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. La situazione della sicurezza al porto di Trieste è “critica”

Attualità & Cronaca

Anche Cgil, Cisl e Uil chiedono di rimuovere il blocco allo scalo. Le forze dell’ordine sono pronte a sgomberare i manifestanti: secondo quanto apprende l’AGI, sono stati informati che la protesta sarà tollerata fino a domani, poi non più. Stefano Puzzer, leader della contestazione, è stato ‘processato’ dai suoi e costretto a dimettersi 

© Manuela D’Alessandro / AGI – La manifestazione dei green pass a Trieste

 Giornalisti accerchiati da decine di persone che manifestano contro il green pass e coperti d’insulti a Trieste. In questo momento il servizio d’ordine della piazza prima svolto dai portuali è saltato e la situazione, dicono le forze dell’ordine presenti, “è critica”.

“Il presidio continua fino al 20 e non si molla”. Lo scrivono i portuali del sindacato CLPT in quella che definiscono la “rettifica” del comunicato in cui ieri sera invece si lasciava intendere la fine della manifestazione no green pass davanti al porto.

Davanti al molo 4 si è tenuto un colloquio informale tra rappresentanti delle forze dell’ordine e alcuni portuali dal quale è emerso, da quanto apprende l’AGI, che oggi, domenica e giorno di elezioni, verrà ancora tollerata la presenza di contestatori del certificato verde davanti al varco ma da domani non più.

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© Manuela D’Alessandro / AGI
Una riunione di portuali a Trieste durante la manifestazione contro il green pass

Questo significa che questa zona del porto potrebbe essere liberata con un intervento delle forze dell’ordine. Ieri il presidente dell’autorita’ portuale Zeno D’Agostino aveva detto che la situazione di ‘blocco’ del varco era diventata non più “tollerabile”.

Stefano Puzzer, il leader della contestazione no green pass al porto di Trieste, ha rassegnato le sue dimissioni dal Coordinamento dei lavoratori portuali dopo che nella giornata di sabato aveva annunciato lo scioglimento del presidio per poi fare retromarcia

Ma sarebbero solo una quindicina i portuali ancora a favore dello sciopero iniziato venerdì scorso. Molti meno rispetto alle decine che inizialmente avevano sostenuto la battaglia guidata da Puzzer, ‘vittima’ della spaccatura interna, ma anche per di minacce da parte dei ‘duri’ del movimento contrario al certificato verde.

In tanti suoi colleghi non hanno gradito di avere saputo solo a cose fatte della sua retromarcia consumata ieri sera nel giro di poche ore, prima con l’annuncio dell’epilogo del presidio e poi con la decisione di proseguire. Con il passare delle ore emerge in modo sempre più netto la frattura tra i portuali e i ‘duri e puri’ del movimento no-green pass.

“Se siamo così pochi non riusciamo a fermare il porto. Allora non ha senso, non possiamo stare senza stipendio così tanti giorni“, ha spiegato un portuale a un rappresentante dei no vax che lo invitava a proseguire nella protesta “fino all’abolizione del decreto sul green pass”.

Puzzer aveva annunciato in mattinata le sue dimissioni in un post su Facebook. “È giusto che mi assuma le mie responsabilità. Una di queste è la decisione di proseguire il presidio fino al 20 ottobre. La decisione non soltanto non è stata forzata da nessuno, anzi non volevano accettarla, ma l’ho preteso”. 

Intanto anche questa mattina prosegue il presidio dei portuali di Trieste dopo i momenti concitati di ieri sera quando Puzzer, ne ha prima annunciato lo scioglimento per poi fare retromarcia, scusandosi coi dissidenti che lo avevano contestato sia dal vivo che sui social.

Al varco 4, cuore della protesta, sono presenti alcuni lavoratori in pettorina e un centinaio di cittadini solidali con la loro scelta di scioperare.

“Se ho sbagliato due parole – aveva spiegato Puzzer, che poco prima aveva subito una sorta di processo in cerchio da parte di chi contestava la sua decisione – vi chiedo scusa. Non volevo dire che la battaglia è finita, ma che abbiamo vinto perché abbiamo visto tante persone qui e perché saremo ricevuti a Roma. Festeggeremo solo quando l’obbiettivo di abolire il green pass sarà raggiunto”.

https://youtu.be/bg1zdfzUClQ

Nel pomeriggio era arrivato l’ultimatum: “Questa situazione non si può più tollerare. Per me basta, basta. Io domani sento il prefetto e cercherò di capire”, ha dichiarato al Tgr del Friuli Venezia Giulia, Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità Portuale di Trieste, in relazione al blocco davanti al varco 4.

Il ‘processo’ a Puzzer

“Stefano ha capito la nostra delusione e di avere sbagliato. Il suo mestiere non è quello di pesare le parole e poi forse era stanco”. Marcello, impiegato all’Agenzia delle Entrate, è uno di quelli del gruppo radunato in cerchio che ieri hanno fatto una sorta di ‘processo’ nei confronti di Stefano Puzzer.

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© Manuela D’Alessandro / AGI

Marcello racconta all’AGI cos’è accaduto: “Quando abbiamo letto il primo comunicato in cui si annunciavo l’epilogo e si parlava di un incontro in Parlamento, abbiamo capito che Stefano era stato preso in giro perché da un incontro in Parlamento, nemmeno col Governo, non ci avrebbe ricavato nulla. Dopo qualche minuto di agitazione tra noi, Stefano si è reso conto della nostra delusione e attorno a lui si è creato un capannello di gente”.

“Gli abbiamo fatto capire che aveva sbagliato – prosegue – e lui onestamente ci ha chiesto scusa poi ha preso il microfono e ha detto che avrebbe cambiato il comunicato annunciando la prosecuzione del presidio”.

Marcello è arrivato a Trieste da Lecce a bordo di una grossa moto rossa con appeso un cartello anti green pass.

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© Manuela D’Alessardo / AGI

“Tornerò in ufficio domani? Non ci penso neanche. Sono in sciopero e, da giurista, so che non è uno sciopero illegittimo. Quando mi chiederanno conto, spiegherò che se devo esibire il green pass non lavoro. Io me lo posso permettere per un po’ di tempo. So che altri non possono farlo. È una scelta individuale come qui al porto. Chi vuole lavorare, lo fa”, dice. agi


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