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II quasi fallimento della società

Arte, Cultura & Società

In principio c’è la scuola. C’è chi crede nella scuola pubblica. C’è chi crede nella scuola privata. C’è chi pensa che il greco e il latino siano delle lingue morte. Chi invece crede che formino ed aprano la mente.

C’è chi crede nelle facoltà scientifiche e chi in quelle umanistiche. Tutto nella scuola è propedeutico per l’ingresso nel mondo lavorativo. Lo studente meritevole sarà un cittadino modello e un brillante lavoratore. A scuola non si esercita il senso critico perché lo studente deve diventare un membro della società.

Non deve porsi troppe domande e non deve mettere in discussione il sistema. Non deve essere un libero pensatore perché deve essere un consumatore come tutti gli altri. I cittadini modello producono quando lavorano e consumano nel tempo libero.

I cittadini modello devono essere rassicurati da abitudini, razionalizzazioni e luoghi comuni. Niente altro che questo, altrimenti il sistema si arresta, implode, finisce. Lo status quo non deve essere alterato. Il lavoro ha una sua etica rigorosa ed è considerato sia una virtù che un dovere.

I cittadini lavorano per guadagnarsi il pane e garantire la sicurezza economica alla loro famiglia. Tutto deve essere fatto in nome dell’efficienza e del progresso. Il mondo del lavoro ha bisogno di persone che siano utili e pratiche. Tutto e tutti devono avere una utilità pratica. Viene considerato progresso costruire strade dovunque e fabbricare macchine sempre più veloci.

Qualsiasi innovazione tecnologica e qualsiasi comodità inoltre vengono considerati progresso. Dell’evoluzione civile, etica e spirituale poco importa.

Gli umanisti, i preti, gli artisti, gli intellettuali senza cattedra sono ritenuti dei falliti. La scuola quindi non può permettersi il lusso di educare alla creatività ed all’autonomia di pensiero. I liberi pensatori sono dei falliti. Chi ama l’arte e non viene riconosciuto dalla critica o dal pubblico viene considerato un artistoide in senso dispregiativo.

Vince in questo sistema chi guadagna soldi e chi trasforma la sua passione in un lavoro. Vince chi si integra socialmente, chi arriva e si adegua al conformismo.

Vince chi si adatta alla logica del mercato. Vince chi è commerciale. Gli altri sono semplicemente esposti al pubblico ludibrio. Sono considerati dei falliti. Si consiglia loro di darsi all’ippica o a qualche altro passatempo innocuo e meno impegnativo.

Tutti possono ridere di loro. Tutti possono prenderli in giro. Sono persone che sentono e pensano diversamente e questo può essere il loro dramma. Sono uomini irrisolti. Vengono considerati gigioni e inconcludenti. Con il prossimo spesso hanno rapporti conflittuali. Sono pettirossi a cui tutti possono sparare. Invece dovrebbero essere rispettati perché tutti devono essere rispettati e perché ci sono anche artisti che hanno gloria postuma.

La poesia merita un discorso a parte perché è la più povera delle arti, almeno qui in Italia. Coloro che scrivono versi sono considerati dei folli o dei disadattati. Le poetesse sono più tollerate, ma spesso gli uomini nei loro confronti hanno dei secondi fini. Non voglio nemmeno fare retorica riguardo ai poeti.

Ci sono stati criminali che scrivevano poesie. Chi scrive versi non necessariamente è buono ed ha un animo nobile. I poeti vengono spesso derisi, sbeffeggiati, canzonati. La poesia, che per alcuni è quasi un bisogno fisiologico, viene sempre guardata e giudicata con sospetto.

Il pubblico non vuole l’impegno. Vuole solo divertirsi. Riguardo ai guadagni Moravia, che vendeva molto, pensava che la stragrande maggioranza degli artisti fosse esclusa dai giri di soldi della società occidentale. A mio avviso chi scrive un bestseller si realizza come artista e fallisce come uomo.

Coloro invece che vengono considerati dei semplici artistoidi falliscono come artisti ma si autorealizzano a livello umano e questa a mio avviso deve essere la massima aspirazione. Personalmente sogno un mondo in cui tutti possono inseguire i propri sogni a qualsiasi età. Ma so, realisticamente parlando, che non è possibile e che il giudizio degli altri è impietoso.

Davide Morelli


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