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Il Pd è primo, flop di M5s. Il Centrodestra unito vince, FdI supera la Lega

Politica

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alle ore: 06:38

Il primo round della competizione interna se lo aggiudica il partito della Meloni. Il Pd ipoteca il podio e si prepara ad appuntarsi sul petto la medaglia di primo partito.

di Serenella Ronda

Giorgia Meloni

 

AGI – Il centrodestra (unito) vince. Ma il primo round della competizione interna se lo aggiudica Fratelli d’Italia che sorpassa, anche al nord, la Lega. Dove il centrodestra si presenta diviso, invece, la spunta il centrosinistra, con il Pd che ipoteca il podio e si prepara a appuntarsi sul petto la medaglia di primo partito. Crolla il Movimento 5 stelle, l’altra ‘gamba’ del campo largo voluto dal segretario dem Enrico Letta.

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E’ il quadro che si delinea a urne chiuse, quando i risultati delle elezioni comunali non sono ancora definitivi. Al di là dei singoli risultati nelle realtà locali, le elezioni amministrative sono il primo test per i partiti in vista delle future alleanze per le politiche del 2023.

E il quadro presenta luci e ombre in entrambi gli schieramenti. Nel centrodestra la competizione interna premia al momento Fratelli d’Italia a danno della Lega, uscita ‘ammaccata’ dal flop del referendum sulla giustizia. Nel centrosinistra il Pd consolida le percentuali, attestandosi quasi ovunque primo partito. Ma dve fare i conti con la debacle M5s, primo interlocutore del progetto lettiano del campo largo.

E già nel partito c’è chi chiede al leader di guardare più al centro che ai pentastellati in vista delle politiche. “Il centrodestra unito vince, a Verona, Parma o Catanzaro potrebbe vincere ma non vince e se la gioca al ballottaggio”, commenta a caldo Matteo Salvini. Insomma, l’ex titolare del Viminale non ha alcuna incertezza: “Il centrodestra vince solo unito alle prossime politiche, chi fa calcoli con altri schemi non fa i conti con gli elettori”.

Quanto al suo partito, Salvini rivendica: “Abbiamo preso dieci sindaci in più prima ancora dei ballottaggi. Sono assolutamente orgoglioso e soddisfatto”. E ribadisce che la regola del chi prende più voti esprime la premiership è ancora valida. è valida anche per FdI, tanto più sull’onda del risultato alle comunali. Giorgia Meloni va subito al punto e rivendica il ruolo di “forza trainante del centrodestra”. E rivolgendosi agli alleati Salvini e Berlusconi torna ad incalzarli: “Se fossi in loro lascerei il governo”.

Pronta la replica a distanza del leader leghista: “Non confondiamo il mandato per governare Belluno e Palermo con gli enormi problemi che l’Italia deve affrontare”, taglia corto Salvini. La leader di FdI non cede alle polemiche e anzi osserva che “oggi è un giorno per festeggiare. Abbiamo indicazioni importanti per il futuro, il bicchiere è quasi pieno…”.

Ma le prime scintille sono già esplose nella coalizione: la miccia la innesca ancora la situazione siciliana, con il no di Gianfranco Miccichè alla ricandidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione. “Nessun aut aut” tuona FdI, e Meloni liquida l’accaduto con un netto “frasi fuori luogo”. Anche per Silvio Berlusconi il risultato delle amministrative conferma che il centrodestra unito vince.

Sul fronte opposto, anche nel centrosinistra il dato che si evidenzia è che si vince se uniti. “Il centrosinistra vince quando è unito, quando lavora in modo più unitario possibile”, afferma il segretario dem Letta. “Da questo voto emerge chiaramente che l’unico argine alle destre nel nostro paese è un campo progressista attorno al Pd. Abbiamo intenzione di assumerci questa responsabilità”, assicura. Letta rivendica: “Il Pd è il primo partito in Italia. Al sud, al nord, ovunque. Attorno a noi abbiamo intenzione di costruire con impegno coalizioni che non siano approssimative o aggiustate all’ultimo momento, ma sulla base dei programmi, in modo concreto”, insiste. Insomma, tira le somme il segretario, “il nostro giudizio sul risultato delle amministrative è assolutamente positivo”.

Nessun cenno al crollo dei 5 stelle. Crollo che Giuseppe Conte non nega. Anzi. “I dati che emergono, seppur parzialmente, sono dati che non possono soddisfare il M5s. Non possiamo neppure ricercare delle giustificazioni di comodo rispetto a questi dati”, ammette. L’ex premier quindi guarda già a domani: “Dobbiamo ripartire con umiltà, rimboccarci le maniche e ripartire dalla forza dei nostri principi e valori”.

E chiarisce subito che il progetto con i dem va avanti, “non puo’ essere compromesso da questa tornata elettorale”. Quanto ai problemi interni, Conte attribuisce all’incapacità del Movimento di stare sui territori il risultato non eclatante e annuncia il rilancio della “fase due”, finora non decollata.

Ma che l’alleanza tra Pd e 5 stelle dovrà affrontare qualche prova lo dimostrano le prime voci che si levano all’interno dello stesso Pd: “I risultati parziali delle amministrative ci danno una prima indicazione chiara, il Pd per competere deve avviare un dialogo con Azione, Italia Viva ed i civici”.

E anche Matteo Renzi incalza: “Queste elezioni segnano al primo turno una vittoria sostanziale del centrodestra (da Palermo, dove la sinistra doveva aprirsi anche al centro, anzichè rinchiudersi nell’asse coi grillini, fino all’Aquila), ma dipingono soprattutto un quadro nel quale il grillismo è finito, con le liste di Conte che fanno il 5% a Genova, il 4% a Taranto oppure l’1% a Padova. Se fossi ancora un dirigente del Pd, mi porrei il tema di fare un’alleanza col centro riformista (che fa buoni risultati sia coi nostri candidati che con quelli di PiùEuropa/Azione) anzichè coi grillini”.

Al segretario dem replica anche il leader di Azione: “Enrico, ‘argine alle destrè non è una proposta politica. E dopo una legislatura dove tutti si sono alleati con tutti e Salvini ha governato con il tuo alleato Conte, è davvero poco credibile”, chiosa Carlo Calenda, che rivendica il buon risultato del suo partito.

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