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Fratello senza nome e senza volto

Arte, Cultura & Società

di Daniela Piesco

Fratello senza nome e senza volto
da una verde trincea t’han dissepolto.

Dormivi un sonno quieto di bambino,
un colpo avea distrutto il tuo piastrino.

Eri solo un fante della guerra,
muto perché ti imbavagliò la terra.

Ora dormi in un’urna di granito,
sempre di lauro fresco rinverdito.

E le madri che non han più veduto
tornare il figlio come te caduto,
nè san dove l’abbian sepolto,
ti chiamano e rimangono in ascolto.

Oh, se mai la voce ti donasse Iddio
per dire: “O madre, il figliol tuo son io”

Renzo Pezzani

Agli Eroi di Guerra senza nome, che hanno combattutto per la Patria durante la prima Guerra Mondiale, va l’omaggio più alto dello Stato Italiano, che scelse il Vittoriano a Roma per custodire la salma del Milite ignoto.

Il mastodontico Altare della Patria, dedicato a Vittorio Emanuele II, diventò così un monumento nazionale, dove al centro del primo livello, sotto la Dea Roma, giace il corpo di un soldato non identificato.

Ma Chi era il Milite ignoto?

Era un combattente italiano senza nome, scelto da una donna di Trieste, tra un gruppo di militari caduti in battaglia e mai identificati.

Fu una commissione a rintracciare undici vittime ignote, senza nome , inumate nei territori dove furono più aspri i combattimenti.

I cadaveri dei soldati vennero messi in bare tutti uguali e disposti in fila nella navata centrale della Basilica di Aquileia a Udine.

La scelta fu fatta da una popolana, Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo, il cui figlio Antonio si era arruolato nelle file italiane sotto falso nome essendo suddito austro-ungarico, caduto in combattimento nel 1916.

La salma dell’Ufficiale fu recuperata al termine del combattimento e tumulata.

Il S.Ten. Antonio Bergamas venne ufficialmente dichiarato disperso quando un violento tiro di artiglieria sconvolse l’area ove era stato sepolto e, conseguentemente, non potendosi più riconoscere la sepoltura, l’Ufficiale fu giuridicamente dichiarato disperso.

La donna entrò in Chiesa e si fermò davanti ad uno dei feretri, lì probabilmente ci sarebbe stato suo figlio, un ragazzo che aveva disertato la leva con l’esercito austriaco per combattere a fianco degli italiani.

La scena viene descritta come straziante

Poi, la salma venne trasferita in treno a Roma.

Ad ogni stazione il convoglio ferroviario fece una sosta, tra gli applausi degli italiani, radunati per omaggiare l’eroe simbolo: il Milite ignoto, morto a difesa della Patria.

Al Milite Ignoto fu concessa la medaglia d’oro con questa motivazione:

“Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria.”

Il protocollo della celebrazione della festa della Repubblica prevede che venga deposta una corona d’alloro al Milite Ignoto all’Altare della Patria e poi si svolga la parata militare, alla quale partecipano le cariche più alte dello stato

Ma come mai è stato scelto proprio il giorno del 2 giugno?

Il 2 giugno di ogni anno si festeggia la nascita della Repubblica Italiana.

La data ricorda il referendum del 1946 che dopo la Seconda Guerra Mondiale ha sancito la fine della monarchia e la nascita della Repubblica.

Ma la festa della Repubblica non è stata sempre il 2 giugno.

Nel 1977, con la legge numero 54 del 5 marzo, a causa di una situazione economica difficile, la Festa della Repubblica fu spostata alla prima domenica di giugno.

Solo nel 2001, con la legge numero 336 del 20 novembre 2000, la festività del 2 giugno fu reintrodotta.

La nascita della Repubblica italiana

Per comprendere il significato del 2 giugno e della Festa della Repubblica, è importante ripercorrere la storia italiana dell’ultimo secolo.

Fino al 1946 l’Italia era una monarchia costituzionale, regolata dallo Statuto Albertino.

Il 2 e il 3 giugno 1946 si è tenuto il referendum istituzionale indetto a suffragio universale e tutti gli italiani, comprese le donne che votavano per la prima volta, sono stati chiamati alle urne per scegliere la forma di governo preferita: monarchia o repubblica.

Con 12.718.641 voti contro 10.718.502 gli elettori scelsero la repubblica e la famiglia Savoia, fino ad allora al comando della monarchia, fu esiliata.

Il 2 giugno gli elettori scelsero anche i componenti dell’Assemblea Costituente, a cui fu affidato il compito di redigere la nuova costituzione.

La città libera

Il nome Repubblica significa stato di Città libera, governato dal popolo, per ben un comune.

In una repubblica cioè,si vive in un paese libero e democratico, al contrario di chi vive in una dittatura o in una monarchia.

Lo stato è retto da un capo che rappresenta la collettività, essendone eletto direttamente o indirettamente.

Le prime forme di governo repubblicano si possono individuare nella maggior parte delle “poleis” greche.

A Roma, il potere risiedeva effettivamente e ufficialmente nel popolo, anche se nella pratica si trovava nelle mani di limitate classi, almeno in un primo tempo.

La forma repubblicana è ormai quella preferita da tutti gli Stati, particolarmente da quelli di nuova formazione – specialmente a partire dalla seconda guerra mondiale in poi.

Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza

“Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.”

Così Sandro Pertini ricordava i fratelli senza nome .

Alessandro (Sandro) Pertini è stato il settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985 eletto al sedicesimo scrutinio.

Diventato presidente, rifiutó di trasferirsi nei lussuosi appartamenti del Quirinale scegliendo di continuare a vivere nella sua casa a Roma (una mansarda di 35 metri quadri) con la moglie Carla Voltolina, conosciuta negli anni della Resistenza.

E come non concludere questo breve viaggio nel tempo con le sue parole :

Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati.”

Daniela Piesco

Vice Direttore Radici

Www.corrierenazionale.net


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