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In Yemen violenze e carestie rischiano di cancellare un’intera generazione

Mondo

Metà della popolazione, circa 16 milioni di persone, patisce la fame e 400 mila bambini con meno di 5 anni rischiano di morire per malnutrizione.

In Yemen violenze e carestia rischiano di cancellare un’intera generazione che non potrà essere aiutata da donazioni in netto calo da parte della comunità internazionale. Ad oggi metà della popolazione, ovvero 16 milioni di persone, patisce la fame e 400 mila bambini di meno di 5 anni rischiano di morire di malnutrizione.

A lanciare l’allarme sul deteriorarsi della vita quotidiana e della situazione sanitaria nel Paese mediorientale sono agenzie Onu e Ong dopo il flop della conferenza dei Paesi donatori, svoltasi ieri virtualmente, conclusasi con la raccolta di solo il 43% dei fondi necessari alla risposta umanitaria per il 2021, da cui dipende la sopravvivenza di 20 milioni di yemeniti.

Ridurre i finanziamenti è una condanna a morte” ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Sul terreno la situazione è drammatica. Ad esempio nella provincia di Shabwa, l’ospedale di Abs che fornisce assistenza a comunità di remoti villaggi ha registrato un aumento dei casi di malnutrizione del 41% rispetto ad un anno fa.

I bambini che sopravvivono alla carestia sono esposti a devastanti epidemie di colera e dengue, oltre ai bombardamenti aerei della coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi che colpiscono scuole, ospedale e matrimoni.

Bambini di soli 11 anni vengono reclutati per combattere da una parte o dall’altra, mentre nelle aree rurali le bambine si sposano anche prima di aver compiuto 14 anni. E mentre il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden ha affermato che porre fine alla guerra nello Yemen è una priorità per la sua amministrazione, è improbabile che la rinnovata spinta diplomatica rallenti l’intensità dei combattimenti registrati dall’inizio dell’anno nella provincia centrale di Marib.

I ribelli filoiraniani Huthi sono sempre più vicini alla vittoria in un’area ricca di petrolio: uno sviluppo che estrometterebbe le forze fedeli al governo yemenita dalla loro ultima roccaforte settentrionale e complicherebbe notevolmente gli sforzi per riportare le parti al tavolo dei negoziati.  

Alla luce di un contesto sempre più complesso e disperato, la cifra promessa ieri dai donatori risulta davvero insufficiente: finora l’impegno di donazioni e’ inferiore a quello del 2020, quando sono state ridotte dalla pandemia di coronavirus, e risultano essere 1 miliardo di dollari in meno rispetto alla conferenza del 2019.

Il Regno Unito, che è intimamente coinvolto nel conflitto dello Yemen come principale fornitore e sostenitore della coalizione guidata dai sauditi e dagli Emirati che combatte contro gli Huthi, è stato oggetto di critiche particolari da parte delle agenzie umanitarie e di figure politiche per aver tagliato gli aiuti mentre continua la sua vendita di armi.

Londra si è impegnata a versare 87 milioni di sterline (circa 100,6 milioni di euro), il 54% della donazione dello scorso anno (160 milioni di sterline) e solo il 40% del finanziamento totale fornito dal Regno Unito nel 2020.

AGI – Agenzia Italia 


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