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La rivolta dei giovani in Corsica contro la Francia “assassina” del mito Yvan Colonna

Attualità & Cronaca

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ESCLUSIVA AGI

Viaggio nell’isola scossa dall’omicidio in carcere di Yvan Colonna, una delle figure più carismatiche dell’indipendentismo. Proteste di piazza, guidate dalla ‘Ghjuventù Corsa’, e feriti negli scontri con la polizia, accompagnano le richieste di autonomia sempre più pressanti a Parigi, a poche settimane dalle elezioni

© @Manuela D’Alessandro – Le bandiere corse sventolano a Cargése

 A Cargése ci sono due chiesine una di fronte all’altra: una è latina, l’altra greco-ortodossa. Per trenta minuti le campane di entrambe suonano a morto nella valle ammutolita dove splendono gli elicrisi colore del sole.

Quello a Yvan Colonna potrebbe sembrare l’assurdo funerale di Stato a un uomo che per lo Stato è un criminale. Perché sono presenti quattro parlamentari, il presidente della Regione, Gilles Simeoni, i vigili del fuoco che attendono la bara all’ingresso della chiesa latina accanto a un’opera in legno che raffigura il defunto e perché le bandiere sventolano e un prete indica chi non c’è più come “esempio di passione e attaccamento alla sua terra”.

rivolta giovani Corsica Francia assassina mito Yvan Colonna 
©  @Manuela D’Alessandro

Striscione a Cargése contro lo Stato francese

Invece è un funerale ‘contro’ “lo Statu francese assassinu”, così hanno scritto in rosso e nero sui muri e sugli striscioni appesi alle finestre. Il saluto a Colonna, aggredito il 2 marzo da un compagno di cella mentre stava scontando l’ergastolo per aver ucciso il prefetto Claude Erignac nel 1998, segna una pausa di raccoglimento dopo giorni di dolore e rabbia rovesciati nelle strade della Corsica col bilancio di una sessantina di feriti a Bastia.

Nessuna delle cinquemila persone che trattengono il fiato mentre il feretro avvolto dalla bandiera col Moro scende lentamente verso la chiesa da una strada scoscesa crede che l’ex  pastore di pecore abbia ammazzato il prefetto e tutti sono convinti che la polizia francese abbia assistito per una decina di minuti, senza voler intervenire, al suo strangolamento nel carcere provenzale di Arles.

Nelle prime file ad aspettare la bara c’è Renato Corti, 78 anni, considerato uno dei più importanti intellettuali corsi e un raffinato poeta. Tutti lo salutano con rispetto e ammirazione. “Come da 150 anni a questa parte lo Stato francese tortura gli innocenti e li assassina – dice all’AGI -. Ricordiamoci che nel diciottesimo secolo, quello dei lumi, qui i francesi impiccavano i giovani ai lecci e ai castagni”. Corti sembra commosso: “La morte di Yvan è per me devastante. Non ci siamo mai visti ma abbiamo tenuto una corrispondenza lunga 19 anni in cui ho avuto modo di conoscere la sua lucida visione politica”. Ora sta pensando di pubblicare queste lettere come testamento dell’amico.

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©  @Manuela D’Alessandro

La bara di Yvan Colonna viene portata in chiesa

In un bar  al centro del paese il deputato nazionalista Paul – André Colombani discute coi suoi elettori con grande familiarità. In Corsica ci sono 340mila abitanti, il rapporto tra chi vota e i rappresentanti è molto stretto. “E’ la sola isola del Mediterraneo che non ha uno statuto di autonomia, come per esempio la Sardegna e la Sicilia – spiega -. Tutto viene deciso a Parigi. I giovani che hanno manifestato a Bastia non se la sono presa coi negozi, non hanno distrutto le automobili, se la sono presa coi simboli dello Stato. Questo vuol dire che hanno una profonda cultura politica alle spalle”.

Tra le richieste alla Francia, sottolinea, c’è quella di far tornare a ‘casa’ a scontare la pena Alan Ferrandi e Pierre Alessandri, gli altri due corsi accusati dell’omicidio di Erignac che sono in carcere nell’Île-de-France.

Il giorno del funerale è stata proclamata una giornata, come la chiamano qui,  di ‘Isula morta’. Trasporti pubblici fermi, negozi chiusi. Ovunque da Bastia ad Ajaccio, sui vagoni dei treni, sui muri degli edifici pubblici e dello stadio, in tutti i colori, è apparsa la scritta: ‘Gloria à te, Yvan” accompagnata dall’immagine del suo volto giovane e fascinoso coi lunghi capelli e l’aria di sfida negli occhi.

La bandiera col Moro bendato di bianco, affiancata al funerale da quella sarda dei 4 Mori e dai vessilli basco e catalano, viene posata perfino tra gli arbusti delle ginestre appena esplose  nei prati di questa montagna aspra ingentilita dai fiori in mezzo a un mare favoloso.
E’ stato aperto anche un ‘livre d’or’ online dove migliaia di persone stanno lasciando un messaggio d’affetto per la moglie e i due figli di Colonna che, poco prima delle esequie, si sono stretti in un momento intimo sotto agli ulivi che il pastore piantò prima di andarsene dalla Corsica. Il più giovane dei ragazzi ha deciso di diventare pastore come Yvan che invece si distanziò dal padre deputato autonomista, assumendo posizioni molto più radicali di separatismo.
“Colonna è diventato il simbolo di quella che viene percepita come un’ingiustizia generale – riflette il politologo André Fazi, docente all’Università di Corte -. Ventimila persone che manifestano per la Corsica è un numero enorme. La sua morte fa venire a galla la attese deluse soprattutto dopo i successi dei nazionalisti sempre crescenti alle ultime elezioni che Macron, peraltro, non si aspettava. Il Governo non ha mai risposto alle domande democraticamente legittime di questi anni. Tra le ragioni dello scontento c’è anche la difficoltà per i giovani con un’istruzione qualificata a trovare un lavoro perché l’economia è dominata solo dal turismo, dalla grande distribuzione e dal settore immobiliare”. Secondo Fazi, “il discorso dell’indipendenza non è pensabile se non a medio termine perché prima ci vorrebbe uno sviluppo economico. Ora la questione è l’autonomia e Macron sembra essere più aperto.  Anche se sembrerebbe voler concedere un’autonomia ‘monca’ sotto un controllo politico che passi da Parigi, il che la svuoterebbe di senso”.

Chi era Yvan Colonna per il popolo? “Era la nostra identità, un uomo d’onore attaccato alla sua terra” risponde sicuro Thomas, sorseggiando una birra al tavolo con Colombani. “La Francia ha sempre parlato di noi come del problema corso, ma sbaglia prospettiva. Il problema sono loro. Come prima cosa, dovrebbero riconoscere la nostra lingua e la nostra cultura” dice Lisandro, che lavora per una delle tre imprese isolane che imbottigliano le acque minerali locali.

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© @Manuela D’Alessandro

Striscione per Colonna su un treno delle ferrovie corse

Cosa succederà adesso? Pierre Savelli, il sindaco di Bastia del partito autonomista Femu Corsica, guarda alle promesse di Parigi. “Penso che, per il momento, la calma debba tornare. E’ la volontà espressa dalla famiglia Colonna e il governo ha annunciato che i due prigionieri politici a metà aprile saranno trasferiti nelle carceri corse. E’ stata chiesta la verità sulla morte di Colonna e ci sono un’inchiesta giudiziaria  e una commissione parlamentare che la cercheranno. Infine, Parigi ha promesso che si farà insieme un percorso per lo statuto di autonomia i cui tempi saranno comunicati a breve. Il governo ha assunto degli impegni che devono essere seguiti”.

Bastia guarda molto avanti e lavora per essere tra le candidate al ruolo di capitale europea della cultura nel 2028. “Per costruire l’Europa ci vogliono regioni più autonome”  sostiene il sindaco.

La prospettiva dell’indipendentista Ghjuvan Guido Talamoni, anche lui a Cargese, è diversa ma deve trovare una sponda che al momento non ha per diventare praticabile: “Parigi si è svegliata dopo anni di sonno grazie alle manifestazioni dei giovani dietro ai quali, posso assicurarlo, non c’è nessun partito. Ha mandato subito il ministro dell’Interno per spegnere il fuoco perché tra poco si svolgeranno le elezioni presidenziali, promettendo un’autonomia il cui contenuto però non è stato svelato e noi con le parole non ci facciamo niente. Per i giuristi di tutto il mondo autonomia significa trasferimento del potere legislativo, qui sembra che si debba passare ancora dal centro. Abbiamo capito che lo Stato reagisce solo alle dimostrazioni di forza. Quello che sono riusciti a ottenere i giovani in pochi giorni è molto di più di quanto abbiamo avuto noi e gli autonomisti nonostante abbiamo vinto tutte le elezioni degli ultimi 20 anni anni con un largo margine. Ora vorremmo che i nostri alleati autonomisti in Assemblea regionale abbiano il coraggio politico di proseguire su questa strada. Basta prostrarci per chiedere a Parigi di riceverci e discutere, possiamo bloccare tutto e ribaltare i rapporti di forza se si fermano i nostri agricoltori, i nostri marittimi e se i nostri eletti smettono di riferire al Prefetto che è il vero potere della Corsica. Simeoni, al suo cospetto, non comanda niente”.

In queste ore gira sui social un video in cui si sentono i militari della caserma ‘Furiani’ di Bastia cantare l’inno francese. Sarebbe avvenuto, ma su questo non ci sono certezze, proprio durante il funerale. “Gli ignobili cani da guardia dello Stato hanno gioito per la morte di un patriota” è stato il commento di Ghjuventù Corsa  che ha annunciato nuovi presidi davanti alle prefetture nel frattempo impegnate a erigere muri anti ssommossa.

Difficile prevedere cosa accadrà ma l’immagine finale dell’addio a Colonna, ora consegnato al mito dei corsi, racconta l’intensità di questo momento storico. Dopo le esequie, tutti i partecipanti al funerale hanno camminato in corteo silenzioso alcuni chilometri per raggiungere il cimitero e dare un’ultima carezza a Yvan.

Nella prima oscurità della sera, tutti hanno intonato, quelli che sono riusciti a entrare nel camposanto e gli altri rimasti fuori, anche molto lontano, il canto popolare che si impara da bambini, ’Corsica nostra’. “Terra d’eroe rizzati libera, fallo per noi/I to figlioli pronti a à marchjà/Portanu u nome di libertà/ i to figlioli pronti à luttà”. agi

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