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La camminata tra i ghiacci di Haddad per dare speranza al mondo

Mondo

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alle ore: 06:32

Michael Haddad, giovane attivista ambientale libanese, paraplegico e che si muove grazie a un esoscheletro, ha organizzato un “Arctic Walk” alle isole Svalbard per portare 12 sementi, provenienti dai Paese arabi, al Global Seed Vault e un libro di Papa Francesco. Con lui gli italiani Pietro Sebastiani e Maria Cristina Finucci.

di Nuccia Bianchini

AGI – Una camminata tra i ghiacci dell’Artico che si stanno sciogliendo per dare un seme di speranza: è l’Arctic Walk for Climate Resilience and Food Security organizzata per oggi nelle isole Svalbard, in Norvegia: Michael Haddad, giovane attivista ambientale libanese, paraplegico e che si muove grazie a un esoscheletro, camminerà fino allo Svalbard Global Seed Vault, una struttura che conserva i duplicati delle sementi custodite nelle banche genetiche di tutto il mondo per salvaguardare la diversita’ delle culture.

Haddad consegnerà ‘l’involucro della speranza’, un pacchetto contenente sementi provenienti da 12 Paesi arabi perché vengono conservati nel caveau della ‘banca’ insieme a un’edizione limitata di un libro di Papa Francesco. “La crisi alimentare e la profonda emergenza climatica che minacciano la nostra vita su questo pianeta possono portare all’impotenza. Ma con la solidarietà di tutti possiamo continuare a nutrire speranza nel futuro“, ha detto l’attivista libanese, poco prima d’imbarcarsi nell’avventura.

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“Provengo dalla regione araba che dipende dalle importazioni per la maggior parte del suo cibo e dove le temperature stanno aumentando più velocemente della media globale: camminerò nelle isole Svalbard per invitare tutti ad agire con determinazione, ambizione e urgenza per scongiurare la crisi climatica e garantire la nostra sicurezza alimentare collettiva, entrambi capisaldi della sicurezza umana”.

In coordinamento con la Fao, l’Icarda (l’International Center for Agricultural Research in the Dry Areas) ha preparato per Haddad i pacchetti di sementi provenienti da Algeria, Egitto Iraq, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Oman, Palestina, Siria, Tunisia e Yemen. In ogni confezione ci sono i semi selvatici di grano, orzo, lenticchie, ceci ed altri legumi.

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Haddad porterà anche un seme simbolico, un’edizione in miniatura del libro di Papa Francesco, ‘Perché avete paura? Non avete ancora fede’, che documenta lo straordinario momento di preghiera presieduto dal Pontefice nel marzo 2020 al culmine della pandemia da COVID-19. Il libro è stato stampato in molte lingue e distribuito in tutto il mondo ma la copia in miniatura consegnata da Haddad fa parte di un’edizione limitata ed è stata benedetta dallo stesso Papa Francesco in un’occasione speciale organizzata dall’Institute for Global Dialogue and Culture of Encounter. All’inizio della sua passeggiata Haddad regalerà una copia del libro al Museo delle Svalbard. Ad accompagnare Haddad nell’Arctic Walk ci sono anche due italiani, Pietro Sebastiani e Maria Cristina Finucci.

L’ambasciatore Pietro Sebastiani, già direttore generale della cooperazione italiana allo sviluppo e rappresentante permanente d’Italia presso Fao/Ifad/Wfp e Unesco, che nel suo impegno lavorativo e personale ha sempre avuto uno sguardo particolarmente attento sui più deboli, i più poveri, i più esposti alle crisi, gli invisibili, è convinto – come ha detto lui stesso – che “o ci salveremo tutti o nessuno si salverà”.

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Lo Svalbard Global Seed Vault “è una cassaforte dell’umanità, che contiene quello di più caro che moltissimi Paesi gli hanno affidato: il proprio dna di biodiversità. Il clima pone interrogativi inquietanti all’umanità e ai suoi sistemi naturali che non si declinano solo in termini d’inquinamento o scomparsa di ecosistemi e biodiversità, ma anche in termini di fragilità degli stessi sistemi sociali, compresi quelli democratici. Se i problemi, ad esempio, del surriscaldamento climatico sono gli stessi sul pianeta, non sono uguali gli effetti tra Paesi e tra popolazioni, e non lo sono neppure le conseguenze di quella che invochiamo come transizione ecologica”.

Il messaggio da recepire è molto chiaro: “Salvare il pianeta costruendo la giustizia, mentre purtroppo si è sempre più incuranti di alcuni valori come la solidarietà e si sceglie al contrario la cultura del consumo insostenibile, dell’usa e getta, della ‘cultura dello scarto’. Come dice Michael non sono davvero io quello su di una sedia a rotelle ma il nostro Pianeta, e lo dice col calore della speranza da uno dei luoghi piu’ freddi del Pianeta”.

Nell’equipe, c’è anche Maria Cristina Finucci, architetto, artista, attivista ambientale, presidente dello Stato delle Isole di plastica, lo Stato il cui ‘territorio’ ha la più grande estensione al mondo, ‘riconosciuto’ dall’Unesco l’11 aprile del 2013. Mercoledì 8 giugno è la Giornata Mondiale degli Oceani, e l’artista, presidente della neonata Fondazione Finucci (Fondazione Finucci.org) per l’arte e l’ambiente, ha prelevato nell’occasione dei campioni di ghiaccio in vari punti del territorio e dell’Oceano artico per conto del Dipartimento delle scienze Fisiche e dell’Ambiente dell’Università di Siena, diretto dalla prof.ssa Cristina Fossi.

Nella sua visione l’artista deve avere una forte responsabilità sociale per dare voce e un volto attraverso l’arte a tanti problemi che affliggono il pianeta e i suoi abitanti, specie i piu’ fragili e invisibili: “E sono rimasta affascinata – ha aggiunto – dall’energia dirompente e contagiosa di Michael, dalla sua sensibilità, creatività e ricerca continua di nuovi obiettivi e ostacoli da superare che lo accomunano al più puro spirito artistico”.

Michael Haddad è un’ispirazione vivente: è paralizzato dall’età di 6 anni, quando un pauroso incidente con la moto d’acqua lo lasciò paralizzato dalla vita in giù. Da allora è rimasto bloccato su una sedia a rotelle, ma dopo mesi di allenamento, grazie a una tenacia straordinaria e a una tecnica ideata da lui stesso (‘Step-to-Gait’) è riuscito a mettersi in piedi e, con l’aiuto di un esoscheletro e un paio di stampelle, ora riesce a muoversi. È la prova vivente che non c’è limite alla speranza e che certamente non ci possono essere scuse all’inazione.

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