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“La fratellanza e l’uguaglianza, ma al di sotto dell’uguaglianza non possiamo andare.”

Attualità & Cronaca

Queste parole pronunciate da Papa Francesco di ritorno dal viaggio in Iraq danno la chiave di lettura di un viaggio straordinario che ha posto le basi per rivoluzionare i rapporti tra religioni e uomini. Il Papa ha chiosato le parole dell’ayatollah al-Sistani “un uomo di Dio” umile e saggio, “Gli uomini sono o fratelli per religione o uguali per creazione”. E’ una strada…Il Pontefice è andato a trovare la massima autorità degli sciiti creando in questo viaggio le basi anche per un dialogo tra islamici sunniti e sciiti. Si tratta di un passo coraggioso ma essenziale per portare la pace e far cessare le armi che portano rovina e Francesco si è soffermato davanti alle rovine di Mosul dove ha affermato: “La fraternità è più forte del fratricidio”. Bisogna continuare a parlare di questo viaggio perché “la speranza è più forte della morte” e i paesi che vendono le armi devono innanzitutto dichiararlo. Il Papa ha detto che già ammettere di vendere armi, sarebbe una dichiarazione di trasparenza e un primo passo, per iniziare a convertire le fabbriche.  Chi sa parli e se vuole un garante depositi la verità nelle mani del Papa. Riconoscere i propri errori è già un primo passo per i paesi che armano quanti vogliono distruggere e non costruire. Troppi morti in nome di Dio, un falso Dio, una bestemmia contro Dio che non può essere un Dio violento e vendicativo.  Attenti il monito è a tutti, industriali, nazioni, intermediari e stati, nessuno escluso. Ricordo sempre il film di Alberto Sordi “Finché c’è guerra c’è speranza” del 1974,  in cui la famiglia era complice e pur di vivere nell’agiatezza faceva finta di non sapere da dove provenissero tutti quei soldi ; il protagonista vende armi, bombe, carri armati e aerei a dittatori africani; dirotta voti parlamentari a suon di corruzione, permettendo così alla sua famiglia già benestante di trasferirsi in una lussuosa villa immersa nel verde. Si parla di bloccare la produzione all’Ilva perché si ritiene sia responsabile delle morti di bambini e adulti per l’inquinamento atmosferico. Le fabbriche di armi portano direttamente la morte in quei paesi. Naturalmente non basta, “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” ma questo è l’articolo 3 comma 2 della Costituzione repubblicana di cui ricordiamo solo il primo comma sull’uguaglianza, dimenticandoci del seguito.

Insomma un viaggio religioso ma anche un viaggio politico  che suona come un monito a cambiare i comportamenti.

Questo è il primo passo, poi seguirà un viaggio in Libano che soffre, “è piu’ di un equilibrio…ma ha la fortezza dei cedri”, la politica estera e la diplomazia ha il dovere di rispondere.

Rattrista in questo contesto così bello e pieno di speranza, l’affermazione del cattolico Biden di quattro giorni fa, “Ies I do” , “Si lo penso” alla domanda del giornalista che gli chiedeva se riteneva Putin un killer. “Lo scambio di cortesie” definito da Draghi che ha cercato di minimizzare l’accaduto, lasci il posto alla ragione, quella di Stato che pensa al bene dei cittadini, sapendo che l’unica sfida che non ammette distrazioni è quella di rendere gratuiti e disponibili a tutti i vaccini, vero banco di prova delle sorti di una umanità ferita dal virus, ma non ancora vinta. Risuonano e vengono in ausilio le parole di Giuseppe Ungaretti che il 27 agosto 1916 scrisse: “Di queste case/non è rimasto/che qualche/brandello di muro/Di tanti/che mi corrispondevano/non è rimasto/neppure tanto./Ma nel cuore/nessuna croce manca/É il mio cuore/il paese più straziato.” Esponente dell’ermetismo divenne famoso al grande pubblico per declamare all’inizio di ogni puntata dello sceneggiato “Odissea” trasmesso dalla Rai il 1968 con un pathos degno di un grande attore che ci portiamo tutti dentro, cittadino del mondo, nato ad Alessandria d’Egitto da genitori italiani.

Rispondiamo da uomini, testimoni di verità, abbandonando i nostri pensieri cattivi ma pensando il bene e costruendo la pace secondo l’ottica di Don Tonino Bello che in un convegno ad Andria sul ruolo delle donne ci disse che era disdicevole che una donna potesse essere immaginata alla guida di un aereo da guerra e concluse :” Ciò che è disdicevole per la donna è disdicevole anche per l’uomo” e ricordava nella martoriata Sarajevo che “Gli eserciti di domani saranno eserciti disarmati….senza armi”. Solo di questi eserciti abbiamo bisogno!

Dario Felice Antonio Patruno


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