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Il piano della Germania per far fronte ai tagli alla fornitura di gas

Economia & Finanza

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alle ore: 08:24

Berlino spinge sulle centrali a carbone. E il vice cancelliere Habeck ha chiesto alle famiglie di “fare la differenza”, cambiando le loro abitudini di consumo e riducendole.

di Veronique Viriglio

© MICHAEL KAPPELER / DPA / dpa Picture-Alliance via AFP

AGI – Il ministro dell’Economia e della Protezione climatica tedesca, Robert Habeck, co-leader dei Verdi, è costretto a piegarsi alla realpolitik: per compensare la riduzione della fornitura di gas russo, farà riaccendere le centrali elettriche a carbone “per un periodo di transizione” pur di non aver ricorso al nucleare. Il piano tedesco per far fronte al taglio del gas russo chiama in causa anche i singoli cittadini, ponendo formalmente il mercato energetico su un piede di guerra.

Il monito ai cittadini

“Non dobbiamo illuderci, tagliare le forniture di gas è un attacco economico contro di noi da parte di Putin. E’ chiaramente una strategia per creare insicurezza, aumentare i prezzi e dividerci come società” ha affermato Habeck. Il vice cancelliere tedesco ha quindi chiesto alle famiglie di “fare la differenza”, cambiando le loro abitudini di consumo e riducendole. “So che a volte sembra banale, ma devi sempre moltiplicare questa banalità per 41 milioni di famiglie” ha insistito il dirigente governativo, avvertendo che la produzione industriale sarà colpita. Ora Berlino ha fatto scattare la seconda fase del suo sistema di allerta in tre fasi, che al termine prevedono un’emergenza completa in cui il governo assumerebbe il controllo della distribuzione di energia e della fornitura di gas.

Il ruolo delle centrali a carbone

In base al piano nazionale di emergenza illustrato dal co-leader dei Verdi – frutto di decisioni contingenti che costringono inoltre Berlino a frenare sulla conversione all’elettrico della propria produzione automobilistica – le aziende che riusciranno a conservare maggiori quantità di gas naturale saranno premiate e l’approvvigionamento di elettricità dipenderà in maggior misura da centrali a carbone.

Inoltre il governo tedesco ha istituito una linea di credito di 15 miliardi di euro per pagare forniture non russe. Il piano di Babeck gode del sostegno del presidente degli industriali tedeschi, Siegfried Russwurm, mentre i leader delle piccole e medie imprese temono di dover ridurre la produzione a causa dei provvedimenti varati. Secondo quanto riferito dal ministero dell’Economia, gli impianti nazionali di stoccaggio del gas sono attualmente riempiti al 58%, più che nello stesso periodo dell’anno scorso, e l’obiettivo è raggiungere il 90% entro dicembre.

Il riempimento del deposito di gas è ora la massima priorità“, ha affermato Habeck, invitando “tutti i consumatori, sia nell’industria, nelle istituzioni pubbliche o nelle famiglie private, a ridurre il più possibile il consumo di gas in modo da poter sopravvivere all’inverno”. In altri termini, come ha precisato il ministro, “per ridurre il consumo di gas è necessario utilizzarne meno per generare elettricità.

Invece, le centrali elettriche a carbone dovranno essere utilizzate di più”. Habeck ha precisato che “si tratta di una decisione amara, ma è essenziale per ridurre i consumi di gas”, assicurando che “se la sicurezza dell’approvvigionamento è attualmente garantita, la situazione è grave”.

Il riferimento è a quanto sta accadendo lungo il Nord Stream 1, il gasdotto che collega la Germania ai giacimenti russi, e dove da giorni i flussi si sono ridotti del 40%. Gazprom ha spiegato che si tratta di un problema tecnico, legato ai ritardi nella riparazione di una turbina da parte della tedesca Siemens. Ma per molti si tratta solo di una scusa per mettere pressione su Berlino, facendo lievitare i prezzi del gas e interrompendo il riempimento delle riserve per l’inverno.

Le ripercussioni dirette della guerra in Ucraina stanno facendo emergere alla luce del sole la forte dipendenza della Germania dal gas russo, in tempi normali intorno al 40% delle forniture. Altro fattore aggravante, a differenza dall’Italia, Francia e Spagna, la Germania non ha terminali per il gas naturale liquido, e ora il governo sta cercando di provvedere costruendo in tempi record un’infrastruttura nel Mare del Nord, a un centinaio di chilometri da una centrale nucleare in fase di smantellamento.

Nessuna marcia indietro sul nucleare

Nonostante la gravità del momento, pare che Berlino non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro sul nucleare, che avrebbe potuto rappresentare una fonte energetica alternativa: l’addio al nucleare, previsto per il 2023, è considerato dai Verdi una “conquista storica“. Jens Spahn, leader del gruppo parlamentare della Cdu, partito di centrodestra oggi all’opposizione, ha invece invitato il governo a valutare un rinvio della chiusura delle ultime tre centrali nucleari attive nel Paese.

Un messaggio nella stessa direzione è arrivato anche dalla Francia. “La politica energetica tedesca sta raggiungendo l’apice dell’assurdità. Riaprirà le centrali a carbone mentre chiuderà quelle nucleari”, ha twittato Gèrard Araud, ex ambasciatore francese alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti. Per giunta la situazione contingente sta mettendo a dura prova l’accordo di coalizione tra socialdemocratici, liberali e verdi che ha portato alla costituzione del governo Scholz, con l’obiettivo dichiarato di anticipare dal 2038 al 2030 l’addio al carbone.

Il contraccolpo sulla mobilità elettrica

Del resto si tratta di un impegno formalmente preso dalla Germania e dell’Italia alla Cop26 di Glasgow. Se le misure varate da Berlino sono state presentate come “temporanee”, nel frattempo il maggior ricorso al carbone o ai carburanti fossili per le produzioni energetiche avrà un impatto diretto anche sulla mobilità elettrica, a maggior ragione in Germania dove il carbone rappresenta oltre il 30% del mix energetico e risulta in aumento per colpa del minor contributo dell’eolico del Mare del Nord, penalizzato negli ultimi mesi dalla scarsa ventosità. Di conseguenza la correlazione tra mobilità elettrica e rinnovabili è destinata a subire un forte contraccolpo e sulla durata non ci sono certezze.

Le società Gridserve e Moto hanno aperto due nuovi hub di ricarica ultrarapida per veicoli elettrici nel Regno Unito. I due hub offrono rispettivamente sei e undici caricabatterie ad alta potenza e fanno parte di una rete di hub. Gridserve afferma che i caricabatterie ad alta potenza installati in loco sono in grado di fornire fino a 350 kilowatt.

Le sedi dei due hub a Moto Severn View e Heston sono state scelte per fornire energia ai conducenti nel Galles meridionale e nel sud-ovest. Toddington Harper, CEO di Gridserve, ha affermato che questi ultimi siti, insieme all’hub dell’azienda di Swansea, significano che i conducenti di veicoli elettrici ora possono “fare affidamento sui Super Hub Gridserve Electric https://www.gridserve.com/,  per arrivare da Londra al Pembrokeshire o dal Pembrokeshire a Londra lungo la M4″.

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