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Il Ministro Messa approva la nuova programmazione triennale del sistema universitario

Scuola, Formazione & Università

di Claudio Gentile

È stato pubblicato alcuni giorni fa sul sito internet del Ministero dell’Università il decreto ministeriale che approva la nuova programmazione del sistema universitario per il prossimo triennio.

Le “Linee generali di indirizzo della programmazione triennale del sistema universitario per il triennio 2021-2023”, registrate dalla Corte dei Conti e di prossima pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, prevedono che le Università nei prossimi anni, nell’ambito della loro autonomia ed al fine di innalzare la qualità del sistema universitario nazionale, avranno come obiettivi specifici di azione l’ampliamento dell’accesso alla formazione universitaria; la promozione della ricerca a livello globale e la valorizzazione del contributo alla competitività del Paese; l’innovazione dei servizi agli studenti per la riduzione delle disuguaglianze; l’essere protagonisti di una dimensione internazionale e, infine, l’investimento sul futuro dei giovani ricercatori e del personale delle Università stesse.

Per fare questo le Università potranno scegliere d’intervenire scegliendo tra una serie di azioni, elencate nel decreto stesso, e il Ministero assegnerà dei fondi aggiuntivi a chi riuscirà a raggiungere gli obiettivi indicati.

Per la concessione dei fondi il Ministero effettuerà un attento monitoraggio annuale delle azioni intraprese utilizzando una serie di indicatori dati dallo stesso Ministero.

In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi le risorse eventualmente non assegnate sono ripartite tra le Università che, invece, ci sono riuscite.

Il decreto ministeriale disciplina poi le modalità di distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario. Tale Fondo è distribuito tra tutte le università in base a due fattori: la spesa storica e una quota premiale.

La spesa storica, cioè quanto viene dato alla singola università in base a quello che ha ricevuto negli anni precedenti, a seguito di varie riforme normative, sta lentamente diminuendo a vantaggio della quota premiale. Per il 2021 il 60% di quest’ultima quota è assegnata in base ai risultati della valutazione della ricerca, secondo una serie di parametri ben definiti. Un altro 20% della quota premiale è ripartita sulla base della qualità delle politiche di reclutamento ed il restante 20% sulla base di indicatori che dimostrano il miglioramento dei risultati indicati nei piani di azione delle singole università.

Tra le altre norme è previsto il divieto di istituire nuove Università e la revisione della normativa in materia di accreditamento iniziale e periodo delle sedi e dei corsi di studio.

Per l’emanazione del decreto sono stati acquisiti i pareri della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), dell’Agenzia nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) e del Consiglio Universitario Nazionale (CUN).


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