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I limiti planetari della crescita

Ambiente & Salute

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alle ore: 08:17

Nel 1972 – cioè cinquant’anni fa – fu pubblicato un autorevole studio intitolato “I limiti della crescita”. È stato commissionato dal Club di Roma al Massachusetts Institute of Technology (MIT) ed è stato realizzato da un team di ricercatori guidato da Donella e Dennis Meadows. Sulla sua scia, i decenni successivi hanno visto la comparsa di una serie di rapporti che, in qualche modo, hanno contribuito a segnare i termini della ricerca scientifica e del dibattito politico.Un contributo molto significativo è apparso nel 2009, quando un altro gruppo di scienziati, coordinato dallo svedese Johan Rockström e dall’americano Will Steffen, ha introdotto il concetto di “limiti planetari”, individuando nove processi fondamentali per la stabilità del pianeta e proponendo soglie per questi processi che, se superati, possono mettere in pericolo l’abitabilità della terra.

I nove confini del pianeta sono la crisi climatica, l’acidificazione degli oceani, il buco dell’ozono, il ciclo dell’azoto e del fosforo, l’uso dell’acqua, la deforestazione e altri cambiamenti nell’uso del suolo, la perdita di biodiversità, l’inquinamento delle particelle atmosferiche e l’inquinamento chimico.

Il quadro fornito dai confini planetari è estremamente importante, eppure non è ben noto al grande pubblico. Per questo motivo, voglio approfittare di questi paragrafi per soffermarmi su di essi, approfittando dell’occasione della Giornata dell’Ambiente, che si celebra ogni anno il 5 giugno.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, cinque dei nove processi hanno già superato i limiti indicati dagli scienziati, mettendo a rischio la sicurezza del pianeta. I due più allarmanti, secondo i dati di questo modello, si riferiscono alla perdita di biodiversità e al ciclo dell’azoto e del fosforo.

La perdita di biodiversità è misurata dal tasso di estinzione (E/MSY, estinzioni per milione specie-anno); mentre il limite è fissato a 10 E/MSY, i dati attuali superano tale cifra, moltiplicandola per 10 o 100. Inoltre, l’indicatore è stato ampliato per incorporare altri cambiamenti nell’integrità della biosfera e non solo il tasso di estinzione.

Il ciclo dell’azoto si riferisce ai milioni di tonnellate di questo elemento chimico che, per azione umana, vengono estratte dalla atmosfera, mentre il ciclo del fosforo si riferisce alla quantità di fosforo antropogenico depositato negli oceani. In entrambi i casi, i dati attuali raddoppiano i limiti di sicurezza stabiliti dagli scienziati.

Il drammatico caso della massiccia morte di pesci in alcuni Mari, negli ultimi due anni, sembra essere strettamente correlato a questo fenomeno di eutrofizzazione ed è un esempio concreto dell’impatto di questo limite planetario.

Il secondo gruppo di fenomeni – secondo la gravità dei dati – è costituito dalla deforestazione, dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento chimico. In termini di deforestazione, solo il 62% delle foreste del pianeta rimane intatto (quando il limite è fissato al 75%, con l’85% per le foreste boreali e tropicali e il 50% per le foreste temperate). 

La contaminazione chimica è stata rinominata come introduzione di nuove entità, per includere l’impatto di altri materiali generati dall’azione umana. Includono sostanze tossiche, plastica, metalli pesanti, contaminazione radioattiva o interferenti ormonali. Il cambiamento climatico, legato ai gas serra e all’aumento della temperatura globale, è il limite planetario che sta ricevendo più attenzione scientifica, mediatica e politica.

Il suo impatto è molto grave, ma va ricordato che non è l’unico, né quello con i dati peggiori. In questo senso, va notato che l’enciclica La Laudato Si’ parla, ovviamente, di cambiamento climatico (LS 23-26), ma dedica altrettanto o più spazio all’inquinamento (LS 20-22), all’acqua (LS 27-31) o alla biodiversità (LS 32-42 ).

Infine, gli scienziati ritengono che, in questo momento, altri quattro processi chiave non abbiano superato i limiti planetari (in parte perché non ci sono dati chiari o conclusivi). Questi sono il buco dell’ozono, l’uso dell’acqua, l’acidificazione degli oceani e l’inquinamento delle particelle nell’atmosfera.

Ovviamente, questo non significa che non dobbiamo preoccuparci di queste importanti questioni, ma piuttosto che i dati non sono così seri o chiari come in altri casi. Inoltre, questo dimostra che non dobbiamo cadere in uno scenario catastrofico e, allo stesso tempo, indica che quando gli scienziati presentano dati allarmanti, è conveniente prenderli in considerazione, riflettere e agire in modo responsabile.

Detto questo, possiamo ora ascoltare quanto ha indicato papa Francesco su queste questioni nell’enciclica Laudato si’ . Fin dall’inizio, avverte che «alcuni limiti massimi di sfruttamento del pianeta sono già stati superati, senza aver risolto il problema della povertà» (LS 27).

Inoltre, sottolinea che, «se riconosciamo il valore e la fragilità della natura, e allo stesso tempo le capacità che il Creatore ci ha concesso, questo ci permette oggi di porre fine al mito moderno del progresso materiale senza limiti» (LS 78). E conclude: «È giunto il momento di prestare attenzione alla realtà con i limiti che essa impone, che a loro volta sono la possibilità di uno sviluppo umano e sociale più sano e fruttuoso» (LS 116).

Possiamo concludere tornando sul legame tra limiti planetari e limiti della crescita, citando ancora il Vescovo di Roma: «Se in alcuni casi lo sviluppo sostenibile comporterà nuove forme di crescita, in altri casi, di fronte ai voraci e irresponsabili crescita che dura da molti decenni, bisogna anche pensare a rallentare un po’, porsi dei limiti razionali e addirittura tornare indietro prima che sia troppo tardi. […] Ecco perché è giunto il momento di accettare una certa diminuzione in alcune parti del mondo, apportando risorse affinché possa crescere sanamente in altre parti» (LS 193).

Sono parole che non possono cadere nel vuoto. È importante che ci sfidino e alimentino la nostra preghiera e il nostro impegno, affinché non ci lasciamo trasportare dal dinamismo compulsivo, da scelte dannose e dannose in termini di cibo, consumi, spostamenti, uso di acqua, energia e così via molte risorse naturali, che spesso sprechiamo o utilizziamo con noncuranza, danneggiando così il nostro rapporto con l’ambiente.

Abbiamo una sola Terra. Da qui la necessità di custodirlo, proteggerlo e salvaguardarlo con abitudini pulite ed ecologiche. In questo senso, sono le nuove generazioni che intraprendono iniziative coraggiose e sagge, chiedendo che si moltiplichino gesti tangibili e misure incisive e precise sia a livello globale che locale affinché il pianeta non continui a deteriorarsi.

A questo proposito, i giovani sono delusi da tante promesse non mantenute e da tante dichiarazioni solenni, che poi non vengono mantenute. Al contrario, vengono rimandati e trascurati per interessi di parte o per convenienza di parte. Lungi da questo, i giovani chiedono un cambio di rotta.

Nelle parole del Papa «ci ricordano che la Terra non è un bene da guastare, ma un’eredità da tramandare; aspettare il domani non è una bella sensazione, ma un compito che oggi richiede azioni concrete.

A loro dobbiamo rispondere con la verità, non con parole vuote; con i fatti, non con le illusioni” (Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. 1 settembre 2019). Speriamo che tutti noi facciamo la nostra parte e diamo loro risposte convincenti!

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