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La pergamena di Chinon, ovvero la storica assoluzione dei Templari 

Arte, Cultura & Società

Di Melinda Miceli Scrittrice e Critico d’arte 

Nel 2001 dall’Archivio Segreto Vaticano è venuta alla luce un’ insolita pergamena originale che si credeva perduta. Si tratta dell’assoluzione concessa dai cardinali plenipotenziari del Papa Clemente V al Gran Maestro del Tempio Jacques de Molay e agli alti dignitari templari prigionieri del re di Francia nelle segrete del castello di Chinon. Dalle carte emerse che i Templari non erano eretici nè colpevoli degli atti attribuiti loro, che più che altro si basavano su confessioni estorte attraverso la tortura. L’intento del Soglio pontificio era piuttosto attuare una riforma dell’Ordine Templare, sottrarli alla persecuzione del re francese e assicurarne quindi la sopravvivenza.

Nel 2007 il Vaticano rese pubblici i documenti del processo ai templari. In particolare la pergamena di Chinon, che venne presentata in Vaticano alla stampa internazionale dal vescovo Sergio Pagano, direttore dell’archivio segreto Vaticano, con introduzione della scopritrice del documento, Barbara Frale. Il Papa tolse loro ogni scomunica e censura riammettendoli nella comunione della Chiesa cattolica. La pergamena è datata Chinon, 17-20 agosto 1308 e fu redatta su ordine di Berengario, cardinale prete di San Nereo ed Achille, Stefano, cardinale prete di San Ciriaco in Thermis, e Landolfo, cardinale diacono di Sant’Angelo in Pescheria; il Vaticano custodisce la copia originale e autentica degli atti di quella inchiesta, con segnatura archivistica Archivum Arcis Armarium D 217, mentre una seconda copia autenticata è conservata al numero D 218. Un’altra versione dell’evento, pervenuta in copia e con un resoconto dei fatti in parte alterato, era stata pubblicata da Étienne Baluze nel 1693 e da Pierre Dupuy in 1751.

I Templari furono un Ordine monastico, “Militia religiosa” combattente, al pari degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme (oggi Ordine di Malta), degli Ospitalieri tedeschi consacrati a Maria (i “cavalieri teutonici”) e di alcuni Ordini nati nel mondo baltico nonché nella Penisola iberica. Chiamati a presidiare la terra Santa e a fronteggiare

milizie islamiche annoveravano nelle loro fila i “fratres” , sacerdoti che non potevano toccare le armi né combattere, ma anche i “milites”, cavalieri-guerrieri, e fratelli “laici” addetti ai lavori più umili e faticosi.vNei mercanti occidentali si trasformarono nei primi banchieri moderni, ma furono anzitutto dei combattenti e dei difensori degli inermi e dei pellegrini, nonostante le innumerevoli accuse che colpirono l’Ordine del Tempio create dalla fervida fantasia degli inquisitori dell’epoca.

Vennero attribuiti loro atti blasfemi come quello di sputare tre volte sulla croce e maledire il Cristo all’atto dell’investitura. Questo gesto trova la sua probabile spiegazione nello studio di testi antichi in Terrasanta per cui alcuni millenni prima di Cristo, i popoli semitici usavano sacrificare il re, da loro considerato sacro, nei momenti di crisi, per rigenerare la terra e per dare nuovo vigore al Cosmo. I ranghi più alti dell’Ordine attraverso queste letture forse intesero, come gli ebrei, il senso di sacrificare Dio per liberarli dall’oppressione dei romani.

L’altra gravissima accusa fu quella di adorare una testa barbuta, il Bafometto, per il quale l’intero Ordine dimostrava una particolare venerazione. Il Bafometto che fu definito dagli inquisitori testa del Demonio o di Maometto, aveva un significato esoterico molto più profondo delle semplicistiche accuse che furono mosse ai Templari. Del cosiddetto baphomet il Notaio Antonio Sicci da Vercelli, che aveva lavorato per i Templari parlò al processo del 1° marzo 1331, raccontando di aver udito una storia strana: “ il precettore dei Templari di Sidone, il picardo Matteo, detto “la Sarmage”, sarebbe divenuto fratello di sangue del sultano del Cairo il quale era in possesso di una testa dai poteri magici, che poi sarebbe passata ai Templari”.

La motivazione dell’esistenza del Baphomet va ricercata nei principi celtici dell’ideologia Templare: dalla testa del capo (in questo caso Hugo De Payn), i guerrieri traevano conforto durante le battaglie. Le tracce di questo culto trovano riscontro antichissimo da Gerico, in Israele, dove erano conservate le teste degli antenati sotto il pavimento delle capanne neolitiche. In molti poemi irlandesi, i capi-eroi, in fin di morte, chiedevano di essere decapitati e che la loro testa fosse portata sempre dai compagni.

È risaputa la venerazione dell’Ordine verso S. Giovanni Battista decollato che può essere collegata al culto dei crani di origine celtica. L’adorazione per il Bafometto si deve anche vagliare con l’aiuto della tradizione ermetica; in molte raffigurazioni il Bafometto si mostra come Giano Bifronte ovvero avente due volti, uno bianco e uno nero e gli stessi colori del Baussant, il vessillo che i Templari portavano in battaglia. Ciò fa presumere agli studiosi templaristi il principio ideologico del dualismo, ovvero l’unione degli opposti, posto alla base di tutto il pensiero spirituale e filosofico-sapienziale delle culture antiche.

I loro rapporti con l’Islam e col sufismo la sua parte più spirituale, erano volti a trovare i punti di contatto con il Cristianesimo e creare una religione unica che mettesse fine a tutte le guerre nascoste sotto il sigillo del credo. I Cavalieri erano convinti che Dio fosse “Uno”, ma declinato dagli umani in diverse entità che dovevano giungere alla coesione nell’unione degli opposti religiosi, l’unica in grado di pervenire al vero Dio.

Fra i simboli segreti di quest’Ordine vi era una testa mozzata di argento dorato di cui ufficialmente non si ha nessuna raffigurazione. I Templari avevano una particolare venerazione per San Giovanni Evangelista rappresentato con la testa mozzata. Nella cattedrale di Amiens si trova il teschio di Giovanni Battista. Quello di Amiens non è l’unico cranio attribuito al Santo, l’altro si trova presso la Chiesa di San Silvestro in Capite, in pieno centro di Roma, che fu portato nella capitale italiana durante il pontificato di Innocenzo II (1130-1143). Il valore e l’importanza simbolica sono completamente diversi. Nella cattedrale gotica il teschio è tenuto in gran considerazione, nel suo prezioso reliquario all’interno della navata sinistra, mentre nella piccola chiesa romana il cranio si trova custodito in una semplice teca di vetro all’interno di una cappella laterale. Nella Cattedrale di Troyes, si trova la testa di San Ber#nardo di Chiaravalle, il sostenitore dell’Ordine dei Templari. La testa mozzata o separata dal corpo si trova rappresentata o custodita nelle cattedrali gotiche. Il Cranio é il ricettacolo dei poteri divini e spirituali dell’uomo. Il termine “coppa” (inglese Cup) é simile al termine “Capo”. Cranio é simile ai termini celtici “Karn”, cielo, e “Cairn” “il Monte Santo”, equivalente al Monte Meru, la cui vetta rappresenta in senso esoterico proprio il cranio. E non é un caso che Gesù fu crocifisso sul Golgota, il luogo del Cranio. Identificando il Golgota come una sfera, la croce su di essa configura lo stemma, secondo Laurence Gardner, dei Re Cainiti,

cioè la croce sopra il cerchio, il Re del Mondo, la “RosiCrucis”, spes#so rilevabile in dipinti ed opere alchemiche. L’intera simbologia deriva dall’Egitto e dai faraoni passando per il termine egizio “Giza“, chiama#ta in lingua originale “Rostau” che significa letteralmente “Rosacroce” (Ros é la Rosa – Tau é la croce).

Fu quest’idea molto avanguardista ancor oggi, che in un Medioevo oscuro, i

Cavalieri del Tempio pagarono con la la loro fine macchiata da violenze, sangue, tortura e morte; con il processo dei principali Cavalieri Templari, la loro prigionia e le torture, essi furono costretti a confessare quei crimini atroci di cui erano stati accusati. Si disse di loro che fossero una setta esoterica dalla quale trassero ispirazione i contemporanei “Fedeli d’Amore” di Dante Alighieri e Guido Cavalcanti e i moderni massoni, degli usurai, degli idolatri o dei simpatizzanti del Profeta. Furono queste accuse improbe a infamare e oltraggiare ingiustamente i Templari, una cavalleria perfetta, guerrieri invincibili al servizio di Dio, armati dello scudo della fede e della spada, della parola di Dio.

Ciò che addusse a questi sospetti potrebbe solo farsi risalire immaginificamente al Capitolo segreto dei Templari che aveva dei rituali ai quali non poteva accedere nessun estraneo all’Ordine. Sicuramente da cotanta segretezza nacquero dubbi e paure negli uomini del tempo, resisi anche conto del fatto che in pochi anni nelle casse del Tempio entrò tantissimo denaro sotto forma di donazioni in moneta, terriere

e di rendite che lo resero il più ricco e potente ordine del medioevo.

L’ordine dei Cavalieri Templari si dedicava alle attività finanziarie, ge#stendo i beni dei pellegrini alla fine del XII secolo per difenderli dai ladroni, arrivando a costituire forse il più avanzato e capillare sistema bancario dell’epoca, dando vita alla prima banca transnazionale della quale si abbia menzione. Con le abbazie ed i loro terreni agricoli, con la costruzione delle cattedrali, l’ordine portò lavoro, reddito e sviluppo in molte parti d’Europa, attraverso un’estesa rete di succursali. Ai loro de#trattori, non volendo comprendere la quantità di denaro necessaria allo svolgimento di una Crociata permanente, fu facile accusare l’ordine di volersi arricchire smodatamente tradendo i voti delle origini. Dal 1291 fino alla loro soppressione che avvenne nel 1312, si stabilirono a Cipro.

Anche il re di Francia affidò loro il suo tesoro sino a diventare debitore dell’Ordine. Jaques de Molay, Gran Maestro dal 1293, si oppose ad un prestito di 400.000 fiorini d’oro che il Tesoriere del Tempio della capi#tale francese aveva concesso a re Filippo. Su queste premesse il re Filippo iniziò una campagna contro i Templari, assumendo come vere le confessioni di un avventuriero, tale Essquieu de Floyran, che comincio a diffondere notizie infamanti sui fratres. Sarà il Nogaret, basandosi sulle accuse che Essquieu de Floyran andava diffondendo contro l’Ordine, a preparare un vero e proprio dossier (1305). L’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay ricevette nel 1307 l’invito del Papa a recarsi in Francia per discutere l’unione dell’Ordine dei Tem#plari ai Cavalieri Ospitalieri. Jacques de Molay cade nella trappola del Papa e di Filippo IV, chiamato Filippo il Bello, e venne arrestato come eretico. Il monarca era profondamente in debito per le somme di denaro dovute Templari che avevano respinto la sua richiesta d’appartenenza all’Ordine, ma allo stesso modo, ambiva alle vaste ricchezze dell’Ordine che considerava come una minaccia al potere della corona. Nell’agosto

del 1308, con la bolla papale “Facians misericordiam”, si dette l’avvio ad un processo inquisitorio per eresia. Il processo inquisitorio al Gran Maestro che aveva già circa sessant’anni, durò sette anni. Gli interrogatori furono condotti in condizioni d’intimidazione e sotto tortura dovette confessare tutte le colpe attribuite all’Ordine. In seguito Jacques de Molay ritrattò tutto, ma fu bruciato vivo il 19 marzo 1314, dopo sette anni di prigionia e di torture, di fronte alla cattedrale gotica di Notre Dame. Fu davanti a essa che ritrattò pubblicamente le accuse che era stato costretto ad ammettere, proclamando l’innocenza dell’Ordine e maledisse i colpevoli Filippo il Bello e Clemente V, che sarebbero stati sottoposti al giudizio di Dio. La maledizione pronunciata sul rogo dal Gran Maestro Jacques de Molay si realizzò: il papa Clemente V morì un mese dopo (il 20 aprile 1314), probabilmente di cancro dell’intestino.

Contemporaneamente Filippo il Bello fece arrestare le sue tre figlie accusate di adulterio. Il 29 novembre 1314 il Re cadendo dal cavallo, durante una battuta di caccia, morì. Persino la morte del Re di Francia Luigi XVI, accaduta tredici generazioni dopo, viene attribuita alla stes#sa maledizione. Pare che durante la sua esecuzione, un uomo tra la folla grido: “Jacques de Molay, sei vendicato”.

Intorno all’epopea templare permane, nella coscienza collettiva, una vigile autonomia intellettuale ultra-storica, consapevole della profonda ingiustizia subita dai Cavalieri Templari, nonostante il recente riconoscimento di innocenza dalle accuse loro mosse nei primi anni del 1300. Il “vero” si trova solo dopo autentiche ricerche e attraverso la ponderazione della loro vera storia. Risuonano ancora le parole di Geoffroi de Paris, testimone oculare dell’esecuzione di Jaques de Molay che scrisse nella sua “Chronique métrique” (1312-1316), le parole del Maestro dell’Ordine: «(…) vedo qui la mia decisione di morire liberamente, e Dio sa chi ha torto, chi ha peccato. Si arriverà presto al dolore per coloro che ci hanno ingiustamente condannato: Dio vendicherà la nostra morte (…)»

Dopo l’estinzione dell’Ordine, si succedettero in Europa eventi catastrofici; il continente venne invaso da guerre multiple, il periodo noto come “Guerra dei Cent’anni”. Dopo settecento anni l’Archivio Segreto Vaticano, pubblica “Processus contra Templarios”, inedita edizione degli atti integrali dell’antico processo ai Cavalieri del Tempio, contenente la riproduzione fedele degli originali pergamenacei conservati nell’Archivio Segreto Vaticano.

Nella memoria di tutti resta indelebile l’immensa dignità dei Cavalieri che morirono da eroi, accusando un papa e non la Chiesa, che il loro sacrificio salvò da un pericoloso scisma.

Fonte: Templaris Compendium di Melinda Miceli 

Redazione Corriere Nazionale


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