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F u g g e v o l e z z a, da Il tessuto dell’anima

Arte, Cultura & Società

di Rossella Cerniglia 

Quando si svegliò, per un attimo, forse, ricordò quel che aveva sognato. Dico “forse” perché, spesso, neppure l’ultimo sogno della nottata si ricorda per intero.

Poi il sogno dileguò, si allontanò da lei prendendo una strada dentro di lei che non le apparteneva. E lo sentiva dentro e non lo trovava.

Ecco, ora questa sensazione era ben presente, e lo era stato altre volte, sempre allo stesso modo: l’impressione di qualcosa di conosciuto, di ben conosciuto, che sfuggiva. Rasentava la percezione cosciente, e lei era lì, con le trepide mani della coscienza pronte ad afferrarlo, quasi fosse il pesce viscido e sgusciante di uno stagno. Lo sentiva affiorare dal profondo dell’ombra sino al margine di essa senza arrivare alla luce, e tornare ad immergersi con tutte le sue scaglie lucenti che gettavano un fulmineo indistinto barbaglio. Non aveva fatto a tempo a tirarlo su, per quanto fosse stata lì lì per farcela.  Il “pesce” – ovvero  la “cosa”, quale che fosse – s’era nuovamente inabissata. Era come la parola che ci si ritrova  in punta di lingua e che non si riesce a pronunciare, qualcosa che chiede caparbiamente di esserci, di avere un corpo, senza riuscire a conquistarlo.

 Provava, ora, un profondo struggimento, perché il sogno c’era stato, ne percepiva ancora l’incerta atmosfera, chiara e confusa a un tempo, intensamente presente eppure vaga, ignota, ne sentiva l’aura emanare dentro di sé, risonante e pervasiva, sostanza che non aveva forma.

E si domandava dove tali cose andassero a finire, ammesso che avessero avuto un inizio. Quale fosse il luogo di tali esseri amorfi, di questi aborti di realtà. Dove erano relegati? E perché, da dove stavano, mandavano alla coscienza quel segnale così pungente e incisivo, così denso e variegato e così indecifrabile e amorfo?

 E passati molti secoli e millenni, non saremmo stati anche noi  tale misera fuggevolezza? Di fronte all’imperio dell’eternità non saremmo stati anche noi la stessa fuggevolezza senza più una forma nel fuggire?                                                                                    

 


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