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Economia: torna il regionalismo differenziato!

Economia e Finanza

I fatti separati dalle opinioni al netto delle santificazioni in atto del mainstream verso il Governo.

la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF) approvato dal Governo.

Nel testo approvato ricompare l’attuazione del Regionalismo Differenziato di cui all’art 116, terzo comma della Costituzione.

Voglio ricordare approvato con tre voti di differenza in Parlamento nell’ambito della riforma costituzionale del Titolo V e da un italiano su 5 nel referendum confermativo.

Una iattura costituzionale del Rutelli & C per rincorrere la bossiana Lega di quel tempo

Le cose strane sono due, oltre alla nefandezza intrinseca di proporlo in un momento critico come questo.

Un effetto di rimbalzo che recupera 6 punti di PIL dei 9 persi nel 2020, omettendo anche le perdite del 2019 e di 30 anni di crescita asfittica può stimolare solo tifosi e interessati al gioco delle tre carte.

La Nota di Aggiornamento al DEF entra in Consiglio dei Ministri SENZA la richiesta di attuazione del regionalismo differenziato. Ne esce poi con la attuazione.

Seconda gravissima, reiterata anomalia, nulla che rimandi all’attuazione dopo 20 anni continuano a non essere attuati i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) concernenti i diritti civili e sociali, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (art. 117, comma 2 lettera m)!

Quello sui LEP è un provvedimento, a sostegno non solo dall’effettiva tutela dei diritti sociali ma anche di quella piena realizzazione del principio di eguaglianza sostanziale sancito dal secondo comma dell’art. 3 cost.

Determinare gli standard costituisce esercizio della competenza imputata allo Stato dall’art. 117 cost. e la procedura per la loro determinazione non deve essere diversa da quella individuata per la determinazione dei LEA (livelli essenziali di assistenza).

 La disuguaglianza è misurata dall’indice di Gini

Misura quindi la disparità di distribuzione del patrimonio economico (o ricchezza) e del reddito fra gli individui di una popolazione.

L’indice varia tra 0 e 1

  • 0 indica la completa equi-distribuzione della ricchezza (tutti percepiscono lo stesso reddito)
  • 1 corrisponde alla massima concentrazione (un individuo controlla tutta la ricchezza nazionale).

Indici di Gini vicini allo 0 corrispondono quindi a una situazione vicina a una equa distribuzione economica, mentre coefficienti vicini all’1 indicano una concentrazione verso pochi individui di ricchezza e reddito.

Negli ultimi venti anni, l’indice di Gini in Italia ha toccato il suo punto più di basso nel 2001, quando era a 0,29, indice di una società più egualitaria.

 Da allora ha continuato a salire, seppur con fasi alterne, fino allo 0,331 del 2016, dato più alto degli ultimi venti anni.

L’Italia occupa la ventesima posizione su 28!

La crescita della povertà relativa ed assoluta, la inaccettabile mancata attuazione dei LEP avrebbero dovuto indurre, congiuntamente alla attuazione del regionalismo differenziato, la contestuale attuazione dei LEP con definizione puntuale di quanto previsto dall’art 120 della Costituzione ovvero il potere sostitutivo straordinario del Governo nei confronti di Regioni, Province e Comuni, quando non sono tutelate i livelli essenziali di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali.

Questi aspetti essenziali non trovano riscontro nel NADEF ma solo il regionalismo differenziato

I LEA marginalmente toccati dopo 20 anni con l’introduzione nel documento base della legge di bilancio prossima della dotazione minima di asili nido, un numero minimo di assistenti sociali in ogni comune (1 ogni 6500 abitanti), e il potenziamento del trasporto per disabili.

Vallo a spiegare a qualche lieto-pensante che senza vergogna parla di svolta epocale per le “briciole di LEP” su asili, assistente sociale, che LEP significa scuole, ospedali, mobilità, riequilibrio infrastrutturale!

Ecco un dato scomparso da giornali e televisioni

Il debito pubblico a luglio scorso ha raggiunto la cifra record di 2.726 miliardi di euro e il DEF ha fissato a 2786,6 miliardi il limite che deve raggiungere il debito pubblico quest’anno.

Erasmo Venosi


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