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Il modo diverso che hanno Bankitalia e Confindustria di guardare alla guerra

Economia & Finanza

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alle ore: 05:47

Per l’associazione degli industriali frena la crescita in Europa e soprattutto in Italia. Per il governatore Visco una recessione “è poco probabile” e il conflitto “è circoscritto”.

© Nicola Marfisi / Agf – Un’industria di cosmetici

AGI – Confindustria lancia l’ennesimo allarme sulle prospettive dell’economia e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, pur riconoscendo i rischi derivanti dalla guerra in Ucraina, allontana lo spettro del regresso dell’attività economica.

Una recessione in Italia “è poco probabile”, afferma Visco, e il conflitto “è un evento terribile, gravissimo, ma è circoscritto e al momento non ha quella dimensione globale che ha avuto la crisi finanziaria del 2009 o la pandemia stessa”.

Secondo il Centro studi di Confindustria, la guerra frena l’economia in Europa, e in particolare in Italia, riducendo il Pil nel primo trimestre e gettando ombre sulla crescita dei prossimi mesi. Lo scenario italiano è “in peggioramento a causa del rincaro dell’energia e di altre materie prime”.

Nell’analisi di Visco “nei prossimi mesi continueremo ad avere alti prezzi del gas e del petrolio”, per poi “scendere nel corso del secondo semestre e con più decisione alla fine dell’anno”. Il Governatore si dice sicuro che “il nostro Paese è in grado di reggere” e si possono “mantenere i nervi saldi con un’attenzione particolare alle fasce più deboli della popolazione che saranno colpite”.

Il Csc fa notare che il conflitto non solo amplifica i rincari di energia e altre commodity, ma accresce anche la scarsità di materiali e l’incertezza. Sommandosi agli effetti dei contagi, ciò riduce il Pil nel I trimestre 2022 e allunga un’ombra sul secondo: “l’andamento in aprile è compromesso e le prospettive sono cupe”.

Nell’industria a marzo, si è accentuata l’erosione della fiducia delle imprese manifatturiere, già in atto da fine 2021. Gli ordini totali per la manifattura sono in flessione ancora contenuta. Dopo la volatilità di gennaio-febbraio, l’impatto del conflitto sulla produzione è atteso approfondirsi a marzo: ciò significa un calo significativo nella media del I trimestre, che contribuisce molto alla flessione del Pil. Anche i servizi sono “in stallo”.

A causa di contagi e incertezza, resta compressa la mobilità delle famiglie, tenendo debole la domanda di servizi. Questo si somma a un recupero ancora parziale del turismo fino a febbraio. L’export italiano è “atteso debole” e i primi effetti della guerra “sono già visibili negli ordini manifatturieri esteri, in forte calo a marzo”.

Inoltre, la dinamica del commercio mondiale, già piatta a inizio anno per il calo degli scambi in Asia e l’aumento in Europa, ha prospettive negative. E anche il rialzo dei tassi di mercato a lungo termine “è un problema per l’Italia (e gli altri Paesi)” poiché “farà crescere gradualmente la spesa per interessi, man mano che le nuove emissioni avverranno a tassi più alti”. L’Italia avrà quindi “meno spazi di bilancio per mettere in campo una nuova manovra espansiva di finanza pubblica”.

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