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GLOBSEC 2022: le soluzioni alla crisi ucraina secondo Heger e Nehammer

Mondo

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alle ore: 09:33

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Per evitare gli effetti devastanti della crisi ucraina nel resto del mondo bisogna agire “presto” ed essere inclusivi. Ma occorre anche tenere conto di tutti i possibili scenari della guerra, tracciando “una dimensione nuova”, che vada oltre i confini europei. Il primo ministro slovacco Eduard Heger e il cancelliere austriaco Karl Nehammer hanno suggerito le possibili vie per evitare l’incubo di una carestia causata dalla guerra in Ucraina durante il GLOBSEC Forum di Bratislava, la conferenza internazionale sulla sicurezza e la politica estera che riunisce ogni anno politici, imprese, esperti, Ong e organizzazioni internazionali che si incontrano per riflettere sulle soluzioni alle crisi globali.

Nel fitto programma di discussioni e tematiche dell’edizione 2022, i due capi di governo hanno risposto alle domande che più occupano il dibattito pubblico sulla guerra in Ucraina. Il timore di una carestia che potrebbe interessare alcune popolazioni del mondo a causa dei carichi di cereali bloccati nei silos in Ucraina per la guerra è stato il principale punto di confronto nel panel “Bruciare il granaio, l’impatto più grande dell’aggressione della Russia in Ucraina”, nel corso del quale i due politici hanno risposto alle nostre domande.

**Primo minisitro, mi permetta di cominciare con lei chiedendole quali sono le questioni che ritiene sia più urgente risolvere ora che siamo a 100 giorni dall’inizio della guerra. **

“Come prima cosa abbiamo sentito ieri dall’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che hanno bisogno prima di tutto di armi per difendersi. La seconda questione più importante sono le esportazioni bloccate di cereali. Lo ha detto anche la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Queste merci devono essere consegnate nel resto del mondo rapidamente, perché altrimenti andremo incontro a una grande carestia. Non lo immaginavamo all’inizio. Quando Putin ha lanciato l’aggressione poi abbiamo iniziato a capire l’impatto che avrebbe avuto per l’Unione Europea. E ora vediamo chiaramente come stia terrorizzando delle persone che vivono in un’altra parte del mondo e che non hanno nulla a che fare con questa guerra spingendole verso una grande carestia che potrebbe causare una grande ondata migratoria e lasciare spazio a una forte instabilità. Per questo dobbiamo agire molto rapidamente. La priorità assoluta è quella di aiutare gli ucraini a mettere in sicurezza i porti per far sì che il grano da esportare sia caricato sulle navi, perché sappiamo che spostare le merci sul trasporto su ferro rallenterebbe le esportazioni sulle grandi rotte”.

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Cancelliere, qual è la sua opinione in merito? La situazione cambia di poco quando si parla dell’Europa. Abbiamo sentito il forte avvertimento delle Nazioni unite su una possibile crisi alimentare che potrebbe durare per anni se questa situazione non verrà affrontata e risolta ora. Ma sappiamo anche dall’inizio di aprile che per il momento l’Ue è ampiamente autosufficiente dal punto di vista alimentare.

“Credo che quello di cui abbiamo bisogno ora è di una via d’uscita per il grano dall’Ucraina. Per esempio il Segretario generale delle Nazioni Unite ha avviato due missioni per aiutare a creare dei corridoi che possano permettere al mais di uscire dall’Ucraina. In una conversazione telefonica il presidente Putin ha assicurato che non attaccherà le esportazioni di mais. Abbiamo parlato del porto di Odessa, del fatto che è stato riempito di mine e lui mi ha detto che tocca agli ucraini sminarlo. Io gli ho detto che è una buona idea, ma gli ho chiesto anche di garantirmi che le truppe russe non colpissero il porto, e lui ha accettato. Ma sono solo parole e non sappiamo se saranno rispettate. E abbiamo bisogno delle Nazioni unite perchè nel prossimo futuro ci sarà bisogno di liberare i porti. In questa fase noi ora dobbiamo supportare le esportazioni di semi, mais e grano dall’Ucraina”.

Ma come possiamo assicurarci una valida soluzione nell’immediato? Non una che sia necessariamente adatta per il lungo termine, dato che il miglioramento dell’infrastruttura è un altro capitolo della questione quando si tratta di trasporto su rotaia, ma una che ci aiuti nel giro di un mese o sei mesi in vista del prossimo raccolto.

“Questa è la prima preoccupazione, mettere al sicuro i porti, Quello di Odessa e tutti gli altri, trovando una soluzione che metta i russi da una parte e gli ucraini dall’altra e permettere ai prodotti di lasciare il Paese. Una volta che il Paese sarà messo in sicurezza si potrà anche procedere con la nuova semina per il nuovo raccolto. In quanto granaio del mondo queste sono le priorità non solo per l’Ucraina, ma per l’intero mondo. Lo dobbiamo rimarcare anche davanti a Vladimir Putin: dobbiamo fargli capire che queste sono priorità globali e dobbiamo fare pressione su queste. Dobbiamo restare uniti e metterlo difronte ai problemi che sta causando per liberare la strada per assicurare cibo al resto del mondo. Poi, in un secondo momento, potremo parlare di ricostruire le infrastrutture in Ucraina. Non vogliamo che questo Paese collassi davanti ai nostri occhi per mancanza di risorse. L’Ucraina non può gestire la situazione da sola”.

“Ma perchè i Paesi africani sono rimasti neutrali nel condannare l’aggressione all’Ucraina mentre loro per primi risentono del blocco delle esportazioni alimentari? Quanto sarebbe utile che i paesi africani elaborassero soluzioni comuni rispetto all’adozione delle sanzioni?

“Questa è davvero una bella domanda, perché dobbiamo accettare che se nell’Occidente abbiamo pareri comuni, questo può non avvenire nel resto del mondo. E questo resto del mondo è enorme. Abbiamo parlato della Cina, dell’India, dell’Africa. Quello che dobbiamo fare è cercare alleati e convincerli, proteggerli. Abbiamo parlato di esportazioni di mais e di grano, ma non di fertilizzanti. E in un intervento durante la scorsa riunione del Consiglio europeo il presidente dell’Unione africana Macky Sall ci ha riferito sul bisogno che loro hanno di fertilizzanti”.

Dobbiamo essere capaci anche di persuadere gli altri partner globali e convincerli a unirsi a noi, perché se ad esempio l’India non è parte della soluzione, se non lo sono gli Stati Uniti e se non lo sono neanche i Paesi africani, allora non avremo un rimedio a tutto questo. Questo sarà grave perché una crisi alimentare è il primo passo per una crisi della sicurezza che noi non vogliamo. Per questo dobbiamo convolgerli. Questo approccio aiuterà tutti. Si uniranno a noi”.

Eduard Heger
Primo ministro slovacco

“Quando la guerra in Ucraina è cominciata la solidarietà in Europa si è fatta sentire e per la prima volta abbiamo mostrato unità contro l’aggressione russa. In quel momento il mondo ci ha osservato e gli Stati africani ci hanno criticato per essere stati solidali per un evento accaduto in Europa e per non esserlo stati affatto con le crisi africane degli anni scorsi e per dare un valore diverso alla vita di un europeo e alla vita di un africano. E noi dobbiamo riflettere su questo. La ragione per cui non appoggiano le nostre iniziative è perché loro pensano ‘ora è il vostro turno, volete che appoggiamo le vostre sanzioni contro la Federazione russa, ma noi abbiamo bisogno del mais della Russia, quindi perché dovremmo sostenervi se abbiamo bisogno dei fertilizzanti russi?’ Credo che dobbiamo davvero mostrare il nostro interesse a questo continente in maniera credibile

“Ai Paesi a noi vicini diciamo che se si vogliono unire a noi devono cambiare. Ma alla luce di queste sfide globali constatiamo che c’è bisogno di una riforma delle organizzazioni globali. Perché come ha detto Karl i Pasi di altri continenti ci chiedono dove eravamo quando loro erano nei problemi, ed è una domanda legittima visto che noi siamo quelli che rispettano la democrazia, le libertà, lo stato di diritto, la giustizia. Come si può continuare a dire che restiamo fedeli a questi valori se non trattiamo tutti allo stesso modo?”

Nei primissimi giorni di guerra abbiamo parlato della strategia della russia di utilizzare le forniture energetiche come un’arma. La domanda che un nostro spettatore, Hendik, ci pone è: la Russia sta usando ora la carta della crisi alimentare? Siria, Libano ed Egitto sono fortemente dipendenti dal grano proveniente dall’Ucraina e dalla Russia. Le carenze di cibo causeranno nuove ondate di rifugiati?

“Putin sta usando tutte le carte a sua disposizione. Prima le forniture di cibo, poi l’informazione, e l’abbiamo visto con le guerre ibride che abbiamo subito in Slovacchia e negli altri Paesi dell’Europa orientale. Una quantità enorme di false informazioni, di mistificazioni. Non ce ne erano mai state così tante quanto negli ultimi mesi. Quindi la questione è sì, sfrutterà tutto ciò che è nelle sue mani per scombussolarci, dividerci, perchè questo è il solo strumento a sua disposizione al momento. Non ha un grande esercito, come tutti pensavano e come probabilmente anche lui pensava. Non potendo soppiantare l’Ucraina così rapidamente userà qualsiasi strumento spregevole per ottenere progressi. Ma noi non dobbiamo spaventarci, credo che siamo abbastanza forti. Dobbiamo solo capire su quali principi lavorare e quali soluzioni studiare. Basta vedere a quello che è successo nelle ultime settimane a Danimarca, Finlandia e Svezia. Le scelte in termini di sicurezza che hanno adottato non sarebbero mai state possibili. Questo significa che anche se l’aggressione all’Ucraina è scellerata, di fatto sta attivando un processo che probabilmente non avremmo mai imboccato. E questo è motivo di grande speranza, perché se seguiamo gli stessi principi sarà più facile per altri Paesi aderirvi. E sulla questione alimentare, siamo convinti che ci sono soluzioni percorribili, ma abbiamo bisogno del sostegno di ancora più partner. La messa in sicurezza del porto di Odessa sarà una prova per la nostra capacità di mettere in sicurezza l’intera Ucraina e permettere alle esportazioni di riprendere. Se facciamo questo, sarà già un grande passo in avanti”.

Ora una domanda da Alexandra Berezovsky, a cui chiedo scusa se stessi pronunciando il suo nome in maniera errata. Chiederei a entrambi i nostri ospiti se fossero disposti a ritirare le sanzioni in cambio dell’offerta di Putin a liberare i porti ucraini del mar nero. Cancelliere, lei ha parlato con Putin della questione della sicurezza alimentare. Le ha riferito che sarebbe stato a favore di consentire alle navi di partire dai porti, ma le ha detto che questo sarebbe dipeso sal ritiro delle sanzioni.

“Ha detto lo stesso anche a Olaf Scholz e a Emmanuel Macron, che lo ha sentito dopo la mia chiamata. Non ha parlato di sanzioni quando si riferiva alla possibilità di agevolare le esportazioni di mais dai porti del mar Nero. La domanda è quanto ci si può fidare del presidente della Federazione russadopo averci parlato. Noi da parte nostra possiamo fare diverse cose, come ha detto Eduard. Liberare il posto di Odessa è molto importante, ma dall’altra parte non sappiamo quanto durerà questa guerra. Il mondo ha bisogno di mais ora e dobbiamo capire anche se lui può essere un partner importante per favorire le importazioni”.

Certo, ma come si fa a capirlo? Capire se ci si può fidare o no comporta un prezzo alto da pagare..

Non dobbiamo accettare che si leghi la questione delle sanzioni con quella delle esportazioni di mais. Questo deve essere importante e ora più che mai abbiamo bisogno delle Nazioni unite e del lavoro che sta facendo al meglio il Segretario generale per vedere quanto possiamo andare lontano.

Karl Nehammer
Cancelliere austriaco

Primo ministro, la sua opinione sull’argomento.

“Ritengo che la rimozione delle sanzioni non essere l’elemento determinante per liberazione dei porti. Sono questioni slegate, totalmente. Dobbiamo invece includere altri partner nella nostra azione, non si tratta solo del commercio tra Unione europea e Russia. Allo stato attuale i negoziati sono fermi perché il presidente Putin non permette a nessuno di negoziare con lui. Lo dobbiamo ammettere, lui sta solo cercando di portare a termine il suo piano e io non ho speranze nella ripresa dei negoziati. Per questo abbiamo bisogno di una terza forza che permetta di garantire la sicurezza come un arbitro. Solo così possiamo ottenere il grano, ma dobbiamo anche tenere aperti dei corridoi verdi, agendo su tutti i fronti e con tutti gli strumenti a disposizione. Dobbiamo tenere in conto tutte le possibilità, perché solo così avremo successo. La situazione è difficile e le resposte sono poche difronte a così tante domande. Solo se lavoriamo convintamente e cerchiamo nuove risposte insieme potremo arrivare a un risultato”.

Mi chiamo Pavel e sono un’analista della politica estera slovacca. Voglio chiedere a lei, cancelliere, anche a titolo personale, se ha un rapporto privilegiato con Vladimir Putin.

“No, non ho nessun rapporto privilegiato con lui. Ma credo sia necessario nel corso di una guerra parlare a entrambe le parti. Quando ho deciso di andare prima in Ucraina e poi di incontrare il presidente Putin ho informato la presidente della Commissione europea, il presidente del Consiglio europeo, il cancelliere tedesco e il presidente polacco, che è stato uno degli alleati più critici sulla mia iniziativa. Quando sono stato lì mi sono ritrovato davanti a un uomo immerso in una logica tutta sua. Prima di andare a Mosca sono passato da Bucha, era la prima volta nella mia vita che ho visto un massacro del genere e credo fosse necessario confrontarsi con lui su questo. Parlare al telefono non basta, serve guardarsi negli occhi. La posizione dell’Austria ora è cambiata. In passato siamo stati sempre attenti a dichiarare la nostra neutralità, ma ora non è più possibile. Siamo stati chiari: abbiamo aderito al pacchetto di sanzioni dell’Unione europea, abbiamo appoggiato la fornitura di armi all’Ucraina. Non abbiamo tempo, servono soluzioni ora. Ne va del valore che diamo alla sicurezza in europa. Per esempio come Austria siamo in una posizione più particolare rispetto alla Slovacchia. Abbiamo dato protezione a 75 mila ucraini e lo facevamo già nei confronti dei 21 mila rifugiati provenienti da Afghanistan e Siria. Cosa succederà con la fame nel mondo e se il Nord Africa sarà destabilizzato? anche questo è importante per la sicurezza. Per questo siamo chiamati tutti a fare di più per fermare questa guerra. Prima di tutto Putin, ma anche noi dobbiamo portarlo a dire ‘stop con la guerra, non si va oltre'”.

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