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La valorizzazione di una scuola inclusiva

Scuola, Formazione & Università

Pubblicato da:

alle ore: 22:13

I principi, gli strumenti di osservazione e le tecniche di intervento.

di Carla Calvelli 

Ai sensi della normativa relativa al modello di “Scuola inclusiva”, l’ Istituzione Scolastica dovrebbe valorizzare l’inclusione realizzando progetti all’interno di un più ampio ambito di Educazione  per il rispetto della Diversità e dei Diritti Umani. Migliorare il proprio grado di inclusività significa considerare tale obbligo normativo un’opportunità per iniziare a realizzare una” Scuola chiamata a favorire il successo scolastico di tutti e di ciascuno, nel rispetto di quanto affermava già Don Milani con la sua idea di insegnamento ancora attuale:”…non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali tra disuguali”.

l’Insegnamento è in parte ancora oggi organizzato nella forma della lezione frontale, fondata su due concezioni di apprendimento  ormai smentite  dalla ricerca.

In questo scenario la proposta di una didattica aperta alle iniziative ed alle scelte  degli alunni, che affida all’insegnante  il ruolo   di osservatore  ed accompagnatore, rappresenta  un’alternativa  ed un’innovazione.

Il primo passo è quello della riqualificazione degli spazi della scuola:  con l’allestimento di  aule adatte allo sviluppo della didattica aperta e concepite come “spazio magico” interno in cui poter leggere, condividere ed ideare, e di uno spazio esterno in cui  incontrarsi, nel rispetto di regole condivise.

Il lavoro in continuità con i ragazzi: parola chiave del percorso di una didattica aperta, dovrà essere la continuità, per cui  nella scuola è necessaria la riqualificazione degli spazi, ideati non solo come luoghi di aggregazione in cui lavorare sulle relazioni positive e sul benessere, bensì per momenti di didattica alternativa e laboratoriale.

A tale scopo è importante  progettare e realizzare con i ragazzi uno spazio estremamente versatile, provvisto di tappeti, scaffali, librerie, cuscini, materiale di cancelleria, declinabile sulle esigenze e le scelte di ciascun gruppo classe. La didattica aperta è una valida alternativa alla didattica trasmissiva. Con la didattica aperta  si costruiscono competenze  e capacità di scelta da parte degli alunni e attraverso questa metodologia si consolida la  capacità di alimentare autonomia e  scelta negli alunni all’interno del contesto scolastico, valorizzandoli in modo preciso e centrale. Il ruolo dell’insegnante si fa più sensibile, aperto e disponibile a seguire le iniziative del ragazzo   nel suo processo di apprendimento. In questo modo si vive la scuola mediante un’azione educativa indiretta, mediata da un ambiente accuratamente progettato dall’insegnante con la messa a disposizione dei materiali strutturati, ciò passa all’alunno, con  la consapevolezza di aver costruito autonomamente, il suo processo di apprendimento.”

Secondo le teorie di P.Boscolo attribuire successi ed insuccessi alle capacità e competenze degli allievi può significare rintracciare cause stabili ed incontrollabili a seconda di che cosa si intende per capacità.

Non meraviglia, dunque, che le teorie implicite  dell’intelligenza  consolidate nei contesti scolastici influiscano sull’autostima degli alunni.

E’ importante tenere conto nella gestione della classe, della valenza educativa e della didattica aperta ed inclusiva.

L’importanza  della  routine, le regole e la  strutturazione  per un’efficace  gestione della classe  si ritrova  sicuramente  nella didattica aperta, anche  se in questo tipo di modalità didattica, tutto viene condiviso attraverso una ”relazione empatica” con il gruppo classe.

Infatti la decentralizzazione dei processi di insegnamento ed apprendimento mette l’insegnante  nella condizione di poter dedicare più tempo ad interazioni con i singoli alunni, o in piccoli gruppi, in cui è possibile  riflettere in modo più individualizzato e  preciso  nel  percorso di apprendimento.

Per vivere in modo costruttivo il momento scolastico è necessario ancorarsi al presente, prendendo coscienza delle nostre esperienze didattiche possiamo reagire d’impulso oppure accoglierle, accettarle e scegliere di affrontare una situazione in modo consapevole e appropriato. Nei bambini e negli adolescenti ciò permette  di sviluppare le capacità mentali, aiutandoli così a tranquillizzarsi e a mantenere la calma più facilmente rispetto agli adulti.

La scienza della Mindfulness modifica in meglio il nostro cervello. Ogni volta che facciamo qualcosa il nostro cervello crea una nuova connessione neurale, formando una sinapsi che si rafforza quanto più a lungo la stessa azione viene ripetuta. Per il cervello, eseguire la medesima azione la seconda, terza o quarta volta è più semplice perché ha già creato le connessioni e sa come procedere.

Basta sedersi e osservare per comprendere quanto la mente sia inquieta. Più si cerca di calmarla e meno ci si riesce; con il tempo, però, si tranquillizza e in quel momento è possibile udire qualcosa di più sottile, è lì che l’intuizione inizia a sbocciare, le cose diventano più chiare e si è più presenti nel momento (STEVE Jobs). Durante la pratica osservativa l’educatore-osservatore dovrà comprendere come il soggetto analizzato si approccia  all’osservazione, preparandolo psicologicamente  ed emotivamente.

E’ necessario che il rapporto insegnamento ed apprendimento sia basato sul contagio emotivo-relazionale. Si deve necessariamente rilevare che  occorre una certa pratica nell’osservare per stabilire le cause di alcuni disturbi comportamentali. E’ fondamentale che i docenti, per attuare una didattica aperta ed inclusiva , acquisiscano competenze osservative necessarie  per distinguere nella classe  le situazioni significative e di grave disagio. In ogni situazione di counseling  dell’apprendimento viene di solito  fornito, attraverso dialoghi individuali o per piccoli  gruppi, un diverso approccio  con il soggetto preso in esame  mirato ad una relazione educativa stimolante .

E’necessario sottolineare che  nella didattica aperta si cercherà di garantire lo sviluppo di percorsi individualizzati, in cui l’alunno diventa il protagonista del suo apprendimento, creando maggiori interazioni tra gli alunni. Non esiste alcun  insegnamento senza osservazione, ci si apre all’altro e si diventa consapevoli  della propria identità solo attraverso la relazione con  il mondo sociale. Partendo da questo concetto di  “Counseling  della relazione educativa” si riconosce  il  “contagio emotivo” con l’altro, imparando a  gestirlo con cautela.

Pertanto l’attenzione, la” cura osservativa” e la pratica osservativa permettono di   instaurare un legame educativo-relazionale basato sulla fiducia e  sulla credibilità .

 

 

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