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La ‘lezione’ del prof. Prodi sul Quirinale: “Più voti? No, meno veti”

Politica

L’ex premier spiega perché sia quasi impossibile determinare una disciplina di partito e perché dopo non si andrà a elezioni 

© ALEXEY VITVITSKY / SPUTNIK / SPUTNIK VIA AFP
– Romano Prodi

Calcoli per disegnare schieramenti. Ipotesi e scenari su chi farà cosa, e quando. Il ‘toto Quirinale‘ ha i suoi riti che puntualmente si ripetono ma stavolta Romano Prodi, ospite a La7 per diMartedì, ‘sale in cattedra’ per smontarne l’assunto di partenza:

“Mi sembrano dei ragionamenti strani… Con un Parlamento così confuso, come si fa a dire ‘centrosinistra’ e ‘centrodestra’? Con almeno 100, 150 voti che non si sa cosa siano? Non è che non solo si sa solo per Italia viva. Qui c’è chi va avanti e indietro, come si fa a semplificare?”

Una sorta di ‘lectio’, improntata peraltro a uno spietato realismo nel leggere lo stato di salute del Parlamento che sarà chiamato a eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.

Ma c’è, nelle parole di chi candidato al Colle lo è stato – e comunque è ben piazzato nelle previsioni degli osservatori anche stavolta – una regola generale che le riassume tutte: “Se non c’è un accordo iniziale, al Quirinale non va chi ha più voti, ma chi ha meno veti”.

“Guardate – avverte allora l’ex presidente del Consiglio – che non esiste più la ‘disciplina di partito’. In un Parlamento evanescente come questo non è che ci sia tanto da stare qui a fare conti al millimetro”.

“Non so che conti facciate ma la prossima volta non più di uno su 10 verrà rieletto, e allora che mi state a dire che se Draghi va al Quirinale si va a elezioni? Non ci si va elezioni – pronostica il Professore – perché ci sarà un legittimo spirito di soppravvivenza. Ma perché – taglia corto – un Parlamento dovrebbe suicidarsi?”

Lascia, tutto sommato, il tempo che trova anche interrogarsi sul profilo che il prossimo inquilino del Colle potrebbe dare al suo mandato, dal momento che l’ex premier sfoglia l’album dei ricordi e osserva che “Scalfaro ogni settimana voleva un rapporto del governo, mentre Ciampi no. Ma tutto – sottolinea Prodi – era pienamente nella Costituzione. Da noi non è come in Germania, dove c’è l’assoluta astinenza del Presidente dalla politica diretta”.

Ed è nell’aggancio alla Carta che il padre dell’Ulivo vede la soluzione del rebus: “Una ‘maggioranza Ursula‘ in Europa non se l’aspettava nessuno, ma quando poi si decide sul futuro dell’Europa la gente vota per l’Europa. Lo spirito di sopravvivenza, di rispetto della Costituzione ha effetti abbastanza simili. E si sa che con il Presidente della Repubblica firma anche un contratto di assicurazione sulla continuità costituzionale”.

 Ad ogni modo, chiosa Prodi rivolgendosi (solo?) ai suoi interlocutori in studio. “Ma vi rendete conto che mancano mesi…”.


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