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Il futuro rosa confetto raccontato da Linda Maccarini

Arte, Cultura & Società

Pubblicato da:

alle ore: 12:22

Intervista a cura di Mariangela Cutrone

Ci capita spesso di essere così ossessionati dal futuro tanto da rischiare di perderci ciò che accade davanti ai nostri occhi non riconoscendone meraviglia e unicità. È ciò che accade a Dorothy la protagonista del nuovo e atteso romanzo “La ragazza dal futuro rosa confetto” di Linda Maccarini, edito da La Caravella.

Dorothy è una trentenne che crede di condurre una vita noiosa e ordinaria svolgendo un lavoro qualunque, circondandosi di persone negative che non fanno altro che puntare il dito contro gli altri animati da pregiudizi e falsi miti. Dorothy crede nel vero amore e lo insegue ma sfortunatamente si ritrova ad intrattiene relazioni sentimentali fugaci prive di significato. Dorothy aspira tanto alla sua realizzazione personale e sentimentale ma, come spesso accade, non fa nulla per raggiungerla se non lamentandosi e rimuginando sul passato e su ciò che non gli piace. Inaspettatamente irrompe nella sua vita un ammiratore misterioso che per posta le invia dei versi profondi e romantici.

Questo evento inaspettato la sconvolgerà e contribuirà a fare chiarezza sul suo presente.  Acquisirà la consapevolezza che animata da pensieri negativi e dai limiti autoimposti non andrà da nessuna parte.  Decide così di intraprendere il viaggio che ha tanto desiderato e che la condurrà in una citta suggestiva. Grazie ad esso per tre mesi conoscerà posti inediti circondata da gente nuova. Questa esperienza che la porterà lontana dalla sua comfort zone per la prima volta nella sua vita e l’aiuterà a stare “a tu per tu” con sé stessa per conoscere dimensioni introspettive che nemmeno immaginava esistessero. Si riscoprirà più forte e coraggiosa e al suo ritorno una sorpresa l’attenderà per condurla verso il tanto atteso cambiamento.

Nel personaggio di Dorothy molte giovani donne si identificheranno entrando facilmente in empatia. Ad esso non si può fare a meno di affezionarsi. Quello scritto da Linda Maccarini è un romanzo rosa ma al tempo stesso di formazione che invita il lettore a riflettere sulla propria esistenza e su quanto sia importante focalizzandosi sul presente per abbracciare a pieno la tanto agognata felicità e serenità. È vero invito a godersi “la dimensione del qui e ora” lasciando da parte gli errori del passato e senza lasciarsi travolgere dall’ansia legata agli eventi futuri. Le vicende di Dorothy ci aiutano a considerare il mondo che ci circonda con occhi diversi imparando a mettere a tacere la propria vicina autosabotatrice e ad osservare gli altri con occhi diversi al di là delle maschere e dei pregiudizi che non ci fanno riconoscere la vera essenza. Una storia scritta ad arte, che fa sorridere, riflettere e che rimane memorabile nel cuore di chi la legge.

Di come è nato il personaggio di Dorothy e di quanto sia importante il viaggio per imparare a conoscere meglio sé stessi e il mondo che ci circonda conversiamo con Linda Maccarini in questa interessante e ispiratoria intervista.

Com’è nata l’ispirazione per creare il personaggio di Dorothy, nel quale molte giovani donne possono facilmente identificarsi?

Il personaggio di Dorothy in verità è nato in maniera molto semplice, di fronte a un caffè in un pomeriggio di luglio di qualche anno fa, mentre stavo parlando insieme a una mia carissima amica. In quel momento ho riflettuto su quanto la società a volte condizioni le nostre scelte, il nostro modo di vedere la realtà. Siamo continuamente bombardati dalle aspettative che gli altri, o la società stessa, hanno nei nostri confronti, da schemi precostituiti che sembra sia necessario seguire a tutti i costi pur di sentirsi realizzati. A trent’anni, ad esempio, sembra normale aver già incontrato la persona giusta, avere una famiglia, un lavoro sicuro o, meglio, una carriera e sapere perfettamente cosa accadrà il giorno dopo, “essere già nel posto giusto, al momento giusto”. Se non è così spesso nasce un forte senso di frustrazione, ed è inevitabile il confronto tra la nostra vita, che ci sembra sbagliata, e la vita degli altri che ci sembra estremamente perfetta (quando in verità non sappiamo niente delle vite degli altri). Viviamo continuamente nel futuro, con l’ansia di scoprire a tutti i costi cosa accadrà, perché il presente semplicemente non ci piace. Eppure questa condizione non fa che accrescere la nostra insoddisfazione, le nostre paure, rubandoci l’attimo presente e la nostra serenità.

Il suo romanzo è un invito a vivere pienamente il presente caratterizzato dal momento. Lei che rapporto ha con la famigerata “dimensione del qui e ora”?

Ci sto lavorando, e devo dire che sono migliorata rispetto al passato. Se guardo indietro a come ero, ad esempio, sei o sette anni fa, posso dire che per certi aspetti ero esattamente come Dorothy, continuamente in ansia per il futuro ma allo stesso tempo con un’idea di futuro ben costruita nella mia testa che, però, non riusciva a concretizzarsi.

Poi, degli avvenimenti particolari che sono accaduti nella mia vita negli ultimi anni, in particolare nell’anno 2020, un anno che definirei tragico e rivelante per me al tempo stesso, hanno cambiato profondamente la mia visione delle cose. Ho capito che la vita va come deve andare, che nulla è certo, che tutto può cambiare in un attimo, senza preavviso. Ho capito che puoi ritrovarti a fare scelte difficili o cose che non avresti mai pensato di fare, ma che in verità sono realmente ciò che vuoi fare. Allora, vale davvero la pena preoccuparsi continuamente per il futuro? Forse non è meglio lasciar andare e lasciare che le cose semplicemente accadano, o che non accadano?

Dorothy ha la tendenza a porre limiti tra sé e il mondo dell’altro. Quanto i pregiudizi ci frenano nell’esplorazione di sé degli altri?

Molto. Spesso abbiamo una visione distorta della realtà che ci circonda o del pensiero che gli altri hanno nei nostri confronti. La verità è che troppo spesso indossiamo una maschera per confrontarci con il mondo, e raramente cerchiamo di capire cosa nasconde la maschera che abbiamo di fronte. Questo è un peccato.

Come deve essere un “futuro rosa confetto” per una giovane donna secondo lei?

Deve essere semplicemente un futuro nel quale possa riconoscersi, nel bene e nel male. Deve essere il risultato delle sue scelte, non di quello che gli altri avrebbero voluto per lei. Credo che non ci sia cosa migliore di guardarsi allo specchio, dopo tanti anni, e riconoscere la propria immagine riflessa, la propria integrità e autenticità, e questo vale in tutti i campi, lavoro, amore, vita privata in generale. Ma soprattutto, deve essere un futuro che conservi sempre la speranza.

Dorothy decide di intraprendere un viaggio per scoprire meglio il suo mondo interiore. Per lei cosa significa viaggiare?

Significa moltissimo. I viaggi, insieme alla scrittura, sono una parte fondamentale della mia vita. Devo ringraziare i miei genitori che mi hanno dato la possibilità di viaggiare sin da ragazzina. Viaggiare aiuta a perdersi e a ritrovarsi, aiuta a superare i propri limiti, a capire che il tuo mondo è solo una minuscola parte di un mondo più grande, con il quale confrontarsi per crescere. Mi piace tanto una frase: “La vita è un viaggio e viaggiare significa vivere due volte”, è proprio così.

In un viaggio secondo lei è più importante la meta o il percorso?

Spesso pensiamo che ciò che conti sia la meta, anche io lo pensavo, ma poi crescendo ho capito che il percorso è fondamentale e che la meta è solo il risultato di tutto quello che facciamo prima. Godersi il percorso è la parte più difficile, ma è importantissimo.

Il suo romanzo dimostra che la felicità spesso risiede nel posto che meno pensiamo. Lei cosa ne pensa?

Credo che la felicità sia un concetto difficile da definire. Siamo continuamente alla sua ricerca, ma non sappiamo cos’è esattamente. Io credo che la felicità sia molto effimera, inaspettata e che si trovi negli attimi, attimi che però vivono dentro di noi per sempre.

Lei è nota per le avventure fantasy della saga che ha come protagonista la principessa Sandy, ha avuto qualche difficoltà a cambiare genere?

No, nessuna. In verità l’incipit di questo libro era nella mia testa molto prima di terminare la saga. Credo sia stato un passaggio del tutto naturale, che doveva accadere, e in effetti sto continuando verso questa direzione. Il mio quinto libro, che devo ancora terminare, è sempre su questa lunghezza d’onda. Voglio continuare a scrivere sulle donne, e per le donne, a parlare di amore, di vita, di tragedie che nel piano letterario diventano “più leggere”, e non c’è cosa più bella della finzione che trasforma tutto in qualcosa di magico.  

A chi consiglia la lettura de La ragazza dal futuro rosa confetto?

Sicuramente questo libro è per un pubblico femminile (basta guardare il titolo e la copertina). Però devo dire che è un libro lineare, che si legge bene, per certi aspetti è un libro “leggero”, per chiunque voglia passare qualche ora di leggerezza, appunto, come se guardasse un film romantico, ma non troppo.

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