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I possibili effetti di un ricorso alle riserve strategiche di petrolio

Attualità & Cronaca

 

Davide Tabarelli (Nomisma Energia): “È solo una misura tampone e molto spesso ha l’effetto contrario ovvero il rialzo dei prezzi”

 

© Afp 
– raffineria petrolio (Afp) 

 

 

AGI – Il ricorso alle riserve strategiche di petrolio “è solo una misura tampone e molto spesso ha l’effetto contrario ovvero il rialzo dei prezzi”. Lo afferma all’AGI Davide Tabarelli – presidente di Nomisma Energia – in merito alla mossa dell’amministrazione Biden che starebbe ragionando assieme ad alcune delle nazioni più grandi consumatrici di petrolio del mondo – tra cui Cina, India e Giappone – di rilasciare parte delle scorte strategiche di greggio in uno sforzo coordinato per abbassare i prezzi dell’energia.

“Le scorte strategiche – ricorda Tabarelli – sono uno strumento che esiste dal 1974 e fu creato dai paesi industrializzati, con regole stabilite all’interno dell’Ocse, dopo la shock energetico del 1973 e poi perfezionato nel 1979, dopo la rivoluzione iraniana. È stato utilizzato raramente nel passato: per la crisi del Golfo nel 1991, negli Usa dopo l’uragano Katrina nel 2005 e in altre rare volte. Anche perché per i paradossi dei mercati appena il presidente fa l’annuncio i prezzi schizzano verso l’alto, con un effetto contrario rispetto a quello che dovrebbe avere. Annunciando il ricorso alle riserve infatti viene data conferma della gravita’ della situazione. Oggi tutto questo non sta accadendo perché i prezzi sono in lieve ribasso e la situazione è abbastanza tranquilla sul mercato”.

Il punto è che in questo momento il mercato petrolifero non sta vivendo particolari tensioni ma il nervosismo è altrove. “Il greggio è a 80 dollari al barile quasi la metà rispetto ai picchi del 2008. Certo è raddoppiato rispetto alla media dell’anno scorso (circa 42 dollari) ma siamo ben lontani dai 100 dollari dove è stato fino al 2014”, osserva Tabarelli.

“Rispetto alle altre commodity energetiche il petrolio è attualmente abbastanza stabile. Sembra che l’amministrazione Biden stia facendo confusione con altre commodity. Il presidente vuole ricorrere alle scorte per calmierare i prezzi dell’energia ma i prezzi dell’energia sono schizzati non per il petrolio ma per il gas. E questa è tutta un’altra storia”.

“Al limite – evidenzia – questa mossa può aiutare ad evitare tensioni future. Se diamo per scontato che l’amministrazione è razionale, nei prossimi mesi avremo grossi problemi, nel mondo e in Europa per la capacità di coprire la domanda che è in arrivo. Il motivo è semplice: non sono stati fatti sufficienti investimenti e la domanda è ancora inferiore ai livelli pre pandemici, ci sono gran parte degli aerei ancora a terra ma non appena si tornerà alla normalità avremo un grande problema”.

L’iniziativa di Biden potrebbe generare tensione e incertezza sul mercato petrolifero. Il rialzo dei prezzi, sottolinea Tabarelli, è causato anche dalle politiche energetiche degli Stati Uniti stessi. “Dipende anche dalla minor produzione degli Usa che è stato uno dei fattori più ribassisti della storia, raddoppiata grazie al fracking tra il 2006 e il 2019 passando da 6 milioni di barili al giorno a 13 milioni. Attualemnte si trova a circa 11 milioni. Dobbiamo ricordare però anche le regole che l’amministrazione Biden ha messo per le politiche ‘green’. Questo, oltre a una serie di altre motivazioni, sta frenando il ritorno della produzione americana e c’è una contraddizione in questo”.

Però, conclude Tabarelli, dobbiamo ricordare che “le scorte strategiche sono una misura tampone che valgono per poche settimane. Poteva andare bene per Katrina ma non in questo caso”. E poi c’è la politica. Le elezioni di midterm che si avvicinano. “Alla base di tutto sicuramente c’è il timore per le elezioni midterm dell’anno prossimo. Ogni presidente che ha consegnato ai consumatori prezzi della benzina alti ha sempre perso. Su questo non c’è dubbio”. 

 

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