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Esploratori, patrioti e crocerossine: l’archivio della  famiglia De Vecchi a Rho riconosciuto come bene di interesse storico 

Lombardia

Il prestigioso risultato è stato raggiunto grazie al percorso di conoscenza e valorizzazione da parte di Alice Bitto e della sua famiglia

 RHO –  Nel cuore di Rho, tra i vicoli suggestivi del Pomè, l’elegante Villa Medici custodisce un prezioso archivio storico, ricco di lettere, diari di viaggio, mappe e registri che raccontano le vicende della famiglia De Vecchi, facoltosa casata milanese proprietaria della villa dalla metà del XVII secolo agli anni Cinquanta del XX.

Storie avventurose, tra moti risorgimentali, guerre mondiali e viaggi in oriente, saranno ora a disposizione di studiosi e ricercatori: nel 2020 la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia ha riconosciuto l’Archivio della famiglia De Vecchi come bene di interesse storico particolarmente importante, un passaggio che riconosce l’interesse pubblico di questi beni, la necessità di conservarli e di condividerli con la collettività.

Numerosi sono i personaggi che emergono dalle carte e che hanno legato la propria storia non solo a Rho, ma anche a Milano e a terre lontane. Tra loro Felice De Vecchi, (1816-1862): viaggiatore, patriota e artista, che compì un viaggio nel Vicino Oriente insieme all’esploratore Gaetano Osculati, nel 1848 rientrò nella Guardia Nazionale di Milano partecipando ai moti risorgimentali. Fu socio della Società delle Belle Arti e della Società degli Artisti, quando entrambe le associazioni erano dirette da Francesco Hayez.
Ma anche Carolina De Vecchi (1878-1918): volontaria crocerossina a bordo dei treni ospedale dal 1915 e medaglia al merito per non aver abbandonato il fronte durante un bombardamento aereo.

Il riconoscimento come bene di interesse storico particolarmente importante è il punto di arrivo di un lungo percorso di conoscenza e valorizzazione, intrapreso dalla famiglia Bitto (attuale proprietaria dell’archivio e della collezione) fin dagli inizi degli anni Duemila. Prima la scoperta del materiale, abbandonato senza ordine nelle stanze di Villa Medici. Da qui l’acquisto dei beni e la loro paziente conoscenza, carta dopo carta, legame dopo legame, per una storia famigliare lunga due secoli. L’archivio è attualmente in fase di inventariazione da parte di Alice Bitto, archivista, al fine di rendere l’archivio consultabile e di restituirne la conoscenza alla comunità.

“Per il Comune di Rho è un onore la presenza di questo patrimonio archivistico ben conservato e ricco di storie affascinanti: lettere e diari, ma anche documenti sull’agricoltura, sul vino prodotto, mappe dei corsi d’acqua, registri di impresa.”
 Dichiara l’assessora alla Cultura Valentina Giro “Un sincero ringraziamento alla famiglia Bitto, che in questi anni ha salvato questo patrimonio con rara sensibilità e attenzione, e che ora continua a lavorare per valorizzarlo e renderlo fruibile.”

Tra il patrimonio conservatosi non si stimano solo carte: vi sono libri di viaggio, disegni, quadri e oggetti personali, nonché manufatti portati da Felice De Vecchi dal suo viaggio in Oriente. Parte della collezione è stata esposta nell’ottobre 2013 in una mostra (Giornale di carovana. L’Oriente attraverso gli occhi di un patriota milanese dimenticato: Felice De Vecchi) organizzata con la collaborazione della Biblioteca popolare di Rho presso Villa Burba e curata da Alice Bitto.

Diverse sono state le iniziative di divulgazione, dalla mostra del 2013, alla pubblicazione del diario di viaggio di Felice De Vecchi (Felice De Vecchi, Giornale di Carovana. Brano di un viaggio nell’Armenia, Persia, Arabia ed Indostan fatto negli anni 1841–42, a cura di Bitto Alice, Luni Editrice, 2016, 2 voll), al lavoro di ordinamento e descrizione dell’archivio iniziato da Alice Bitto, che dopo gli studi in Filosofia ha conseguito una seconda laurea in Archivistica e iniziato il percorso della Scuola di Specializzazione in Beni archivistici e librari presso l’Università La Sapienza. L’archivio rientra, inoltre, nella rete della Casa degli Esploratori.
Obiettivo, oltre a alla tutela, è quello di restituire alla conoscenza collettiva un pezzetto di storia comune, aprire alla comunità la fruizione di un bene culturale che, come tale, dovrebbe offrire a ognuno luogo di scoperta e arricchimento.


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