforma Zoom.

Abbondanza verrà intervistato da Talia Walker, ricercatrice australiana in italianistica, venendo inoltre affiancato via Zoom dall’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) ,che parlerà brevemente delle sfide che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni.

L’ultima tra i primi

Nel Best Countries Report 2021, relativo all’anno 2020, l’Italia è considerata al 17° posto su una classifica di 80 Paesi. Rispetto al passato , quando ricopriva il 15° posto, è stata superata da Singapore e Cina.

Ciò che non avrebbe aiutato la posizione internazionale dell’Italia sarebbe stato, in primis, la forte instabilità politica.

Quest’ultima caratteristica, strutturale nella nostra Repubblica, negli ultimi anni avrebbe determinato una crescita economica più lenta rispetto ad altri Paesi sviluppati. Tale fattore, insieme alla disoccupazione e al calo demografico, costituiscono gravi fonti di preoccupazione da un’ottica internazionale.

La Svizzera è in cima alla lista, trainata dalle sue rosee prospettive economiche. Il Canada è al secondo posto, in particolare per l’alta qualità della vita. Il Giappone è al terzo posto a causa della sua fama di nazione lungimirante e devota all’imprenditorialità. Australia e Germania completano i cinque gradini più alti della classifica.

L’Italia può contare su uno dei patrimoni culturali più importanti al mondo.

La sua lunga storia, il suo paesaggio, unitamente alle peculiarità del suo settore agroalimentare, rendono l’Italia uno dei Paesi più visitati al mondo.


Per rafforzare il brand Italia risulta auspicabile avviare azioni concrete per arginare alcune criticità che minano la sua efficienza e la sua immagine all’estero: corruzione, evasione, basso livello di alfabetizzazione digitale, eccessiva burocratizzazione, lentezza della giustizia… sono solo alcuni punti cruciali a cui la politica italiana dovrebbe porre particolare attenzione.

Tutto ciò si ripercuote in un continuo calo demografico e in una forte stagnazione economica.

L’Italia è una realtà molto eterogenea. Nel pubblico e nel privato sarebbe auspicabile intraprendere azioni volte all’eradicazione di annose criticità e replicare i modelli di successo.

L’Italia è uno dei cinque migliori Paesi al mondo per la ricerca sul Covid

Saremo anche in difficoltà nella gestione della pandemia con la terza ondata e serve un’accelerazione sui vaccini come reclama in Europa il premier Mario Draghi. Ma intanto l’Italia incassa eccellenti risultati delle sue università nella ricerca: è riconosciuta come uno dei cinque migliori stati al mondo per la produzione scientifica relativa al Covid. È quanto emerge dalle classifiche degli analisti di QS Quacquarelli Symonds che forniscono un’analisi comparativa sulle prestazioni di 13.883 programmi universitari di 1440 università.

I risultati sulla ricerca arrivano da Scopus, il database scientifico creato dalla casa editrice Elsevier e utilizzato da QS per calcolare la produzione di ricerca scientifica delle università. L’Italia è dietro a Stati Uniti, Cina e Regno Unito, davanti all’India. ”Essendo una delle prime nazioni ad essere esposta al coronavirus, l’Italia è stata in prima linea negli sforzi di ricerca che stanno consentendo all’umanità di comprendere, monitorare, prevenire e trattare questa minaccia unica”, commenta Ben Sowter, vice-presidente della divisione Professional Services a QS.

L’Italia è tra le ben poche nazioni dell’occidente europeo e nordamericano che non subisce attentati o attacchi singoli di matrice estremista o fondamentalista.

Bisogna rendersi conto cosa significa subire attentati in patria, tra la gente per capire quanto preziosa sia questa nostra specificità.
Oltre a lutti indignazione e paura entrano tante conseguenze per la vita collettiva. Aumenta lo stress quotidiano di tutti, crescono procedure di controllo e diffidenza; tutto diventa più lento e inibito e il senso di frustrazione colpisce la sfera delle forze dell’ordine, della politica e della società con ripercussioni su turismo commercio e pubblici eventi.

Vero, nel suolo italico oltre alle nefaste mafie ci sono stati gravissimi attentati eversivi e gli Anni di Piombo, ma si tratta di trenta e più anni fa e d’ideologie diversissime da queste odierne e che interessarono, internamente, quasi tutti nello scenario dell’epoca.

Evidentemente l’Italia ha un profilo nei rapporti internazionali e un “carattere” nelle relative relazioni tale da non suscitare avversione.

La distanza da trascorsi o recenti atteggiamenti di palese colonialismo, l’approccio non muscolare e non interventista verso chicchessia, la buona abitudine pur tenendo ai nostri interessi di non voler primeggiare “a tutti i costi” neanche nelle riunioni oltre che nei movimenti internazionali, e anche il fatto di ospitare un intero Stato religioso, il Vaticano, che da decenni diffonde nette idee di pace ed ecumenismo, sono fattori che danno probabilmente un’idea dell’Italia come un Paese tranquillo e pacioso.

Piuttosto l’Italia dai remoti tempi della Contestazione, che fu un fenomeno davvero globale, ha avuto vari movimenti, anche cresciuti e rilevanti ,come ad es i Cinque Stelle, ma non sommovimenti.

Forse sappiamo solo vivere .

Infatti qua la vita media è tra le più lunghe al mondo.

Insomma, per certe cose l’Italia evidentemente ha una marcia in più e se qualcuno dice che è una marcia in meno allora possiamo replicare che comunque è la marcia giusta.

Daniela Piesco Vice Direttore Radici

Membro comitato direttivo Corriere Nazionale


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