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Gravidanze non pianificate, con l’app sulla fertilità c’è un rischio aumento

Scienza&Tecnologia

Pubblicata un’analisi sul British Medical Journal Sexual & Reproductive Health:  nei prossimi cinque anni l’impatto dell’applicazione potrebbe portare a circa 30.384 casi in più di donne incinte 

  donna incinta gravidanza pancia pancione – pixabay

L’applicazione per smartphone per il monitoraggio della fertilità Natural Cycles, una delle tante opzioni commercializzate come alternativa ai contraccettivi ormonali, potrebbe portare a un aumento del numero di gravidanze non pianificate. Questo è quanto emerge da un’analisi pubblicata sul British Medical Journal Sexual & Reproductive Health per cui è stata valutata l’efficacia dell’applicazione e i potenziali costi per il sistema sanitario derivanti dalle gravidanze scaturite dalle valutazioni erronee del software. Natural Cycles, l’unica app approvata dalla Food and Drugs Administration statunitense, è stata commercializzata sui social e promossa da influencer famosi, e fornisce agli utenti una serie di algoritmi di previsione della fertilità.

Scaricata più di 500 mila volte, l’applicazione ha un costo annuale di circa 58 euro. I ricercatori hanno stimato il numero di gravidanze indesiderate e i costi aggiuntivi del servizio sanitario associati all’uso dell’app nel Regno Unito per un periodo di cinque anni. Gli esperti hanno usato un modello matematico applicato su un campione di 11.287.414 donne inglesi suddivise per fasce d’età. 

Stando ai risultati dell’indagine, nei prossimi cinque anni, l’impatto dell’applicazione potrebbe portare a circa 30.384 gravidanze in più rispetto a uno scenario senza gli errori di valutazione dovuti a Natural Cycles. I costi stimati per il sistema sanitario nazionale inglese si tradurrebbero in oltre 37,3 milioni di euro nell’arco di cinque anni. Se il 77 per cento degli utenti utilizzasse l’applicazione in sostituzione di metodi contraccettivi meno efficaci, spiegano gli autori, l’impatto del software in termini di risultati sarebbe ininfluente. Tra le limitazioni del lavoro, i ricercatori evidenziano che il modello non era in grado di distinguere tra le utenti che desideravano concepire e quelle che invece volevano evitare gravidanze.

Gli scienziati precisano poi che lo studio comporta diverse implicazioni politiche, perché se le donne sono disposte a pagare per un’applicazione potrebbe essere che le soluzioni disponibili gratuitamente potrebbero non essere adeguate. “È necessaria una regolamentazione proattiva per garantire che le donne ricevano informazioni complete e accurate sui rischi, i benefici e i costi delle opzioni contraccettive – concludono gli autori – in particolare nei casi in cui le utenti non si affidano a uno specialista per scegliere la propria tipologia di contraccezione”. agi


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