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Il profumo della democrazia  si spande  e  la schiavitù cambia pelle

Politica

Il  19 giugno si celebra negli Stati Uniti il Juneteenth , la Giornata per l’abolizione della schiavitù. Il 20 giugno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato  che quest’anno ha avuto come tema “ together we can do anything”, “insieme possiamo fare la differenza”.

Il 2 dicembre è la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù.

Nonostante il calendario abbia diverse celebrazioni, queste ricorrenze rischiano di diventare vuoti riti celebrativi se non suffragati da gesti concreti.  

Nel più recente documento della Carta di Nizza l’articolo 5  proibisce la schiavitù e il lavoro forzato Inizio modulo:

1. Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù; 

2. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio;3. È proibita la tratta degli esseri umani.

La rivista Nigrizia quantificava nel gennaio 2020 in quaranta milioni il numero degli schiavi oggi nel mondo. In cima all’infelice classifica c’è l’India, con oltre 14,2 milioni di persone stimate in schiavitù, seguita dalla Cina, con 3,2 milioni e dal Pakistan con 2 milioni.

  Il 7 febbraio del 2019 Papa Francesco in un videomessaggio  affermava: “ Non possiamo ignorare il grido di queste persone. La schiavitù  non è qualcosa d’altri tempi, anche se cerchiamo di ignorarla.

Di fronte a questa realtà tragica, nessuno può lavarsi le mani se non vuole essere, in qualche modo complice di questo crimine contro l’umanità. Non possiamo ignorare che oggi esiste la schiavitù nel mondo, tanto o forse più di prima.”

In questo contesto celebrativo fa rabbrividire la vicenda di Saman, diciottenne di origine pachistana, attirata dalla mamma in una trappola e consegnata allo zio carnefice perché si rifiutava di sposare la persona designata dalla famiglia.

La sottrazione alla famiglia, in presenza di indizi circostanziati, intrapresa dall’Autorità Giudiziaria, rimane in questi casi l’unica soluzione percorribile, l’unico modo per  impedirne la morte quando le figlie intendono esercitare una libera scelta affettiva.

Continuare a perseguire gli ideali relativi alla libertà di scelta,  è compito di tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia e il lavoro dell’intellettuale è difficile ma affascinante al tempo stesso perché conduce a non sentirsi mai sazi.

L’aver vietato il lavoro nei campi in determinate ore del giorno può essere un timido ma simbolico tentativo per rispondere alla sfida dei tempi. 

Max Weber (Il lavoro intellettuale come professione 1971) scriveva “Abramo o un qualunque contadino dei tempi antichi moriva “vecchio e sazio della vita” perché si trovava nell’ambito della vita organica, perché la sua vita, anche per il suo significato, alla  sera della giornata, gli aveva portato ciò che poteva offrirgli perché non rimanevano per lui enigmi da risolvere ed egli perciò poteva averne abbastanza.

Ma un uomo incivilito, il quale partecipa all’arricchimento della civiltà in idee, conoscenze, problemi, può divenire “stanco della vita” ma non sazio.”

Dario Patruno

Redazione Corriere Nazionale


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