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“Il teatro degli eteronimi” di Luigi Orlotti [mimesis morfologie]

Arte, Cultura & Società

Questo saggio è stato scritto da Luigi Orlotti, laureato in filosofia alla Cattolica di Milano e dottorando in Estetica e teoria delle arti presso l’università di Palermo.

La prefazione è del professore Luis Felipe B.Teixeira e si intitola “L’algoritmo eteronimico e neopagano della nostra modernità”. Già la sola prefazione dimostra quanto il grande poeta portoghese sia attuale in questo periodo caratterizzato dalla frammentazione del sé, dalla pluralità e dalla molteplicità delle nostre subpersonalità.

Basti pensare a cosa accade quando navighiamo in internet, creiamo profili su facebook o su Instagram, oppure quando chattiamo. Pessoa quindi è stato un profeta?

Un anticipatore della realtà virtuale dei nostri tempi? Nella prima parte di questo saggio viene descritta la vita di Pessoa: la morte del padre e del fratello, la giovinezza in Sudafrica, la familiarità con la lingua inglese, la nascita dell’intersezionismo, le frequenti crisi di nervi, l’alcolismo cronico nella maturità. Successivamente Orlotti spiega la differenza tra pseudonimo e eteronimo.

L’eteronimo non è un semplice nome falso, ma una vera e propria personalità fittizia con una storia e una filosofia propria. Pessoa creò il primo eteronimo a 6 anni. Lo chiamò Chevalier de Pas. Ma gli studiosi hanno potuto constatare che utilizzò addirittura ben settantadue eteronimi.

I più conosciuti sono tre: Alberto Caeiro, Riccardo Reis, Alvaro de Campos. Viene da chiedersi quanto c’è effettivamente di Pessoa in ogni eteronimo, ma poi bisogna anche ricordarsi che il grande poeta portoghese spesso si domandava se fosse più reale Shakespeare o Amleto.

Molti interrogativi sorgono spontanei leggendo questo saggio: per Pessoa l’utilizzo di eteronimi fu solo un gioco letterario oppure il sintomo di una personalità disturbata? Pessoa non ci viene certo in aiuto perché da un lato in una sua celebre poesia scrisse che “il poeta è un fingitore” e dall’altro lato in una lettera ad un amico scrisse che utilizzava gli eteronimi perché aveva la tendenza alla spersonalizzazione e alla simulazione. Molti studiosi sono giunti alla conclusione che Pessoa fosse “l’enigma in persona”.

Non pubblicò mai un libro nella sua vita, alcune sue liriche comparvero su alcune riviste letterarie. Alcuni lo vorrebbero legato alla massoneria, altri all’occultismo. Di sicuro si seppe che – tranne un periodo in Sudafrica – visse sempre a Lisbona. Vi nacque nel 1888 e vi morì nel 1935. Questo saggio di Orlotti tratta anche del neopaganesimo di Pessoa. Per Orlotti il neopaganesimo del portoghese fu una vera teoria estetica.

Pessoa era neopagano – secondo Orlotti – perché la realtà è plurale e allora tutti noi necessitiamo di politeismi. Il monoteismo sarebbe quindi per Pessoa semplificazione, puro riduzionismo. Il molteplice dovrebbe secondo il poeta rimanere tale. In questo saggio si scopre che Pessoa era molto critico nei confronti del cristianesimo, che lui definiva Cristismo.

Per Pessoa il cristianesimo si era diffuso perché l’impero romano era finito. Per il poeta il cristianesimo era fondato sul monoteismo, sul misticismo, sull’imperialismo.

Pessoa però riteneva che in fin dei conti il monoteismo cristiano nascondesse un politeismo deteriore, in cui i santi rappresentavano delle divinità minori. Un saggio da leggere quindi.

Davide Morelli

Redazione Corriere Nazionale


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