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Il Papa sulla guerra: l’unica cosa ragionevole è negoziare

Attualità & Cronaca

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alle ore: 07:45

Nuovo appello di Francesco dopo la recita dell’Angelus. Dietro guerre e conflitti vi è “la brama di risorse e ricchezze”, precisa prima della recita mariana condannando tra gli interessi, il commercio delle armi, “uno scandalo a cui non dobbiamo e non possiamo rassegnarci”.

di Eliana Ruggiero

© AGF – Papa Francesco

AGI – “Fermarsi e negoziare”. Nuovo appello di Papa Francesco per l’Ucraina dopo la recita dell’Angelus. Il Pontefice, ritornato ieri dal suo pellegrinaggio penitenziale in Canada, sottolinea di non aver mai smesso di pregare “per il popolo ucraino, aggredito e martoriato, chiedendo a Dio di liberarlo dal flagello della guerra”.

“Se si guardasse la realtà obiettivamente, considerando i danni che ogni giorno di guerra porta a quella popolazione ma anche al mondo intero – riflette Francesco -, l’unica cosa ragionevole da fare sarebbe fermarsi e negoziare. Che la saggezza ispiri passi concreti di pace“.

Dietro guerre e conflitti vi è “la brama di risorse e ricchezze”, precisa prima della recita mariana condannando tra gli interessi, il commercio delle armi, “uno scandalo a cui non dobbiamo e non possiamo rassegnarci”.

Ed è la cupidigia, “malattia pericolosa anche per la società” al centro oggi di tanti paradossi presenti nel mondo e che ha portato “a un’ingiustizia come mai prima nella storia, dove pochi hanno tanto e tanti hanno poco o niente”.

Commentando il Vangelo odierno in cui un uomo chiede a Gesù di aiutarlo affinché suo fratello divida con lui l’eredità, il Papa osserva che l’attaccamento al denaro “è una situazione molto comune, problemi simili sono ancora all’ordine del giorno: quanti fratelli e sorelle, quanti membri della stessa famiglia purtroppo litigano, e magari non si parlano più, a causa dell’eredità!”. E il Pontefice mette in guardia dalla “cupidigia, che è nel cuore di ciascuno”, “non ci sono solo alcuni potenti o certi sistemi economici”.

“L’avidità sfrenata di beni, il volere sempre arricchirsi” è una “malattia che distrugge le persone, perché la fame di possesso crea dipendenza. Soprattutto chi ha tanto non si accontenta mai: vuole sempre di più, e solo per sé. Ma così non è più libero: è attaccato, schiavo di ciò che paradossalmente doveva servirgli per vivere libero e sereno. Anziché servirsi del denaro, diventa servo del denaro”.

L’invito del Papa quindi è cercare di capire come è il nostro distacco dai beni, dalle ricchezze. “Mi lamento per ciò che mi manca o so accontentarmi di quello che ho? Sono tentato, in nome dei soldi e delle opportunità, di sacrificare le relazioni e sacrificare il tempo per gli altri? E ancora, mi capita di sacrificare sull’altare della cupidigia la legalità e l’onestà?”, chiede il Pontefice che utilizza non a caso la parola “altare” perché, rimarca, “i beni materiali, i soldi, le ricchezze possono diventare un culto, una vera e propria idolatria”.

Perciò Gesù, continua, usa “parole forti” quando dice “che non si possono servire due padroni”. “Stiamo attenti – ribadisce Bergoglio – non dice Dio e il diavolo, no, oppure il bene e il male, ma Dio e le ricchezze”. “Servirsi delle ricchezze sì; servire la ricchezza no: è idolatria, è offendere Dio”.

E allora si potrebbe pensare che non si può desiderare di essere ricchi? “Certo che si può, anzi, è giusto desiderarlo, è bello diventare ricchi, ma ricchi secondo Dio!”, afferma Francesco. “Dio è il più ricco di tutti: è ricco di compassione, di misericordia. La sua ricchezza non impoverisce nessuno, non crea litigi e divisioni. È una ricchezza che ama dare, distribuire, condividere”.

Accumulare beni materiali non basta a vivere bene“, perché la vita “non dipende da ciò che si possiede” ma “dalle buone relazioni: con Dio, con gli altri e anche con chi
ha di meno”, conclude il Papa che invita a domandarsi: “Io, come voglio arricchirmi? Voglio arricchirmi secondo Dio o secondo la mia cupidigia? E tornando al tema dell’eredità, quale eredità voglio lasciare? Soldi in banca, cose materiali, o gente contenta attorno a me, opere di bene che non si dimenticano, persone che ho aiutato a crescere e maturare?”.

 

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