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La voglia di rinascita della Moda Italiana

Attualità & Cronaca

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alle ore: 06:31

La Moda è uno dei settori che maggiormente rappresentano il Made in Italy, esempio di un’arte e abilità artigianale frutto di una tradizione storica che non presenta eguali al mondo. Un ramo dell’economia che è un po’ una sorta di faro per le imprese del Belpaese, capace di fare la differenza non solo con l’apporto finanziario considerevole che riscontra all’interno PIL nazionale ma anche attraverso i messaggi culturali che trasmette, di ispirazione per tante persone, inclusi gli imprenditori degli altri settori.

Certo, l’industria tessile in Italia è stata duramente colpita dalla pandemia, non solo per quanto riguarda il mercato domestico ma soprattutto quello internazionale, dove le aziende nostrane  sono presenti con investimenti (e vendite) considerevoli in tutto il mondo. Difficoltà legate al lockdown del 2020 ma anche alle misure adottate dagli altri Stati, le quali hanno visto la chiusura delle attività commerciali per periodi importanti. Vendere è diventato più complesso da realizzare, nonostante le diverse campagne online e l’innovazione digitale che le realtà dell’Alta Moda hanno saputo sfruttare. Inoltre, gli incassi hanno registrato tempi più lenti di registrazione sia per quanto concerne la rotazione delle merci nel magazzino, entrambi considerevolmente aumentati. A questi fattori bisogna aggiungere una ridotta propensione all’acquisto da parte dei consumatori nel 2020, un dato registrato non solo nel mercato interno ma anche in quello internazionale.

Moda e pandemia: effetti collaterali e iniziative

Ai mancati incassi di questo settore icona del Made in Italy e suo simbolo per eccellenza, con una perdita calcolata tra i 400 e i 500 milioni di euro, c’è stata una risposta sia dal punto di vista delle misure adottate dal governo così come dalle istituzioni finanziarie in sinergia con le aziende. L’obiettivo è stato quello di tenere in vita un comparto imprescindibile, non solo dal punto di vista produttivo ma anche da quello imprenditoriale e culturale.

Le aziende di moda si sono trovate a dare l’esempio e un messaggio forte nel 2020, da Giorgio Armani all’imprenditrice Chiara Ferragni, riqualificando in tempi record i propri stabilimenti realizzando dispositivi sanitari, dal camici alle mascherine e respiratori, e raccogliendo fondi a favore degli ospedali. Questo nonostante un impatto negativo che ha riguardato il 51% delle aziende: l’8% ha dichiarato, secondo i dati Euler Hermes, conseguenze “devastanti”, mentre il 31% effetti “minimi”; un’importante percentuale ha ravvisato effetti importanti ma non “letali”. Un percorso verso la risalita, tuttavia, che è iniziato presto. Lo dimostrano questi dati ancora più dettagliati:

  • Il 77% delle imprese dichiara a oggi di essere lontano dai livelli precedenti alla pandemia.
  • Il 24% sostiene di aver recuperato i livelli performance del 2019.
  • Il 9% registra andamenti economici negativi.
  • Il 68% è in ripresa anche se non è ancora ai livelli pre-Covid.
  • Il 22% è tornato alle percentuali di incasso precedenti alla pandemia.
  • Il 2% sta registrando performance migliori alla pandemia.

Conclusione

Che il Made in Italy sia in ripresa lo ha dimostrato l’importante presenza registrata nelle più importanti manifestazioni internazionali, non solo culturali, dagli Oscar alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ma anche alle Olimpiadi, dove è stato proprio Armani a vestire gli atleti azzurri. Una rinascita per la maggior parte dei casi non veloce ma costante, che lascia prospettive positive per il futuro e vede sì un settore in difficoltà ma non intaccato nel profondo.

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