fbpx

Horror vacui. Nel giorno della “Rimembranza”

Arte, Cultura & Società

 
di Roberto Chiavarini

Tra arte, psicologia e filosofia, l’uomo, storicamente ha sempre temuto il “vuoto”.

In assoluto, il vuoto interiore, è come quello esteriore.

Infatti, cerchiamo di riempire le nostre vite vuote, così come fa il Pittore con le sue tele.

Le nostre vite, sono necessariamente più vuote, soprattutto quando viene a mancare una persona Cara, alla quale siamo affettivamente legati da un Amore eterno.

Parlare anche in questa occasione di ”Horror vacui”, risulta quasi inevitabile.

Un Amico, mi ha scritto a proposito delle lacrime che versiamo per le persone “Care” scomparse, ovvero, secondo lui, l’uomo, “dovrebbe” essere sempre più forte del dolore.

Per un attimo sono rimasto sgomento ed attonito da tale affermazione ma, poi, confortato dalle mie reminiscenze, son tornato con la mente ai tempi della scuola quando, da adolescenti, imparavamo a condividere le “Sacre lacrime degli Eroi, autori di gesta leggendarie”:

…..quelle di Pericle, per esempio, che piange lacrime di dolore per la morte del figlio …
“…Un urlo stridulo devastò la quiete…i singhiozzi salirono al cielo come grida di uccelli…erano singhiozzi che tutta Atene avrebbe potuto sentire…perché Pericle per la prima volta pianse… pianse con tutta l’energia che aveva in corpo… con tutte le lacrime che non aveva pianto in anni e anni di battaglie…”

…ed ancora quelle di Ulisse mentre si abbandona al pianto…. al pianto descritto nei Poemi Omerici… dell’emotivo pianto degli Eroi leggendari, assoggettati, anch’essi, da un destino crudele.

Dunque, siamo stati abituati sin da piccoli a convivere, anche culturalmente, con le lacrime, quelle degli Eroi.

Un grande insegnamento, perché le nostre più comuni ed umili lacrime, avverso le quali non possiamo opporre alcun argine, molto spesso, prendono il sopravvento sul nostro inutile tentativo di dimensionare i tragici eventi tramati dal destino, che si accaniscono su di noi.

Ma, le nostre, restano pur sempre “sacre” lacrime di nostalgia, che finiscono per impregnare la insana ansia che, improvvisamente, insorge in noi, generatrice di una immane tribolazione interiore e che, pian piano, si impasta con i ricordi dei momenti più belli vissuti con chi abbiamo perduto per sempre.

Momenti, oramai sfocati, scaduti e decolorati dall’usura di una “Epoca” inesorabilmente trascorsa, che si espandono a dismisura, nello spazio-tempo della nostra solitudine.

Mentre, nei nostri occhi provati e rigonfi, continuano a scorrere impietosamente le sequenze di quei fotogrammi di un film muto, il cui unico sonoro, è determinato dall’urlo silenzioso e devastante che, in totale e fragile abbandono, gridiamo al cielo dal profondo della nostra anima.

Immagini ed urla di una “pellicola” oramai inesorabilmente ingiallita dal tempo, che nessuno potrà mai vedere, sentire e condividere con noi, perché è custodita nell’intimo ed inaccessibile scaffale dei ricordi, che giace nelle profondità della nostra mente.

ROBERTO CHIAVARINI
Opinionista di Arte e Politica


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE