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Il sindaco di Seveso dimesso nel nome della nube di diossina 45 anni dopo

Ambiente & Salute

A pochi giorni dal 45esimo anniversario del più grave incidente ambientale italiano, il sindaco leghista Luca Allievi presenta le “dimissioni dovute alle moltissime zone d’ombra” nella gestione da parte della Regione delle due vasche costruite dopo il disastro in cui è depositata la diossina 

Il ‘Bosco delle Querce’ di Seveso 

E’ stato il più grave incidente ambientale in Italia, una nube tossica infinita che si sprigionò dalla fabbrica Icmesa trasportando nei polmoni, nella natura, sulle cose, la diossina, uno delle sostanze più cancerogene contenuta anche nell’Agente Arancio utilizzato dagli americani per distruggere le foreste del Vietnam. A pochi giorni, il 10 luglio, dalla 45esima ricorrenza, nel nome di quella nube si dimette a Seveso il sindaco leghista Luca Allievi, assieme al vice David Galli, in una storia che intreccia ambiente e politica.

“Dimissioni irrevocabili – spiega il primo cittadino – dovute alle moltissime zone d’ombra che riguardano la gestione delle due vasche, una a Seveso e l’altra a Meda, costruite dopo il disastro e in cui è stata depositata la diossina”.

L’ultima eredità di quel “gas misterioso”, così lo definirono le prime cronache dell’epoca, che uccise galline, anatre e oche, fece ingiallire le foglie degli alberi e poi provocò malformazioni in percentuali elevate nei bimbi che nacquero dopo il suo passaggio.  “La Chernobyl italiana”, secondo il ‘Times.

Sopra le vasche è cresciuto negli anni il ‘Bosco delle Querce’, qui sotto la terra ci sono le scorie della nube.

Sono al sicuro? Il sindaco pone la questione, chiamando in causa i colleghi di partito della giunta guidata da Attilio Fontana: “Nel momento in cui la Regione affida le vasche deve rispettare una serie di accorgimenti formali e sostanziali. Tra i formali c’è l’utilizzo di protocolli di sicurezza. Se hai sul territorio delle vasche con la diossina non ti preoccupi di capire come sono fatte queste vasche e in che stato sono? La verità è che non sono mai state fatte analisi sullo stato della struttura”.

Se ne va, dichiara, augurandosi “che si proceda speditamente a una verifica e se per farla mi devo fare da parte, lo faccio, non a cuor leggero ma con un minimo di commozione dopo 3 anni in cui credo abbiamo lavorato bene”. Con preoccupazione: “Senza monitoraggio potenzialmente c’è un rischio ambientale”.  

“C’è troppo liquido nelle vasche”

Nel frattempo ha presentato un esposto alla Procura in cui sintetizza il suo punto di vista sulle vasche che, dalla fine dello scorso anno, sono passate alla gestione della Regione, che ne è proprietaria, dopo 20 anni di custodia del Comune.

Ma lo sguardo di Allievi va più in là, agli anni precedenti la sua amministrazione quando, come dimostrerebbero i documenti allegati al documento consegnato ai magistrati, la Regione non ha mai risposto alle richieste di  chiarezza del Comune. Il dato che lo preoccupa è “che la quantità di percolato secondo le analisi note è ancora alta e non dovrebbe esserci così tanto liquido. Dopo 40 anni, la discarica dovrebbe essere cristallizzata. Perché, se la tossicità è sempre stata considerata bassa dalla Regione, c’è una quantità così elevata di percolato? Forse le vasche fanno filtrare l’acqua piovana e non sono più ermetiche? Verificarlo è un compito della Regione, non certo del Comune”.

I veleni postumi della nube calano sulla scena politica del piccolo Comune. Il sindaco, descritto come un ‘leghista della prima ora, non salviniano”, si è messo di traverso alla Regione e ha insinuato che “la scriteriata scelta” di commissariare la locale sezione della Lega, guidata dal suo vice, si spieghi proprio con i contrasti sull’’eredità della nube’.   

Ma per la Regione non c’è nessun rischio 

“Nel corso della gestione da parte del Comune i dati rilevati sulle analisi del percolato – è la replica della Regione – non hanno evidenziato la presenza di concentrazioni rilevanti di contaminanti né sono mai state evidenziate criticità particolari. Non vi sono dunque evidenze di rischio per la popolazione e per l’ambiente derivanti da tali impianti”.   


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