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Il Ponte sullo stretto di Messina

Attualità & Cronaca

Tanto tuonò che piovve. Finalmente il progetto del ponte di Messina (così è preferibilmente chiamato dagli isolani) è più vicino alla sua concreta realizzazione. Non v’è dubbio che ad opera ultimata la Sicilia e il continente saranno più vicini, per meglio dire si toccheranno, giacché in termini di percorrenza dello “Stretto” il divario tra navi traghetto e ponte è ancora tutto da verificare, tenendo conto che quasi certamente il traffico su quest’ultimo dovrà essere contingentato per ragioni di sicurezza. Infatti, su di esso transiteranno con doppio senso di marcia i treni, gli autoarticolati, le autovetture e il ponte, mettila come ti pare, ma sempre ponte è, in una terra da sempre ballerina, per giunta.

Per carità, opera di primaria importanza, i detrattori non hanno ragione alcuna di lagnarsi per quest’ottava o nona meraviglia del mondo, solo l’accenno all’intempestività del progetto significa l’ostracismo di là dalla storia. Sarà il rilancio del sud Italia, della Trinacria in particolare, sarà lo “stargate” verso la mitteleuropa, ma soprattutto sarà il ponte levatoio che sollevandosi sulla terra dei Siculi e Sicani porterà turismo e benessere (i due termini vanno sempre usati assieme).

E fin qui è difficile sostenere il contrario, come al pari sarà cosa ardua cancellare dal viso del nuovo arrivato (dopo aver superato il casello d’uscita del ponte ed essersi ripreso dall’inatteso stile di guida dei messinesi- ma vale per tutti gli isolani- raffinati interpreti del codice della strada) lo sbalordimento nel trovarsi di fronte una realtà viaria che urla vendetta se posta a confronto con la modernità, l’arditezza, l’imponenza, la spregiudicata eleganza del “Ponte”.

Perché non si dica che i giornali del nord sono sempre pronti a criticare il meridione, attingiamo dal quotidiano “Live Sicilia”:

“Venendo ad Agira ho visto quanto difficile sia la mobilità sulle strade provinciali. In Sicilia sono in una condizione di vergognoso abbandono. Appartengono alle Province che hanno il compito di curarne la manutenzione, ma le Province sono state decapitate. Quindi chiediamo a Roma di nominare un commissario, con i poteri speciali come quelli che ha anche il sindaco di Genova, che possa, in 4-5 anni, rimettere in sesto 15 mila chilometri di strade provinciali. Ci vuole un miliardo di euro. Non è possibile che la Sicilia abbia una viabilità provinciale da terzo mondo. Per la situazione delle strade statali in Sicilia, l’Anas è una scatola vuota, è una grande delusione. Non è più in condizioni di assicurare la propria funzione istituzionale. Non è possibile avere 22 cantieri sull’autostrada Catania Palermo. Il Governo nazionale deve fare la propria parte come la fa al Nord Italia”. Questo è stato affermato dal Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci nel giugno dello scorso anno.

La situazione non cambia ove si dia un’occhiata al resto della rete stradale siciliana che, seppur discretamente potenziata grazie alle autostrade, mal si sposa con le potenzialità di un ponte sullo stretto. Se a monte non esiste un reticolo stradale adeguato, che conduca da ogni punto dell’isola, zone interne comprese, in modo adeguato e veloce, merci e gente all’imbocco del ponte, il progetto rimarrà monco, poco sfruttato e forse del tutto inutile a parte l’aspetto monumentale. Alla “porta sul mondo” è imperativo giungervi comodamente non solo da Palermo, Catania e Siracusa, ma anche da  zone non litoranee come Enna, Caltanissetta, Caltagirone, Villalba, Lercara Friddi, Regalbuto e chi più ne ha più ne metta, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Non sta meglio la rete ferroviaria siciliana. Infatti, da un articolo apparso il 30 marzo 2021 sul quotidiano catanese La Sicilia, e dai dati presenti sul sito dell’Associazione “Ferrovie Siciliane”, si apprende: Linee ferroviarie in esercizio: 1369 km di cui solo 223 a doppio binario; Linee elettrificate: 791 km. pari al 58%, quelle non elettrificate con trazione diesel sono 578 Km. La percentuale di binario unico non elettrificato è del 42,2% contro un dato nazionale del 21,1%. La percentuale di doppio binario elettrificato è del 16,2% contro una nazionale del 44.6. Per dovere di cronaca diciamo subito che non sappiamo se nel dato “nazionale” giochino o meno le ferrovie calabro- lucane.

In ogni caso però, tenuto conto che qui l’Alta Velocità non si sa se e quando arriverà, magari sostituita dall’Alta Capacità (i due termini non sono però sinonimi) c’è da chiedersi: ma sto ponte, in atto, conviene veramente?

Non sarebbe meglio potenziare l’esistente in attesa di tempi migliori in fatto di viabilità dell’isola? Non si rischia di realizzare una cattedrale nel deserto, bellissima certamente, ma poco utile in termini di utilizzazione giacché anche la Calabria in fatto di strade e ferrovie non sta meglio della Sicilia?

Ma poi, vuoi mettere: dopo essere sopravvissuti alla Salerno Reggio Calabria vecchia maniera, salire sul traghetto e sorbire una granita al sapore di limone della Conca d’Ora, al gusto di pistacchio di Bronte, o gustare il riso imbibito di ricco ragù dell’arancino (nel messinese è maschio) mentre la madonnina di Messina si avvicina a vista d’occhio. I nodi nautici si sommano, l’invaso è vicinissimo e se già non lo sei anche tu diventi siciliano. Mizzica!

Giuseppe Rinaldi


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