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Il Bari vince ma non convince contro l’ultima in classifica. Tanta, troppa, la sofferenza

Sport & Motori

Il Bari era chiamato alla prova sempre difficile dopo certe batoste: quella di una reazione immediata contro una compagine sulla carta assolutamente abbordabile e scrollarsi paure, ansie e buchi neri e creare di nuovo entusiasmo. Per Mignani la parola “ripartenza” non è appropriata, lui preferisce parlare di “percorso” che, a quanto pare, nel corso dell’ultimo mese, ha trovato parecchi ostacoli sui quali è inciampato. Vincere avrebbe voluto dire allungare in classifica e quanto meno confermare i quattro punti di distanza dalle inseguitrici. E così è stato, ma troppa la sofferenza, davvero troppa ed ingiustificabile.

Tutte le gare nascondono insidie. Questo campionato, almeno fino adesso, ha detto che non esistono gare facili, nemmeno con quelle squadre mediocri, i risultati non sono scontati soprattutto per una squadra che, alla luce di quanto si è visto finora, non appare imbattibile come lo sono state Reggina e Ternana (che pure un paio di gare le hanno perdute). Certo non è stato facile perché la Vibonese, come tutte le squadre che giocano contro il Bari, si è impegnata oltre l’inverosimile, ma alla fine ha ceduto. Del resto non potendo metterla sul piano tecnico, l’hanno messa sul piano della “gara della vita” come fanno tutte. Certo, è ovvio che da domenica prossima la Vibonese calerà l’impegno, un classico. Statene certi.

Mignani anche stavolta doveva estrarre dal cilindro la formazione giusta, come spesso gli è accaduto fino adesso.

Frattali in porta, Pucino e Ricci laterali, Celiento e Terranova centrali di difesa, Maita, Di Gennaro e Scavone a centrocampo, Botta dietro Antenucci e Cheddira. Questa la formazione mandata in campo dell’allenatore genovese, l’ennesima.

Primo tempo non esaltante sul piano dello spettacolo col Bari che cerca di fare la partita creando però molto poco dal punto di vista del gioco. Una prestazione, quella del primo tempo, non esattamente come quella che ci si auspicava. L’ultima in classifica gioca difendendosi bene tranne che nell’occasione del gol di Botta dove emergono tutti i loro limiti, infatti Antenucci percorre quaranta metri in beata solitudine concludendo la corsa con un tocco da categoria superiore per l’argentino che, davanti al portiere, mette in rete il pallone. Poi ci si aspetta qualcosa in più per consolidare il risultato, ma accade il contrario, ovvero che la Vibonese prende coraggio rendendosi pericolosa con Persano che, da venticinque metri, spara un bolide su cui per fortuna Frattali ci mette una pezza provvidenziale.

Serve un altro Bari, un altro atteggiamento, perché l’ultima della classe comincia sin dai primi minuti del secondo tempo a metterlo in difficoltà.

Il Bari fa fatica a dare un’impronta al match e a comandarlo. Prima con Cheddira e poi con Botta ci sono i primi timidi tentativi di attacco con moderata decisione.

Clamorosa la palla gol che capita sui piedi di Maita: sfondamento in area di rigore ma il tiro è murato da un difensore calabrese. Anche il secondo tempo non è esaltante, troppi gli errori commessi.

Frattali strepitoso nega il gol alla Vibonese. Ma non si possono concedere occasioni del genere all’ultima della classe, no. Marras e Mazzotta provano a dare freschezza in campo senza grossi risultati. Si soffre, ci si fa trovare scoperti nelle azioni degli avversari. Ci prova Antenucci ma pecca di precisione tirando alto.

Al Bari va di lusso perché la Vibonese pareggia ma l’assistente di gara annulla il gol tra le prevedibili proteste calabresi. Un brivido inarrestabile davvero.

Non è possibile mantenere in vita la Vibonese, no, non si può. C’è da salvare, a questo punto, i tre punti perché la prestazione è davvero negativa, non si sta recitando da grande squadra, non si vede il Bari della prima parte della stagione, anzi.

Poi proprio nel recupero l’arbitro concede il rigore al Bari per un fallo di mano di un difensore della Vibonese, rigore trasformato da Antenucci.

Resta una prestazione non convincente da parte del Bari che ha concesso troppo ad una squadra ultima in classifica, e da una squadra che è in testa non lo si può accettare. Il Bari, in fondo, si è procurato solo un paio di occasioni nel secondo tempo per cercare il raddoppio, due occasioni peraltro nemmeno nitide, dunque la prestazione la riteniamo assolutamente insufficiente o, se volete, appena appena sufficiente. Si fosse trattato del Palermo o del Catanzaro l’avremmo pure capito e giustificato, ma contro la Vibonese era d’obbligo attendersi di più. E se questi sono i quarti di luna occorre preoccuparsi quando il Bari affronterà la Fidelis Andria ed il Latina, anch’esse ultime in classifica, perché la realtà dice questo, non sono nostre ipotesi.

Davvero non ce la aspettavamo questa prestazione, il Bari ha dimostrato che è ancora vagamente malato di identità, incapace di chiudere certe gare con determinati avversari.

Di Gennaro deve trovare ancora una forma accettabile, a centrocampo non c’è il ritmo importante, Botta appare molto evanescente, i due terzini sono apparsi col freno a mano e poi tanta, solita confusione senza dimenticare la ingiustificata sofferenza.

Bene i tre punti, primato ancora consolidato, ma prestazione da rivedere sperando che Mignani trovi l’antibiotico giusto.

Perfer et obdura! Dolor hic tibi proderit olim: saepe tulit lassis sucus amarus opem“. Ovvero “Sopporta e resisti. Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile: spesso una medicina amara porta giovamento ad un malato”. Così scriveva Ovidio negli “Amores”. Almeno lo speriamo tutti.

 

Massimo Longo


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