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Il candore lirico di Lidia Caputo in “Come fanciulla” (Albatros Edizioni)

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di Stefania Romito

Se la letteratura è vita, la poesia lo è ancor di più, poiché non è altro che la rappresentazione scritta della nostra intima essenza. Riflesso dell’anima. Rappresentazione immediata della percezione.

In quel preciso momento in cui ci liberiamo da ogni vincolo mentale e morale, mettendo da parte la razionalità, noi siamo finalmente noi stessi nella maniera più autentica e pura. Ed è in quel momento che nasce la magia. Improvvisamente ci sentiamo trasportati, ci sembra quasi di fluttuare nell’aria, e le parole non sono più soltanto parole ma emozione pura, essenza di emozioni. La vita diventa luminosa, di una luminosità mai vista prima. E ci sentiamo come Dante nel Paradiso quando giunge alla visione di Dio. Perché la poesia ci avvicina al divino. È anelito divino.

Lo sa benissimo Lidia Caputo che ha dato vita a una silloge poetica di grande fascino lirico, dal titolo Come fanciulla (Albatros Edizioni). Un titolo che anela alla purezza che è speranza. Speranza nel futuro, speranza che il candore e l’innocenza salveranno il mondo. Perché per Lidia Caputo, così come per Dostoevskij, è la Bellezza che salverà il mondo, intesa come “innocenza d’anima”.

Nel lirismo di Lidia Caputo emerge la consapevolezza che soltanto la verità, la virtù, il valore, l’autentica anima che vive nella natura di cui noi siamo figli (in un’unica parola, la “Bellezza”) possa annullare le brutture del mondo, l’indole malvagia dell’uomo. I suoi vizi. Le sue malignità.

E la Bellezza, e Lidia lo sa perfettamente, è custodita anche nella parola che la protegge dalle minacce esterne, dalle interferenze esogene.

Lidia Caputo non è solo creatrice di poesia. Lidia è lei stessa poesia, laddove per poesia si intende purezza del vivere, assaporazione e interiorizzazione della magia della vita. Capacità di trasformare il male in bene. Nei versi di Lidia si avverte una stupenda tenerezza, un’attesa di vivere appieno la propria esistenza assaporandone ogni infinitesimale frammento.

I temi affrontati, che sono parte preponderante del suo esistere, sono molteplici. Il tema dell’Amore, vissuto come valore assoluto, il tema del Tempo che cristallizza frammenti di sentimenti, il tema della Natura di cui siamo parte, i temi sociali che evidenziano una grande sensibilità per le difficoltà dell’esistere e il tema del mito.

Il tema dell’amore è vissuto come valore salvifico dell’essere umano che è tutto e più del tutto. Un amore che esalta, enfatizza e sublima. Un amore giunto all’improvviso in grado di illuminare ogni cosa. Un amore che è poesia, incanto, infinito… Un amore che è anche amicizia, sole che scalda e che scioglie. Un vento che soffia e che non si può catturare. Da quando tu sei, non esiste più buio ma solo spazi di cielo che si riflettono tra ali di sogno…

Ma anche desiderio irrefrenabile di corrispondenza di sensi, di reciprocità sentimentale. La poetessa anela la corrispondenza amorosa con un amato che non esterna la sua anima per pudore o, semplicemente, per timore di amare. E questo aspetto lo si avverte in maniera fortemente empatica in “Se mi dicessi amore”.

Amare significa anche mettersi a nudo, annullare ogni barriera per mostrarsi inermi. Il timore della vulnerabilità (laddove la vulnerabilità è sinonimo di sofferenza) può avere come esito la difficoltà al disvelamento e quindi alla condivisione del sentimento d’amore.

La poetessa, conscia di ciò, impiega le armi della dolcezza e della purezza per indurre l’amato a vivere con libertà ciò che è dentro l’anima e che chiede di rivelarsi.

Perché Amore è verità, Amore è manifestazione.

 

Se mi dicessi amore

frantumerei

lo spaziotempo,

varcando galassie

fino a un remoto pianeta

per unirmi a te

nella verginità

di una terra immacolata.

 

Se mi dicessi amore

venti e impetuosi

nembi adunerei

per cingerti nei vortici

del mio desiderio.

 

Se mi dicessi amore

dalle mie vene effonderei

fiumi di inebriante vino

per esaltare i sensi tuoi

e liberarti dai pudori.

 

Se mi dicessi amore

ansie e timori

estirperei dal cuore

e ne farei un altare

per offrirmi

al tuo sublime mistero.

 
Il cuore della poetessa si interroga sull’inaccettabilità del senso di indifferenza. Una indifferenza che non ha ragione d’essere nella corrispondenza amorosa. L’intento è quello di far prendere coscienza di un sentimento alto e altro di cui si tenta di derubricarne il valore, probabilmente sempre per timore di mostrare la propria vulnerabilità.

Rivelarsi richiede coraggio poiché implica un abbandono totale di ogni riserva e quindi di ogni difesa. Lo sapeva bene anche Cesare Pavese quando affermava “Tu sarai amato il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza, senza che l’altro se ne serva per affermare la sua forza”.

 


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