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Giustizia: la Camera approva la riforma, ora al Senato

Politica

Dopo 5 mesi di lavoro la riforma della Giustizia voluta da Draghi e firmata da Cartabia e’ passata alla Camera con 396 si’, 57 no e 3 astenuti. Sedici assenti e due contrari in M5s. A settembre il testo passera’ in Senato per diventare legge.

 Approvata ieri alla Camera dei Deputati la riforma sul processo penale voluta dalla guardasigilli Marta Cartabia con 396 sì, 57 no e 3 astenuti, che adesso passa al Senato.

L’obiettivo è quello di diminuire i tempi dei processi penali, potenziare le garanzie difensive e tutelare la vittima dei reati e allo stesso tempo assicurare una ragionevole durata del processo. Il disegno di legge si compone di 2 articoli: l’articolo 1 prevede una serie di deleghe al Governo, che dovranno essere esercitate entro un anno dall’entrata in vigore della legge; l’articolo 2 introduce delle novità nel codice penale e al codice di procedura penale, immediatamente precettive.

La legge introduce il principio di improcedibilità, ovvero il termine massimo del processo fissato a 2 anni per l’appello e a 1 anno per la Cassazione, tempo che può essere esteso rispettivamente a 3 anni e a 18 mesi. Se non verranno rispettati questi tempi verrà definita improcedibile l’azione penale e non si potrà andare avanti nel processo.

Tuttavia, per i reati di terrorismo, associazione mafiosa, violenza sessuale e traffico di stupefacenti non è previsto il tempo massimo del processo può essere esteso senza limiti di tempo, mentre l’improcedibilità non ci sarà per quei reati punibili con l’ergastolo. 

Un altro obiettivo della riforma è quello di snellire i processi rendendo più appetibili i riti alternativi. Per il patteggiamento, quando la pena definitiva è superiore ai 2 anni e l’accordo tra le parti si estende alle pene accessorie e alla confisca facoltativa dei beni, il Governo dovrà intervenire per ridurre gli effetti extra-penali della pena, mentre nel giudizio abbreviato dovrà intervenire sulle condizioni per l’accoglimento della richiesta subordinata a un’integrazione probatoria, prevedendone l’ammissibilità solo se l’integrazione risulta necessaria ai fini della decisione e se il procedimento speciale produce un’economia processuale in rapporto ai tempi di svolgimento del giudizio dibattimentale.

Il Governo dovrà inoltre prevedere che la pena inflitta sia ulteriormente ridotta di un sesto nel caso di mancata proposizione di impugnazione da parte dell’imputato.

Un altro metodo per accelerare i tempi del processo è implementare la digitalizzazione della Giustizia. Per favorire la riformulazione di un processo penale telematico, è stata richiesta l’approvazione di un piano triennale per la transizione dell’amministrazione della Giustizia che consenta al Ministero di costituire un comitato tecnico-scientifico per la consulenza in materia di digitalizzazione. Il decreto legge delega inoltre il Governo a individuare i casi in cui, con il consenso delle parti, la partecipazione all’atto del procedimento o all’udienza può avvenire da remoto.

Il tema del processo penale telematico afferma in generale il principio della obbligatorietà dell’utilizzo di modalità digitali tanto per il deposito di atti e documenti quanto per le comunicazioni e notificazioni. 

Redazione Corriere Nazionale


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