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Il lavoro come diritto all’essere. Ingranaggio fondante di una nazione

Arte, Cultura & Società

di Evelyn Zappimbulso 


“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. 

Inizia così la legge più semplice e bella del pianeta. Con due sostantivi che portano storia dentro e un nome proprio di Stato: l’Italia. Che sia vestita da Repubblica l’abbiamo scelto noi il 2 giugno dal 1946. Che sia democratica è un monito costante al popolo. Che sia fondata sul lavoro è uno dei principi cardine del nostro ordinamento.

Il lavoro: come diritto all’essere, alla massima espressione della personalità di ognuno, come impegno a costruire ogni giorno parte di quel mattone che è il motore di una nazione. Ingranaggio dello Stato simbolicamente rappresentato nella ruota dentata, sigillo della nostra Repubblica.

Il lavoro: come dovere a fare e far bene. Non solo per se stessi, per uno stipendio o salario a fine mese. Per una intera comunità cui tutti siamo importanti. Dal medico al fabbro, dalla maestra al commerciante, dal benzinaio all’ingegnere. Siamo tutti chiamati, al suono di una sveglia, a salire ogni mattina sul palco della nostra Italia e darle immagine e senso.

Lavoro come scelta. Massima espressione di libertà. Chi sceglie il proprio lavoro è un lavoratore pieno, soddisfatto e produttivo. Esempio vitale per i giovani, grimaldello forte per l’economia di uno Stato. E come si sceglie il proprio lavoro?

Ripeto sempre ai miei studenti, che esiste una equazione matematica nella vita: se studi e ti impegni a fondo, avrai l’onore di scegliere la tua professione, caso contrario dovrai accontentarti. E chi si accontenta non fa godere l’Italia oltre che se stesso.

Anche la felicità, questa astratta sensazione che infonde pace, è figlia diretta di un lavoro che piace, di un lavoro che ho voluto, per il quale ho lottato e vinto.

Alle donne ed agli uomini come me, chiedo: amate il vostro lavoro? Lo avete scelto? Se le risposte sono dubbiose o negative, voltatevi indietro e chiedetevi il perché. Cosa è mancato?

Oggi, primo maggio, mi sento di lasciare questo messaggio, soprattutto ai miei studenti. Fino allo stremo delle vostre forze, puntate il lavoro che sognate e conquistatelo. Sarà il vostro piccolo segreto per una laboriosa felicità.

Le fin troppo demagogiche ed a volte distorte riflessioni su disoccupazione, volontaria o involontaria che sia, sulle tutele e tutte quelle vittime di poche certezze e sicurezze sui posti di lavoro, le lascio a chi può manovrare scelte politiche.

Io parlo ai cuori e scrivo per passione. E rileggendo con i miei studenti la Costituzione italiana, ho la piena consapevolezza di amare ogni giorno e sempre di più il mio lavoro.

 
Foto in anteprima Insegnante di scuola – Jan Steen- 1668

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