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Il Bari ancora arrugginito pareggia a Potenza nella prima gara di campionato

Sport & Motori

Si presentava ai nastri di partenza un Bari ancora in cantiere aperto e lontano dai dettami di Mignani sia perché ancora a corto di preparazione, sia perché ancora con una rosa assai incompleta puntellata da giovani della Berretti.

Il mercato, purtroppo, è difficile sin da primo giorno a causa di giocatori non più nei piani dell’allenatore, con contratti onerosi e di difficile collocazione, e si sa che Polito deve prima cedere questi giocatori e poi prenderne nuovi. Poi a ciò si vada ad aggiungere che De Laurentiis ha ristretto gli investimenti a causa delle eccessive perdite e si tiri la linea. Non è un caso che fino adesso siano stati presi quasi tutti giocatori svincolati, e non è un caso che Antenucci, Frattali, Scavone e Bianco si siano spalmati i contratti. E oggi a Potenza il Bari con uomini contanti e scelte obbligate.

Una “prima” col freno tirato, dunque. E già, perché il nuovo Bari di Mignani ha mostrato tutti i suoi limiti, ieri a Potenza, impattando per 1-1. Un Bari ancora arrugginito nelle gambe ma soprattutto nella testa, a corto di idee che ha fatto quel che ha potuto considerata la scarsa preparazione al cospetto di un modesto Potenza che ha dimostrato, tuttavia, di essere la classica squadra di rango di serie C.

Poche le occasioni create da entrambe le squadre col Bari che ha sopperito al gioco con lampi di qualità dei singoli sbandando talvolta in difesa dove né Sabbione né Di Cesare hanno brillato.

Il rigore tirato fuori da Romero ha galvanizzato il Bari che con una pregevole triangolazione Antenucci-Simeri-Scavone è andato in vantaggio con quest’ultimo che in diagonale ha battuto il portiere lucano. Tutto qui il primo tempo.

Il secondo, quanto ad occasioni, non è stato superiore al primo: un gol sbagliato clamorosamente da Simeri che tutto solo davanti al portiere gli ha tirato addosso, quindi per la serie gol sbagliato gol subito, il pareggio del Potenza ad opera di Salvemini che di testa, sovrastando Sabbione, ha insaccato in porta battendo Frattali. La gara, praticamente, è tutta qui.

Ieri sera sul web, puntualmente, i soliti talebani di professione che vogliono vedere il Bari sempre perdere hanno già cominciato la litania dei processi addirittura augurandosi l’esonero di Mignani, altri, i re del disfattismo, che se la son presa col presidente (un classico), i soliti soloni che hanno chiosato la dismissione della famiglia De Laurentiis e i soliti, puntuali, webbaioli che se la son presa con Polito e i giocatori. Insomma tutti da buttare dalla finestra, quasi si fosse alla sesta giornata di ritorno. Pochi, invece, i tifosi che, legittimamente, hanno criticato con giudizio e equilibrio. A Bari, purtroppo, funziona così. Dopo la prima giornata tutti sulla graticola, tutti da criticare. Incredibile.

Valutazioni e giudizi, naturalmente, non se ne possono fare, troppo presto per tirare somme. Ci si limita a descrivere la gara per quel che è stata, ed il Bari, come detto all’inizio, non ha affatto brillato ma questo era nelle corde perché la squadra è ancora largamente incompleta. E la prova è che Mignani ha mandato in campo tra partenti e subentrati tutti i titolari lasciando in panchina oltre che a Lollo, tutti i ragazzini. Praticamente al momento, con Marras ieri squalificato, dispone di soli quattordici titolari su cui puntare, troppo poco, oggettivamente, per affrontare un torneo duro e difficile come questo.

Nel frattempo ieri è arrivato Terranova, un centrale difensivo, che serviva come il pane e che andrà ad irrobustire la difesa visto che, al momento, né Di Cesare né soprattutto Sabbione garantiscono mobilità e resa al 100%.

Dovrebbe essere in arrivo Baraye dal Padova dove sbarcherà Terrani (in cambio), mentre il centrocampista Giorno è a un passo dal tornare in Puglia, destinazione, stavolta, Bari. Hamlili è stato ceduto definitivamente al Monopoli, Mercurio al Napoli, mentre per Perrotta, Semenzato, De Risio e Bolzoni ancora nessuna novità, il rischio è quello che possano andare fuori rosa in quanto non idonei al progetto Mignani.

Massimo Longo


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