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Giamaica” o “semaforo” – come sarà la Germania dopo Merkel?

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 Markus Krienke

Non è diventata la “notte lunga”. Già alle ore 18 si delineava il risultato, che poi è stato confermato all’1 di notte incirca: l’SPD con 25,8% ha leggermente superato la CDU che nonostante avesse evitato gli scenari più tremendi che la prognosticavano a 21%, ha ottenuto la seconda volta di fila il peggiore risultato della sua storia. Infatti, il partito della Merkel ha perso ancora 8,8 punti sui già deludenti 32,9% di quattro anni fa.

Dopo 16 anni di “avanti così” nello stile Merkel, i tedeschi hanno dunque votato decisamente per il cambiamento, sotto il segno della trasformazione verde e digitale della società (Verdi e Liberali insieme hanno preso tanti voti quanti ciascuna dei due partiti più grandi), ma su una base di solida borghesia, che per ora però viene piuttosto identificata con la socialdemocrazia di Scholz: 1,4 milioni di voti ha perso la CDU senza la Merkel allo sfidante socialdemocratico.

Già da quest’ultimo dato, infatti, si capisce quanto i tedeschi prima avevano identificato stabilità e prosperità del Paese con la figura di Angela Merkel. E che la debacle per la CDU poteva essere addirittura più grave considerando che il 45% dei tedeschi avrebbe votato direttamente per il candidato socialdemocratico, se un voto diretto fosse possibile, mentre Armin Laschet avrebbe ottenuto soltanto il 14% dei consensi. Numeri incredibili se si considera che ancora un anno e mezzo fa qualche voce nel partito suggeriva che fosse meglio non presentare un proprio candidato al cancellierato, e che ancora a giugno di quest’anno, con il partito a 15%, Olaf sembrava a molti fuori dalla realtà ad annunciare convintamente di voler conquistare il cancellierato a Berlino.

A salvare la CDU da perdite ancora più consistenti era però l’effettiva paura di una coalizione di sinistra tra SPD, Verdi e Die Linke: 71% dei votanti CDU indicano come motivazione della loro scelta la preoccupazione di evitare una tale coalizione “rosso-verde-rosso”. Die Linke, a sua volta, non ha superato la soglia di sbarramento, entrando nonostante il solo 4,9% dei consensi attraverso i loro tre candidati eletti direttamente.

Per il “partito sorella” della CDU, ossia la CSU in Baviera, la situazione non è più rosea: il partito del candidato Söder, il più grande rivale di Laschet per la candidatura al cancellierato, ha ottenuto con il 32,5% il risultato peggiore dal 1949, superando comunque lo sbarramento a livello nazionale dei 5%.

Accanto alla socialdemocrazia, giustamente la vera vincitrice di queste elezioni, ci sono i liberali di Christian Lindner che nella prima volta della loro storia hanno ottenuto per la seconda volta di fila un risultato oltre i 10%, e ciò dopo la loro espulsione dal parlamento nel 2013. La convincente campagna elettorale che puntava sui giovani e la trasformazione digitale della società, ha reso loro – e non i Verdi – la preferenza dei giovani che hanno votato per la prima volta. Parlando degli under-30, il partito più forte è – sebbene al di sotto delle aspettative – il partito di Annalena Baerbock: meno di uno su 4 degli under-30 (22%) hanno dato la loro preferenza ai Verdi, prima dell’FDP (20%) e dell’SPD (17%). La CDU poteva convincere solo un giovane su dieci (11%).

Un chiaro segnale, questo, che i giovani si sono espressi chiaramente per la trasformazione verde-blu, cioè per unire le politiche sull’ambiente e sul clima con le tecnologie digitali e una politica economicamente responsabile che le concili con un’industria forte e competitiva.

Siccome tra Verdi e Liberali continuano a sussistere profonde differenze rispetto al ruolo dello Stato, da un lato, e della libertà economica, dall’altro, la loro intesa non sarà facile, eppure è proprio questa intesa intorno alla quale ruota la possibilità di un futuro governo tedesco.

Questa possibilità consiste ora sostanzialmente in un’alternativa, dato che la Grosse Koalition è stata esclusa già prima delle elezioni: da un lato, Laschet avanza nonostante la sconfitta la pretesa di governare in una coalizione “Giamaica”, cioè tra CDU, Verdi e Liberali, mentre dall’altro lato Scholz reclama la prerogativa a governare del partito più forte che sarebbe in una coalizione “Ampel” (“semaforo”) in cui è l’SPD a coalizzarsi sempre con Verdi e Liberali. E i problemi iniziano appunto proprio qui.

Dal momento che entrambi i grandi partiti borghesi reclamano la pretesa del cancellierato, sono Verdi e Liberali in effetti a decidere chi dei due effettivamente sarà il partito leader in Germania. Un “potere” che in passato casomai avevano i Liberali da soli, nella maggior parte delle coalizioni prima che con Schröder nel 1998 salissero i Verdi al potere. I Liberali di Lindner preferirebbero la CDU, mentre i Verdi ovviamente sono portati verso l’SPD. Sono loro che alla fine sembrano più decisi nella loro scelta per Scholz che non i Liberali per Laschet, anche se le affermazioni di Lindner al caldo dopo le prime proiezioni erano piuttosto evidenti, e hanno strappato un sorriso sul volto di Laschet in una serata abbastanza da dimenticare.

A favore dell’opzione CDU, per i Verdi e Liberali potrebbe giocare il fatto che i democristiani sembrano decisi di voler assumersi la responsabilità di governo a (quasi) ogni costo, il che li renderebbe più accondiscendenti per le richieste dei Verdi e Liberali. Inoltre, Laschet è un politico noto per le sue capacità di creare consensi e riunire formazioni anche eterogenee dietro di sé, considerando le effettive difficoltà per Verdi e Liberali di stare insieme nello stesso governo.

Molti ricorderanno, infatti, che l’ipotesi “Giamaica” è fallita nel 2017, rendendo poi necessaria la terza “Grosse” in quattro periodi di legislatura Merkel, proprio per l’incompatibilità tra Verdi e Liberali, per cui Lindner si è assunta la responsabilità impopolare di abbandonare le trattative di coalizione dopo che con i Verdi era impossibile raggiungere alcun accordo.

Oggi, i Verdi saranno forse più pronti a eventuali compromessi, anche perché per loro in questo momento il bicchiere è decisamente mezzo vuoto: sebbene hanno migliorato il loro risultato del 2017 da 8,9% a 14,8%, sono rimasti molto indietro alle aspettative di alcuni mesi fa che per un momento nutrivano persino la speranza di vedere Baerbock cancelliera.

Per quanto riguarda l’Alternative für Deutschland (AfD), con la perdita di 2,3% dei consensi a livello federale è stato fermato il loro volo, e ciò soprattutto grazie alle parti occidentali della Germania. Nei Länder orientali, dove il partito è purtroppo considerato da molti come una realtà normale nello spettro democratico, è invece riuscito ad affermarsi. In Turingia il partito è addirittura la prima forza politica con 24%, davanti all’SPD e la CDU.

In Mecklenburg-Vorpommern, dove ieri si sono svolte contemporaneamente le elezioni regionali vinte dall’SPD, è diventato il secondo partito, lasciando alle spalle la CDU. Questo preoccupante radicamento in alcune zone orientali si esprime nell’aumento dei “mandati diretti” che il partito ha ottenuto, aumentandoli da 3 ad almeno 15, specialmente tra la Turingia e la Sassonia.

Per quanto riguarda la rappresentazione nel Bundestag, però, si può comunque affermare che le forze estreme sia di destra che di sinistra sono state decisamente fermate dagli elettori. Per quanto riguarda l’attuale situazione che alla fine della serata ha confermato il prognostico delle ore 18, ossia l’alternativa tra “Giamaica” e “semaforo”, si delinea dopo una “notte breve” un periodo probabilmente molto lungo di trattative, sia perché si tratta della situazione finora inedita di formare un governo a tre partiti, sia per il nuovo potere dei due partiti minori dei Verdi e Liberali che ci metteranno molto a trovare accordi.

In un certo senso, anche la Germania si trova di fronte a un problema dai colori “verde” e “giallo” che sebbene politicamente significano tutt’altro che nel contesto italiano, annunciano future difficoltà.

Così, mentre qualcuno ipotizza già che sarà ancora Angela Merkel ad augurare ai tedeschi un buon anno nuovo, Olaf Scholz ha preteso che il nuovo governo dovrà essere insediato entro Natale.

foto repubblica.it


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