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Fino a che punto Biden teme l’orso russo?

Mondo

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alle ore: 09:58

L’illustratore Igor Belansky ritrae un Biden con il suo tipico sorriso di facciata, nel giorno in cui nega all’Ucraina i missili per colpire la Russia. Impossibile, però, che non sia pensieroso, conducendo gli Stati Uniti in un retromarcia, a cui il Cremlino plaude come una “decisione ragionevole”. E si accentuerà la parodia media russi che vede nel presidente democratico un agente dell’imperialismo statunitense che ha contribuito a mettere in scena una messinscena per il pubblico americano e ha  voluto spingere gli ucraini a fidarsi di chi alla fine sa solo voltare le spalle?

Questa forse ormai è una guerra di sfinimento, che rispetto ai piani militari della prima ora sta vivendo un’altra fase, tutta in area Donbass. Un conflitto che si protrae da troppo tempo, nel quale tanto le parti che si combattono sul terreno, quanto quelle che le sostengono dall’esterno, si sentono in un vicolo cieco e non vedono l’ora che tutto finisca. Così pure l’ipotesi di azioni ucraine molto più profonde, ampliando il fronte di guerra, realisticamente comincia ad apparire agli Stati Uniti soltanto come un ulteriore fattore di complicazione.

La forza degli interessi in generale non riesce più evidentemente a giustificare perdite e svantaggi, di varia natura, che si trovano a subire tutti i paesi direttamente o indirettamente coinvolti. Vi sono soprattutto spettri che si agitano in campo occidentale, che spingono a valorizzare i rapporti degli apparati di sicurezza, rivalutare la situazione sul campo, temere l’alta probabilità di un conflitto di lunga durata.

Si registra da settimane pertanto una volatilità nascosta delle posizioni degli alleati Nato, lungo diversificate e poco convergenti direttrici geopolitiche. L’UE è stata duramente colpita dalla crisi in Ucraina, dove i suoi maggiori membri – Germania e Francia – avevano perseguito propri importanti obiettivi commerciali. L’Europa in generale poi sente di non poter mollare del tutto la Russia e la Cina.

E se questa guerra non si fermasse mai? Anche l’America non è inconsapevole di questo rischio. I leader dell’Unione europea si stavano preoccupando per il nuovo pacchetto di aiuti militari, richiesto da Zelensky, che avrebbe incluso anche sistemi di missili a medio-lungo raggio? Non sappiamo quanto possa aver influito, ma è una retromarcia in piena regola. Quanto meno sul pieno comunicativo. Oltre che, ovviamente, sul piano strettamente militare.

Gli Stati Uniti non invieranno all’Ucraina sistemi missilistici in grado di raggiungere la Russia. No quindi ai sistemi d’arma capaci di lanciare da veicoli mobili raffiche di razzi sino a 300 chilometri contro bersagli terrestri,  ben oltre il limite di gittata, 25 chilometri, finora forniti agli alti comandi di Kiev permettendo loro di infliggere dure perdite ai russi, anche attraverso blitz fuori confine contro impianti di rifornimento o piccoli villaggi dell’odiato invasore.

Ripreso dalla Reuters, ecco dunque il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che rivede la strategia anti Cremlino, annunciando una variazione di programma che smentisce attese e ipotesi circolate fino alla scorsa settimana. Un vero e proprio sovvertimento del paradigma del sostegno pressoché totale al governo ucraino. E lo stop della Casa Bianca è talmente eclatante da riscuotere l’immediato plauso russo, addirittura attraverso una presa di posizione via Telegram di Dmitri Medvedev, che per il ruolo rivestito rappresenta il vicario di Vladimir Putin, essendo il numero due del Consiglio di sicurezza della Federazione russa.

La soddisfazione di Mosca per il minor supporto USA a Kiev ha come corollario affermazioni che prospettano contromisure inevitabili, qualora le forze armate ucraine attaccassero il suolo russo, volte a colpire i centri di simili decisioni, reputate scellerate, lasciando intendere ancora che alcuni di essi non sono neppure nel territorio di Kiev. Ed è tutto dire.

Intanto, anche la Cina tira un respiro di sollievo. Ha senz’altro creduto di poter star lontana dalla crisi ucraina senza troppi problemi, soprattutto perché la Russia non si è schierata contro l’Unione Europea e gli Stati Uniti nella crisi ucraina. Pechino in fondo ha considerato tutto quasi una sorta di questione interna solo per europei e americani, se lo desiderano. Purché nessuno attacchi i cittadini o gli interessi cinesi, ma soltanto i russi, entro determinati limiti. Dietro alle decisioni di Biden c’è verosimilmente sempre uno sguardo rivolto verso l’Impero celeste.

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